Rapporto Allianz: aziende sempre più esposte ai rischi di esaurimento del capitale naturale

La mancata gestione delle risorse naturali comporta un aumento del rischio di interruzione e di responsabilità delle imprese

[12 giugno 2018]

Secondo il nuovo rapporto “Measuring And Managing Environmental Exposure: A Business Sector Analysis of Natural Capital Risk”  di  Allianz Global Corporate & Specialty (Agcs), «Le risorse naturali, come l’aria pulita e l’acqua dolce, sono vitali per le imprese e oggi sono gravemente a rischio in molti settori industriali. La mancata gestione delle risorse naturali del pianeta, il cosidetto “capitale naturale”, ha conseguenze che vanno al di là degli effetti diretti sull’ambiente. Per le aziende, infatti, l’insufficienza può anche portare a nuovi scenari di interruzione e responsabilità che possono cancellare i profitti e avere un impatto sui modelli di business, man mano che aumentano fattori come la scarsità delle risorse, l’azione normativa e la pressione delle comunità e della società».

L’obiettivo dell’analisi contenuta nel rapporto è quello di «fornire una chiara indicazione dell’esposizione complessiva di ciascun settore al rischio di esaurimento di capitale naturale, piuttosto che delle singole imprese. Questo perché ci sono differenze significative nel modo in cui le aziende di ogni settore affrontano e mitigano il rischio di capitale naturale. Ad esempio, nel settore delle utilities i livelli di esposizione al rischio e di gestione delle emissioni di gas serra e di altri gas possono variare da imprese a basse emissioni che gestiscono bene l’impatto a imprese che producono emissioni pesanti con una gestione delle emissioni ridotta. È importante sapere che esistono imprese consapevoli del rischio del capitale naturale che operano in settori classificati nella “zona di pericolo”».

Chris Bonnet, manager ambiente, sociale e governante e business services di Acs,  spiega che «Le aziende di tutto il mondo si trovano a confrontarsi sempre più con le implicazioni negative dovute all’esaurimento del capitale naturale. L’uso sostenibile delle risorse naturali è fondamentale per il successo della maggior parte delle aziende. Tuttavia, mentre aumenta la consapevolezza delle aziende sull’importanza del capitale naturale, molte di esse devono ancora acquisire una migliore comprensione delle minacce specifiche che possono avere un impatto sul loro settore industriale e sulla loro azienda in particolare, nonché delle opzioni di mitigazione disponibili».

L’analisi della Compagna assicurativa analizza i dati di  MSCI ESG Research che riguardano più di 2.500 aziende e ne valuta  l’esposizione al rischio del capitale naturale in 12 settori.Le industrie petrolifera e del gas, il settore minerario, il food & beverage e i trasporti sono i più esposti in base a 5 fattori: biodiversità, emissioni di gas serra e di altri gas, acqua e rifiuti. Tutti rientrano nella “zona di pericolo”, il che significa che «la gestione del capitale naturale che le imprese devono affrontare è, in media, superiore alle opzioni di mitigazione attualmente utilizzate».

Allianz evidenzia che «Le aziende del settorepetrolifero, del gas e minerariosono esposte a un elevato livello di rischio legato al capitale naturale a causa della natura delle loro attività. Ad esempio, nel settore minerario oltre il 90% della produzione mondiale di ferro proviene da aree ad alto rischio di stress idrico e di impatto sulla biodiversità [MSCI ESG Research Industry Report: Non-precious metals, mining and steel, March 2017]. Anche il settore dei trasporti rientra nella “zona di pericolo” per il suo impatto sulla biodiversità e per le emissioni di gas serra e non. Le emissioni di carbonio legate ai trasporti sono, infatti, aumentate dal 1970 del 250%, rappresentando attualmente il 23% di tutte le emissioni globali [MSCI ESG Research Industry Report: Road and rail transport, May 2017]» e «C’è quindi spazio per il settore di adottare soluzioni per limitare il rischio, come il controllo delle emissioni o l’applicazione di misure di mitigazione per ridurre l’impatto sulla flora e sulla fauna».

A causa della sua elevata dipendenza dal capitale naturale nelle sue catene di approvvigionamento, anche il food & beverage si colloca nella “zona di pericolo”: «Nonostante il rischio significativo di interruzione dell’approvvigionamento a causa dello stress idrico – fa notare Allianz –  solo il 20% delle aziende alimentari dell’MSCI All Country World Index ha iniziato ad affrontare questo problema nelle proprie catene di approvvigionamento agricolo [MSCI ESG Research Industry Report: Food products, February 2017]. Inoltre, flora e fauna sono spesso danneggiate dall’uso eccessivo di pesticidi, che riduce la fertilità e aumenta la vulnerabilità agli eventi atmosferici, causando il danneggiamento delle colture per i fornitori delle aziende alimentari».

Edilizia, utilities, abbigliamento, chimica, industria manifatturiera, farmaceutica e automotive si collocano nella “zona intermedia”, il che significa che «i livelli di rischio e di mitigazione sono approssimativamente in equilibrio».

Solo le telecomunicazioni sono classificate  nella “zona sicura”, «non presentando un elevato livello di esposizione al rischio. Inoltre, le società di telecomunicazioni hanno enormi opportunità di coprire il rischio del capitale naturale in altri settori. Soluzioni di comunicazione e gestione digitali possono consentire un uso più efficiente delle risorse».

Bonnet ricorda che «I settori con un orientamento alla gestione del capitale naturale, spesso forniscono le risorse necessarie per l’industria manifatturiera o per altre industrie, quindi è ovviamente più difficile per le aziende che vi operano ridurre i rischi legati all’esaurimento di capitale naturale. Tuttavia, le soluzioni innovative per ridurre lo stress ambientale potrebbero essere applicate in modo più rigoroso».

Il rapporto sottolinea che «I rischi legati al capitale naturale si manifestano raramente senza preavviso» e rivela che «si evolvono in tre fasi prima di influenzare il risultato economico di un’azienda. Nella prima fase, cresce la consapevolezza del rischio. Nella seconda fase, il rischio del capitale naturale potrà potenzialmente iniziare a colpire singole imprese nelle loro catene di approvvigionamento o nelle loro operazioni attraverso cambiamenti normativi o pressioni sociali.  Nell’ultima fase, quando il rischio non può essere mitigato, si concretizza, causando danni come costi di responsabilità civile, maggiori spese di produzione o interruzione dell’attività, che in ultima analisi incidono sulle performance finanziarie dell’azienda».

Bonnet spiega ancora: «La questione centrale è come mitigare i rischi prima possibile, sia a livello tecnico-operativo sia nell’ambito della gestione globale dei rischi aziendali (ERM)-  “La carenza idrica a livello locale, ad esempio, può essere affrontata nella gestione quotidiana attraverso la raccolta di acqua piovana o, a un livello più strategico, decidendo di non espandere un impianto esistente a causa del rischio di carenza d’acqua».

Un numero significativo di aziende ha iniziato ad affrontare il rischio del capitale naturale nel loro ERM e secondo il rapporto Allianz «Integrare i costi del capitale naturale nel processo decisionale delle imprese può anche aiutarle a prevedere le minacce potenziali. Ad esempio, quando si apre un nuovo stabilimento, si dovrebbero prendere in considerazione fattori quali la futura disponibilità di acqua e il regime di emissioni.Tuttavia, bilanciare la gestione dei rischi su cui ci si è concentrati oggi con quelli emergenti è difficile. I rischi futuri e non finanziari possono essere facilmente trascurati in quanto le imprese si concentrano su obiettivi a breve termine e può essere difficile misurarli, quantificarli e monetizzarli. Tuttavia, in futuro si prevede che le imprese dovranno rivelare attivamente alle agenzie governative e agli investitori la loro esposizione al rischio del capitale naturale, man mano che le norme si evolveranno».

Bonnet conclude: «Con le minacce all’ambiente provenienti da molte aree diverse, il futuro delle aziende sarà differente. Le aziende devono comprendere, quantificare e persino monetizzare la loro dipendenza dal capitale naturale e l’impatto che le loro attività hanno su di esso per garantire la resilienza e la sicurezza delle loro aziende».