Che fine hanno fatto gli impegni firmati a febbraio dal M5S (ma non dalla Lega)?

ASviS, il “cambiamento” non si vede: «L’Italia sta perdendo la sfida dello sviluppo sostenibile»

Presentato alla Camera il nuovo rapporto dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, Giovannini: «L’imminente legge di Bilancio deve cogliere le enormi opportunità, anche economiche, offerte dalla transizione»

[4 ottobre 2018]

A che punto è l’Italia rispetto ai i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che si è impegnata a raggiungere entro il 2030, quelli stabiliti nel 2015 dall’Assemblea generale dell’Onu? Per rispondere a questa domanda un anno fa l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) pubblicò un rapporto contenente un diede un giudizio impietoso: il nostro Paese era quartultimo in Europa nel ruolino di marcia. Ecco dunque perché, avvicinandosi al 4 marzo scorso, l’ASviS rilanciò l’allarme con un nuovo report: l’Italia – fu l’avvertimento – si presenta alle elezioni «in una condizione di non sostenibilità». Esattamente sette mesi dopo l’Alleanza presenta oggi alla Camera dei deputati un’ulteriore analisi, e non ci sono buone notizie per il nuovo governo: «L’Italia sta perdendo la sfida dello sviluppo sostenibile. E anche negli ambiti in cui si registrano miglioramenti, a meno di immediate azioni concrete e coordinate, sarà impossibile rispettare gli impegni presi dal nostro Paese con la firma dell’Agenda 2030. Serve dunque un urgente cambio di passo».

Cambio di passo che tra l’altro era stato promesso dal principale azionista dell’attuale governo, il Movimento 5 Stelle, firmando a febbraio – al contrario della Lega, anche se Matteo Salvini in persona si confrontò sul tema con l’ASviS – il decalogo promosso dall’Alleanza per l’Italia su un sentiero di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Un cambio di passo che però finora non c’è stato. «Ciò che manca – spiega il portavoce dell’ASviS, l’ex ministro e presidente Istat Enrico Giovannini – è una visione coordinata delle politiche per costruire un futuro dell’Italia equo e sostenibile. Il confronto tra le forze politiche nelle ultime elezioni non si è svolto intorno a programmi chiari e con un orientamento in tal senso. L’imminente legge di Bilancio deve cogliere le enormi opportunità, anche economiche, offerte dalla transizione allo sviluppo sostenibile. Il fattore tempo è cruciale».

Fino ad oggi l’opportunità non è stata colta, anzi. Il quadro che emerge dal rapporto ASviS 2018 conferma che – guardando ai 17 obiettivi Onu –  tra il 2010 e il 2016, l’Italia è peggiorata in 5 aree, per altre 4 la situazione è rimasta invariata, mentre nelle restanti 8 si registrano appena «segni di miglioramento». Il messaggio che emerge dal rapporto, frutto del lavoro di oltre 300 esperti dell’ASviS, è dunque «di forte preoccupazione per i ritardi accumulati dalla politica che in questi tre anni (quelli trascorsi dalla stesura dell’Agenda Onu nel 2015, ndr) non ha affrontato in modo integrato i tanti problemi del Paese – sottolinea il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini – Tuttavia, il rapporto è anche portatore di speranza perché dà conto delle iniziative di numerosi soggetti economici e sociali, nonché di tantissime persone, che stanno cambiando i modelli di business, di produzione, di consumo, di comportamento, con evidenti benefici, anche economici». A non rispondere all’appello è la politica, e dunque la capacità di mettere a sistema e guidare le singole esperienze virtuose che pure nel Paese sono presenti. Come rimediare?

Tra gli obiettivi primari indicati dall’ASviS figurano tra gli altri l’inserimento dello sviluppo sostenibile tra i principi fondamentali della nostra Costituzione e l’attivazione a Palazzo Chigi della Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile (prevista da una direttiva della presidenza del Consiglio datata 16 marzo, ma ancora ferma), ma anche azioni rivolte direttamente alla prossima legge di Bilancio: dotarla ad esempio di un rapporto sull’impatto atteso sui 12 indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) entrati nella programmazione finanziaria, e intervenire grazie ad essa (o con altro strumento normativo agile) per assicurare il conseguimento dei 22 target che devono essere raggiunti entro il 2020 per rispettare l’Agenda Onu.

Tutti elementi che non risultano presenti all’interno del confronto politico in corso tra M5S e Lega per la definizione delle azioni di legislatura. In compenso non mancano quelli che muovo in direzione totalmente opposta: «Ogni intervento volto a modificare le aliquote fiscali – si legge infatti nel rapporto ASviS, con un attacco indiretto ma chiaro alla flat tax proposta dalla Lega – dovrà avere come obiettivo dichiarato l’aumento della progressività effettiva delle imposte, come indicato dall’art. 53 della Costituzione. Fra il 2008 e il 2014, le 5mila persone più ricche del nostro Paese hanno visto crescere la loro quota di ricchezza privata nazionale dal 2% al 10%2 : non sarebbe quindi tollerato dai cittadini italiani che il contributo di tali soggetti alle finanze pubbliche venga ridotto».