Per ridurre la disuguaglianza bisogna tassare terreni, case ed eredità

Uno studio tedesco fa a pezzi la politica italiana su proprietà e redditi degli ultimi anni

[23 marzo 2018]

«Per ridurre la disuguaglianza di ricchezza senza diminuire le prestazioni economiche di un Paese, la soluzione ottimale potrebbe essere un pacchetto di politiche e di imposte sul reddito e di tasse sul valore fondiario. Un simile pacchetto di politiche avrebbe, infatti, un forte vantaggio rispetto all’imposizione fiscale sulle imprese».  E’ la tesi del team di ricercatori tedeschi di Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (PIK), Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change e Technischen Universität Berlin che hanno pubblicato su Tax and Public Finance lo studioIs Capital Back? The Role of Land Ownership and Savings Behavior” che praticamente rottama tutte le politiche sulla casa e la proprietà di Berlusconi e dei sui successori e che fa a pezzi anche molte delle promesse/proposte elettorali fatte dalle forze politiche italiane alle ultime elezioni,

I ricercatori del PIK sottolineano che si tratta della prima analisi a includere il fattore fondiario, finora trascurato, per affrontare la disuguaglianza di reddito: «La terra è di grande interesse per lo studio della disuguaglianza poiché il cambiamento climatico potrebbe far aumentare i prezzi dei terreni e quindi incidere sui costi della casa. L’aumento dei costi potrebbe essere contrastato da tasse intelligenti che ridurrebbero allo stesso tempo la disuguaglianza generale in un Paese, e quindi potrebbero contribuire a ridurre le tensioni nella società che sono amplificate dal populismo».

Il principale autore dello studio, Max Franks del PIK, spiega che «Il cambiamento climatico probabilmente renderà i terreni più costosi, oppure  il riscaldamento globale non mitigato causato dalle emissioni di combustibili fossili esporrà il territorio al rischio di siccità e inondazioni. O, se i decision-makers decidessero di mitigare i cambiamenti climatici, i terreni verrebbero utilizzati per le piantagioni di biomassa, per i parchi eolici e cose simili, in entrambi i casi la terra diventerà più scarsa e quindi più costosa e la speculazione terriera da parte degli investitori farà aumentare ancora di più i prezzi delle abitazioni».

Diminuire il divario di reddito tra ricchi e poveri è uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu e Franks evidenzia: «Nel nostro studio, abbiamo quindi studiato come affrontare la questione dell’aumento dei prezzi dei terreni: i governi hanno una considerevole libertà nel ridurre la disuguaglianza di ricchezza senza sacrificare la performance economica. Il risultato dei nostri calcoli concettuali piuttosto complicati è piuttosto semplice: sarebbe logico introdurre un pacchetto di politiche di imposte sul valore fondiario e di imposte sul reddito, consentendo anche di ridurre lungo la strada le tasse societarie o l’imposta sul valore aggiunto».

Secondo lo studio, una tassa sul valore fondiario avrebbe due effetti principali: «Primo, sarebbe un incentivo per investire denaro nel capitale produttivo, ad esempio nell’industria, mentre gli investimenti fondiari, e in particolare il land grabbing, sarebbero meno redditizi. L’aumento degli investimenti nel  capitale produttivo aumenterebbe quindi direttamente la produzione economica. Secondo, le imposte sul valore fondiario – che sono basate solo sul valore del terreno non migliorato, ignorando il valore degli edifici – richiederebbero un uso più efficiente del solo. Lasciando il terreno libero, a causa della tassazione del valore fondiario, il proprietario perde denaro; quindi, costruire appartamenti, ad esempio, per generare reddito dagli affitti, diventa più attraente. Questo potrebbe anche aiutare a mitigare la carenza di alloggi»».

Lo studio si basa sulla letteratura economica secondo cui le dinamiche dei lasciti sono un fattore determinante della distribuzione della ricchezza. Quindi, tassare i lasciti ridistribuirebbe la ricchezza. Tuttavia, se venisse introdotta solo un’imposta aggiuntiva sui lasciti, questo potrebbe anche danneggiare la produzione economica futura perché potrebbe scoraggiare il risparmio delle famiglie. Ma una riduzione del risparmio a livello nazionale significherebbe che le banche hanno meno fondi disponibili da trasferire alle imprese come prestiti, riducendo in ultima analisi gli investimenti. Per contrastare questa tendenza, una tassa sull’eredità deve essere combinata con una tassa sul valore fondiario, che renda  gli meno redditizi investimenti nei terreni – cioè la rendita – e garantisca che i risparmi siano diretti verso investimenti produttivi, cioè l’economia reale.

Ma uno degli autori, David Klenert del MCC, avverte che «Tuttavia, per distribuire equamente il carico fiscale, sarebbe necessaria una regolamentazione aggiuntiva. In particolare, molte famiglie della classe media hanno una quota elevata di terreni nel loro portafoglio di attività, dato che possiedono una casa e solo una ricchezza finanziaria relativamente piccola. Per mitigare l’onere sulla classe media, potrebbe essere stabilita una detrazione fiscale sul valore fondiario. Inoltre, sarebbe necessaria una regolamentazione per assicurarsi che i proprietari non trasferiscano tutti i costi fiscali del valore fondiario sui loro inquilini, ma nonostante la complessità sia degli effetti collaterali delle tasse che delle politiche necessarie per limitarli, il nostro le conclusioni sono solide».

Ottmar Edenhofer,  economista capo del PIk e direttore del MCC, aggiunge: «E’ interessante notare che la nostra analisi individua i maggiori effetti positivi per la produzione economica e per la riduzione della disuguaglianza della ricchezza quando i proventi delle imposte vengono utilizzati per trasferimenti alle giovani generazioni che investono in un’istruzione migliore,  formano  una famiglia o iniziano un’attività. La tassazione intelligente delle eredità e fondiaria può, quindi, aiutare a ridurre la disuguaglianza di reddito e intergenerazionale».

Edenhofer  conclude evidenziando un aspetto politico che è contato molto anche nel risultato delle elezioni italiane: «In molte società vediamo un divario crescente tra ricchi e poveri, un aumento dei volumi dei lasciti e un forte aumento del valore fondiario. Se i responsabili politici prendono sul serio gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’eradicazione della povertà, della crescita inclusiva, della disuguaglianza e delle città sostenibili, avranno bisogno di una strategia equilibrata. Ciò diventa ancora più importante nei periodi in cui i populisti sfruttano le paure della classe media e le tensioni sociali. La finanza pubblica è un mezzo importante per arrivare alla radice del problema».

Ma le ricette italiane – a partire dalla flat tax e dalla promessa di nuovi condoni – sono andate e sembrano andare da tutt’altra parte.