In crescita i costi ambientali e quelli in bolletta, che potrebbero raddoppiare

Recupero fanghi da depurazione civile, l’economia circolare che in Toscana è ferma

Perché il 100% (circa 110mila tonnellate) di questi rifiuti speciali stanno andando a smaltimento fuori dai confini regionali?

[24 marzo 2017]

Che fine fanno i fanghi di depurazione urbana della Toscana, ovvero quei fanghi derivati dal trattamento di depurazione dei reflui urbani? Da sempre stati utilizzati come fertilizzante ed ammendante dei terreni agricoli, pratica ampiamente diffusa in Europa, Italia e Toscana, dove attualmente sono 110.000 le tonnellate di fanghi prodotte depurando il contenuto delle nostre fogne (che diventeranno 130.000 nei prossimi anni, con il completamento della depurazione in tutte le zone).

Fino a un anno fa il 40% di questi fanghi veniva recuperato in agricoltura nella nostra stessa regione – un esempio di economia circolare a km zero – mentre il restante 55-60% avviato in compostaggio in impianti fuori regione (per mancanza di impianti in Toscana), con una piccola aliquota inferiore al 5% a incenerimento o discarica; il tutto ad un costo complessivo di circa 10 milioni di euro l’anno.

Oggi invece, come anticipato due giorni fa da greenreport.it, tutti i fanghi vanno negli impianti di compostaggio o di trattamento nel nord Italia – Lombardia o Veneto – con un aumento a stima di costo globale annuo di 18-20 milioni di euro, il quale peserà interamente sulle bollette pagate dai cittadini toscani.

È quanto torna oggi a spiegare Confservizi Cispel Toscana, illustrando i perché di questo paradosso. A seguito di indagini partite nel 2014, lo scorso autunno in Toscana, Veneto e Basilicata scattò un’operazione coordinata tra procure, Forestali e Finanza che portò a vari provvedimenti cautelari.

Le indagini sono ancora in corso, ma da allora in Toscana per lo smaltimento dei fanghi di depurazione civile è cambiato tutto: oggi vanno tutti negli impianti di compostaggio o di trattamento nel nord Italia, con un aumento a stima di costo globale annuo di 18-20 milioni di euro, il quale peserà interamente sulle bollette pagate dai cittadini toscani.

Un blocco totale dunque, nonostante il recupero di fanghi di depurazione civile sia regolamentato in Italia da una norma specifica, il D.Lgs 99/1992, a recepimento di una direttiva europea. Ancora una volta un quadro normativo poco chiaro risulta il principale ostacolo a un reale sviluppo dell’economia circolare: come spiegano da Cispel il Parlamento italiano da mesi sta lavorando ad un aggiornamento di questa norma, con tempi ancora incerti; la stessa Commissione europea sta rivedendo la direttiva, e le recenti indagini delle procure hanno basato il loro giudizio preliminare sulla scelta di applicare le norme sulle bonifiche di terreni contaminati allo spandimento di fanghi in agricoltura. Una scelta tecnica e giuridica che da Cispel giudicano «infondata ed incomprensibile, smentita dallo stesso Ministero dell’Ambiente in una lettera di risposta proprio alla Regione Toscana a gennaio 2017».

Il risultato è che nella nostra Regione le autorizzazioni al recupero di fanghi in agricoltura sono così ferme in attesa di un chiarimento legale. Per sbrogliare la matassa c’è un ddl regionale in discussione al Consiglio nella commissione calendarizzata per il prossimo martedì 28 marzo, che introduce però «nuovi parametri e limiti (carica batterica ed idrocarburi) non presenti nel D.Lgs 99/1992 e che di fatto rendono impossibile l’uso dei fanghi nei campi, rigidità eccessiva dal momento che altrove nessuno usa quei parametri e nessun rischio è connesso».

Che fare dunque? «La proposta di Confservizi Cispel Toscana è semplice e chiara – spiegano Alfredo De Girolamo e Giuseppe Sardu, rispettivamente presidente e coordinatore della Commissione Acqua dell’associazione – Abbiamo avanzato una proposta per realizzare entro due anni, con il sostegno di Regione Toscana e Ato per la localizzazione e percorsi autorizzativi certi e rapidi, gli impianti adeguati per gestire tutto il flusso di fanghi toscano. Nel frattempo, come fase transitoria, occorre una legge regionale che consenta il recupero di fanghi in agricoltura, modificando l’attuale testo del decreto di legge depositato dalla Giunta in Consiglio, un provvedimento che così com’è non consente alcun utilizzo in agricoltura. Lo smaltimento dei fanghi di depurazione urbana della Toscana, ovvero quei fanghi derivati dal trattamento di depurazione delle acque reflue urbane, è attualmente indirizzato al 100% al di fuori del territorio regionale, con un’incidenza futura annua sulle bollette del servizio idrico pagate dai cittadini toscani superiore ai 20 milioni di euro».