Re Mida avanza in Toscana per la gestione sostenibile delle discariche

[27 maggio 2016]

life re mida

In Toscana come in Italia l’utilizzo delle discariche è ancora troppo diffuso (a livello nazionale il 31% dei rifiuti urbani si avvia a questa destinazione) ma, per chiudere correttamente il ciclo intergrato dei rifiuti, anche in futuro non sarà possibile pensare di fare a meno di questo tassello. È quindi importante non solo ridurre il quantitativo dei materiali conferiti, ma anche gestire al meglio gli impianti. È quanto si propone il progetto Life Re Mida, il sistema innovativo per la biofiltrazione dei gas di discarica residuali che sta concretamente prendendo forma sul territorio.

Dopo il lancio avvenuto nello scorso gennaio, la Regione comunica che si è appena tenuto il secondo appuntamento tra i soggetti coinvolti nel progetto finanziato dalla Commissione europea e ideato dal dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Firenze (capofila), che vede il partenariato di Regione Toscana, il Centro Servizi Ambiente Impianti S.p.A (che tocca così il terzo progetto di ricerca finanziato dal programma Life in collaborazione con l’ateneo toscano) e Sienambiente.

Il progetto, di respiro europeo, va ad aggredire un problema finora insoluto nella gestione a fine vita delle discariche. La normativa nazionale e comunitaria prescrive come unica forma di trattamento del gas di discarica – che si produce naturalmente dalla degradazione della matrice organica contenuta nei rifiuti – la combustione, non fornendo indicazioni in merito al problema del trattamento del gas di discarica a basso contenuto di metano, quello che si presenta al temine dell’attività di gestione. In quei casi il contenuto di metano nel biogas diventa inferiore al 22-25% perdendo le caratteristiche di combustibile e quindi la combustione diviene non più praticabile se non con uno spillamento di gas naturale. Una pratica che porta però ad un incremento tariffario della gestione post-mortem delle discariche esaurite, e ad un consumo ingiustificato di una risorsa primaria.

Re Mida invece prevede la realizzazione, gestione e monitoraggio di sistemi di biofiltrazione dei gas di discarica residuali con materiali biologicamente attivi. La biofiltrazione, come sistema “naturale” di ossidazione del metano, porterebbe ad un contenimento dei costi di postgestione mantenedo un’adeguata tutela ambientale. Da qui la scelta – anche europea – di puntare sul progetto Re Mida.

L’ultimo incontro ha visto la presenza di un monitor nominato direttamente dalla Commissione Ue che, a cadenza regolare, seguirà l’evolversi del lavoro nei prossimi tre anni. I soggetti coinvolti, ciascuno per la sua parte, hanno spiegato le varie attività previste nel progetto per raggiungere l’obiettivo prefissato.

In particolare, l’università e le due società si sono approfonditamente confrontati sugli aspetti tecnici della sperimentazione del nuovo processo tecnologico da sviluppare il quale nasce sulla scorta di numerose ricerche tecnico scientifiche che, a partire dal 2006, hanno studiato la biofiltrazione. La Regione, da parte sua, ha riconfermato che si occuperà di divulgare, comunicare favorire la partecipazione a gruppi di lavoro, realizzare il sito Web per la diffusione dei risultati del progetto, e di redigere le linee guida regionali oltre a presentare la proposta di approfondimento della normativa comunitaria che potrebbe incidere su una positiva modifica della normativa nazionale e comunitaria: tutti gli stadi di avanzamento del programma verranno resi noti e condivisi anche attraverso le iniziative concordate tra i partner e gli stakeholder interessati in ambito regionale, nazionale e internazionale.