Le percentuali di raccolta finalmente crescono anche nel centro-sud Italia, ma il principale impianto industriale per l’avvio a riciclaggio è bloccato dalla burocrazia

Il riciclo del vetro in crisi per “troppa” differenziata, i rifiuti ora rischiano di restare in strada

Coreve: «Situazione paradossale con possibili problemi di decoro e ordine pubblico in molte città, Roma compresa». A rischio la gestione di oltre 27mila tonnellate di materiali

[20 novembre 2017]

Inizia con i peggiori auspici per Roma e l’intero centro-sud italiano la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (Serr), che si concluderà domenica prossima. Per allora potrebbe essere già in corso una nuova emergenza d’igiene ambientale, con la spazzatura a invadere le strade e marciapiedi, e stavolta sarebbe tutto «per problemi burocratici» come denuncia oggi Coreve, ovvero il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro prodotti sul territorio italiano.

«Il recupero e riciclo della raccolta di rifiuti di imballaggi in vetro nella città di Roma e in molte aree del Centro–Sud rischia di entrare in crisi – dettaglia Franco Grisan, Presidente Coreve – L’aumento della raccolta delle aree in ritardo, l’estate calda e il grande afflusso turistico hanno aumentato la raccolta, che nei primi dieci mesi è cresciuta nel Mezzogiorno di quasi il 14%, con punte di oltre il 50% in Sicilia, 45% in Basilicata, 23% in Calabria. Questa crescita ha anticipato le quantità affluite allo stabilimento Vetreco di Supino (Frosinone), saturando prematuramente la capacità produttiva autorizzata dalla Provincia di Frosinone».

L’impianto di Supino è stato inaugurato nel 2013 da tre realtà industriali di primaria importanza nel mondo del vetro, Ardagh Glass, Saint Gobain Vetri e Zignago Vetro con l’obiettivo di “migliorare l’attività di reimpiego di rottame di vetro nella propria produzione”, e oggi rappresenta uno dei più importanti impianti nel suo genere in Italia: qui conferiscono rifiuti da imballaggi in vetro provenienti da 788 comuni (ad esempio il 54% dei rifiuti raccolti a Roma) e da 6 regioni del Centro e Sud Italia (Lazio, Campania, Calabria, Abruzzo, Basilicata e Puglia), per una popolazione totale servita di oltre 10 milioni di persone. Il ciclo è più che virtuoso, considerato che il vetro è un materiale riciclabile al 100% e all’infinito. Ora però questo stesso stabilimento, “vittima” del crescente successo nella raccolta differenziata del vetro nel Centro-Sud Italia, ha informato che, siccome nei mesi di novembre e dicembre potrà ricevere solo 18.700 tonnellate (mentre dovrebbe accogliere, se i conferimenti dovessero mantenere i ritmi di ottobre, 46.000 tonnellate), continuerà a ricevere i rifiuti di imballaggi in vetro finché gli è possibile, dopo dovrà fermarsi. Rimarrebbero fuori dal computo oltre 27mila tonnellate di rifiuti che, inevitabilmente, rimarrebbero lungo le strade di Roma e di molte città del Centro-Sud.

Un rischio, questo, nato – come spiegano da Coreve – dalle differenti posizioni espresse da organi diversi della pubblica amministrazione: l’impianto, infatti, a suo tempo aveva ricevuto l’autorizzazione da parte della Regione Lazio per raccogliere 400.000 tonnellate all’anno di rifiuti di imballaggi in vetro, mentre quella ricevuta dalla Provincia di Frosinone lo abilitava a trattare soltanto poco più di 200.000 tonnellate. Un limite questo che, visti i buoni risultati di raccolta al Sud e i consumi prolungati dovuti al protrarsi della stagione calda, è stato già quasi raggiunto a distanza di più di un mese dalla chiusura dell’anno.

«Il paradosso di questa situazione – sottolinea Grisan – è che la valutazione di impatto ambientale fatta dalla Regione Lazio permetterebbe allo stabilimento di ricevere quasi il doppio delle quantità attuali e che queste potrebbero tranquillamente aumentare del 50% semplicemente passando da una organizzazione a 2 turni ad una stabile a 3 turni a parità di impianto, fra l’altro con aumento della manodopera impiegata sia nell’impianto che nell’indotto. Questa situazione ha dell’assurdo e potrebbe avere conseguenze molto gravi. Da anni abbiamo messo in campo uno sforzo notevole per incrementare la raccolta del vetro al Centro-Sud e ora uno dei più importanti stabilimenti preposti al trattamento non può svolgere al meglio la propria funzione per incomprensibili vincoli burocratici. Se chi di dovere non farà quanto in suo potere per evitare il collasso del sistema di raccolta, ci troveremo di fronte ad un possibile problema di decoro e di ordine pubblico in molte città del Centro-Sud, Roma compresa».

Con il risultato che se la Provincia non dovesse rispondere tempestivamente al sollecito ricevuto da parte di CoReVe (prima il 24 ottobre e poi il 3 novembre scorsi) e intervenire con le azioni correttive necessarie, la conseguenza cui si andrà incontro nel giro di pochi giorni sarà la necessaria interruzione del servizio pubblico di raccolta in molte parti d’Italia. Un Paese dove il riciclo s’invoca ma si ignora nelle sue dinamiche industriali, concentrandosi – quando va bene – sulla sola raccolta differenziata senza domandarsi dopo cosa accade. Un “equilibrio” precarissimo d’ignavia e disinteresse che ad ogni scossone rischia di andare in frantumi, proprio come il vetro.