Renzi e crisi di governo: Legambiente è già sul piede di guerra

[14 febbraio 2014]

Questa strana crisi che riporta agli scenari “democristiani” della Prima Repubblica ha invece evidenti profili di novità, alcuni dei quali preoccupano molto il mondo ambientalista, che teme, nel nome di un efficientismo sterile “del risparmio” che ha già fatto fin troppi danni,  un ridimensionamento delle politiche avviate dal ministro dell’ambiente Andrea Orlando.

Secondo il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza (Nella foto), «Se crisi deve essere che sia una crisi di crescita e un’occasione per investire sulla qualità ambientale per il futuro di questo Paese. Sviluppo delle rinnovabili, abbandono delle fonti fossili, efficienza energetica, lotta al dissesto idrogeologico, al consumo di suolo e all’abusivismo edilizio, riqualificazione urbana, bonifiche dei siti inquinati, ma anche agricoltura di qualità contro l’utilizzo degli Ogm: questi i fronti su cui premere l’acceleratore per rimettere in piedi il Paese».

Per il presidente del Cigno Verde il nuovo governo a guida Renzi , «Deve dimostrarsi lungimirante e puntare sulle risorse vere del paese, serve discontinuità nelle politiche di sviluppo fin qui testardamente perseguite e serve dare stabilità alle politiche ambientali, che potrebbero essere messe in discussione dall’ennesima crisi di Governo, nella speranza che non vengano in mente a nessuno inutili e dannosi accorpamenti di ministeri, mentre la crisi stessa mette a rischio molti dei provvedimenti finalmente in via di approvazione dopo anni di stallo. Basti pensare all’approvazione del testo unificato che introduce i reati ambientali nel codice penale, misura urgentissima nel Paese delle Ecomafie; alla vicenda della Terra dei fuochi dove dopo l’approvazione del relativo decreto le popolazioni delle zone interessate aspettano ora misure ed azioni concrete in salvaguardia della loro salute e per la riqualificazione del territorio; alle misure per la riduzione del rischio idrogeologico e del consumo di suolo, al rilancio delle attività di risanamento e riconversione dei siti industriali inquinati».

Ieri, intervenendo alla direzione del Pd il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci aveva detto che «Renzi è la risorsa migliore che abbiamo nel nostro partito e nel nostro Paese», ma aveva messo in guardia il premier in pectore rispetto alla dichiarata intenzione dell’ormai ex sindaco di Firenze di far propri progetti come “Impegno Italia” che ripropongono una vecchia concezione dello sviluppo. «Molti provvedimenti di questo governo – ha ricordato Realacci – sono stati inadeguati e il Parlamento è stanco. Il documento Impegno Italia non ha assolutamente un’idea di Paese, non comunica. Non c’è un’idea di come produrre economia, non c’è traccia di green economy, dei settori da cui si può partire per rilanciare l’economica, come il credito di imposta nell’edilizia».