A Roma il convegno di Legambiente

Ridurre e riciclare prima di tutto: sui rifiuti basta slogan

La rinnovabilità della materia deve essere sostenuta e incentivata come la rinnovabilità dell’energia

[20 novembre 2013]

A più di 15 anni dall’introduzione del decreto Ronchi che prevedeva un sistema standardizzato a livello nazionale per il conteggio delle raccolte differenziate non è ancora agibile. Manca il solito decreto attuativo. Il poco che si può dire è con un buon margine di sicurezza è che la gerarchia stabilita nel quadro della direttiva europea sui rifiuti all’interno dei nostri confini è ribaltata: l’Italia continua a smaltire troppi rifiuti in discarica.

Secondo il Rapporto rifiuti di Ispra, nel 2012 è finito sotto terra il 39% dei rifiuti urbani: 11,7 milioni di tonnellate ovvero 196 kg per abitante in un anno. Erano attive 186 discariche, nonostante la normativa europea, da più di vent’anni, preveda che questa diventi un’opzione residuale dopo prevenzione, riciclaggio e recupero. Una gestione che rischia di costare moltissimo al paese se non si interverrà in tempi rapidi. La Commissione europea ha infatti avviato diverse procedure d’infrazione sulle discariche e se l’Italia non intraprenderà le bonifica spenderà in multe più di quanto spenderebbe per concludere le operazioni di risanamento ambientale delle aree in cui insistono gli impianti.

Che cosa si può fare, allora, per invertire la rotta e ridurre finalmente il conferimento in discarica? E’ la domanda che si pone Legambiente nel dossier presentato ieri mattina a Roma in occasione del convegno Ridurre e riciclare prima di tutto. Un’indagine sui costi dello smaltimento in discarica e sull’utilizzo da parte delle Regioni italiane dell’ecotassa (il tributo speciale per lo smaltimento in questo tipo di impianto, introdotto dal Parlamento italiano nel 1995) che mette in evidenza in una parte non trascurabile del Paese il basso costo dello smaltimento dei rifiuti e il mancato adeguamento alla normativa italiana ed europea.

Illustrando il dossier (disponibile in allegato in fondo all’articolo, ndr) articolato in 4 proposte, Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente, chiede tra l’altro di modificare «in Parlamento l’ormai superata legge sull’ecotassa del 1995, per aumentare i costi dello smaltimento», ma al convegno è emersa nuovamente con forza la tematica del riciclo, che di solito viene annegata in quella delle raccolte differenziate. A fugare ogni perplessità ricordiamo infatti che, anche dove si sceglie di percorrere una strada responsabile nella gestione integrata dei rifiuti, promuovendo la raccolta differenziata (e in questo caso stiamo dunque parlando soltanto dei rifiuti urbani, una frazione minoritaria del totale dei rifiuti), per ogni chilogrammo di rifiuti differenziati che non rientra nei cicli industriali non abbiamo un virtuosismo, ma soltanto una perdita di risorse. Economiche, ma anche ambientali.

Collegando questa realtà con quella dell’ecotassa, Ciafani sottolinea che «è fondamentale che il Parlamento corregga l’errore fatto dal ministero dell’Ambiente nell’intenzione di prorogare i termini entro cui raggiungere gli obiettivi di differenziata, come previsto dal ddl collegato ambientale alla legge di stabilità approvato dal consiglio dei ministri lo scorso venerdì. Questo avrebbe come conseguenza una sorta di condono per le multe sullo smaltimento in discarica che premierebbe solo chi non ha rispettato fino ad oggi gli obiettivi di legge sulla differenziata». Ma soprattutto il ddl collegato ambientale alla legge di stabilità prevede che gli incentivi per gli acquisti verdi dovrebbero arrivare proprio da quella stessa ecotassa di cui si sono spostati i termini per il raggiungimento degli obiettivi del 65% al 2020 . Insomma, ancora petizioni di principio senza alcuna leva concreta.