Rapporto Coop: Internet, ambiente e rinnovabili nel “futuro che unisce” gli italiani

Anche sotto questo profilo il Paese è però senza guida: alla buona volontà si accompagna a una scarsa consapevolezza circa le azioni necessarie per una reale transizione ecologica

[7 settembre 2018]

Il rapporto fra gli italiani e l’ambiente è in continua evoluzione. Come osserva il rapporto Coop 2018, presentato ieri in anteprima digitale, il concreto avanzare delle problematiche legate all’inquinamento e dei cambiamenti climatici sta contribuendo a cambiare l’attenzione per l’ambiente, che «diviene centrale nei valori, nei comportamenti e nelle abitudini degli italiani»

«Più che nel resto d’Europa, nel nostro Paese sembra essere maturata una forte sensibilità verso il tema “green”, al punto – si legge nel rapporto Coop – che l’ambiente nel comune sentire è vissuto come la chiave del benessere individuale: ben 9 italiani su 10 (dati Eurobarometro) ritengono, infatti, che vivere in un ambiente salubre sia una condizione fondamentale per conseguire una elevata qualità della vita. Si tratta di una percentuale significativamente superiore agli altri Paesi (segue la Francia con l’83%, la Germania staziona più indietro con una quota pari al 72%) che documenta come in Italia si è passati dalle semplici buone intenzioni ad una coscienza ecologica diffusa».

A testimoniare quest’accresciuta attenzione degli italiani verso i temi ambientali c’è l’aggiornamento “Mappa delle parole del nostro tempo” (Demos-Coop), che ambisce «a interpretare attraverso il linguaggio i sentimenti che animano la testa e il cuore degli italiani», individuando tre dimensioni d’analisi: il “il passato rifiutato”, il “presente controverso” e il “futuro che unisce”. Quest’ultima categoria è dominata da due elementi: web e ambiente. «Nonostante la pesante escalation nei toni del dibattito a cui abbiamo assistito a cavallo della recente campagna elettorale, il punto di riferimento imprescindibile – spiega Coop – resta il web, vissuto come lo spazio di libertà massima sia in forma individuale che collettiva, insieme all’ambiente e al tema dei cambiamenti climatici, percepiti da una parte come uno dei macro trend del futuro e dall’altra come urgenza e problematica a cui porre rimedio per assicurare la sostenibilità delle risorse a favore delle generazioni future». Un connubio che si ritrova nella dieta mediatica dell’italiano ecologista medio, per il quale «il mezzo d’informazione preferito è la rete, intesa come siti internet e non come social network, poco utilizzati per ricavare informazioni sul tema e, a seguire, la televisione».

Anche osservandolo attraverso il prisma del sentiment ecologico il Paese risulta però diviso. L’attenzione all’ambiente non è uniforme, secondo la rilevazione Coop: la percentuale di intervistati a ritenere che l’ambiente abbia un effetto diretto sulla qualità della vita arriva al 98% tra i quadri dirigenti, al 96% nella fascia d’età dei giovani adulti, per poi scivolare all’83% tra i disoccupati e al 79% tra gli over 75. Disuguaglianze che incrociano quelle, ancora molto acute, aperte sotto il profilo sociale.

I giovani più degli anziani hanno a cuore l’ambiente, ma rappresentano una fascia demograficamente sottile e dalle scarse possibilità di rendere più verdi i consumi nazionali, dato che – come ricorda Coop – anche l’Italia del 2018 conferma che «l’incidenza della povertà è aumentata soprattutto fra le famiglie giovani». E la rabbia di poveri e (spesso) disoccupati scompiglia comprensibilmente le priorità: «Secondo le stime Istat più recenti, le persone che vivono in povertà assoluta in Italia hanno superato i 5 milioni, il valore più alto registrato dal 2005. L’incidenza della povertà assoluta è del 6,9% per le famiglie (era 6,3% l’anno precedente) e dell’8,4% per gli individui (dal 7,9%). Nel complesso, “l’esercito” dei poveri in Italia è più che raddoppiato in 10 anni».

Le potenzialità per una rinascita verde del Paese dunque ci sarebbero, ma la politica nazionale non ha ancora risposto all’esigenza di coordinarle e metterle a sistema. Un’atomizzazione della buona volontà che – senza nessuno che spinga una lettura coerente della realtà – non di rado si accompagna a una scarsa consapevolezza circa le azioni che occorrerebbe intraprendere a livello individuale e (soprattutto) collettivo per una reale transizione ecologica del Paese. Un esempio su tutti: mentre “ambiente e energie rinnovabili” sono le parole – insieme a “Internet” – che hanno riscosso più consensi ne il “futuro che unisce” gli italiani, al contempo sul territorio oltre i ¾ delle contestazioni nel reparto energetico blocca proprio le fonti pulite. Una lacuna che chiama con forza in causa il ruolo pedagogico di media e politica.