Rifiuti, da agosto raddoppieranno i Raee da gestire. Ma oggi l’Italia avvia a riciclo solo il 40% dell’immesso al consumo

Dalle attuali 825.000 tonnellate si passerà a circa 2 milioni all’anno, con importanti risvolti socio-economici oltre che ambientali. Sapremo coglierli?

[10 maggio 2018]

Da agosto diventerà pienamente operativa un’importante novità normativa, introdotta dal Decreto legislativo 49 del 2014, per la raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee): i volumi delle apparecchiature da gestire in Italia più che raddoppieranno, conseguenza del passaggio dalle attuali 825.000 tonnellate immesse al consumo a circa 2 milioni all’anno a partire dal 2018 (1,2 milioni di tonnellate in più).

Come spiega infatti Remedia, sistema collettivo per la gestione eco-sostenibile di tutte le tipologie di Raee nel nostro Paese, oggi circa 8.000 aziende adempiono alle obbligazioni del decreto Raee in quanto produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che rientrano in un ambito di applicazione cosiddetto “chiuso” ovvero relativo ad un definito elenco di 10 specifiche categorie di prodotti. A partire dal 15 agosto 2018, con l’entrata in vigore del sistema “open scope” saranno però considerati Aee, oltre agli attuali prodotti tecnologici a fine vita, anche tutte le apparecchiature non esplicitamente escluse. Non solo dunque aumenterà il numero delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse al consumo, ma diventeranno rifiuti tecnologici anche molti prodotti che oggi non sono considerati tali. Per fare qualche esempio, a fine vita potrebbero così divenire Raee: carte di credito con chip, biciclette elettriche o con pedalata assistita, stufe a pellet, prese elettriche multiple e tutte le tipologie di prolunghe, montascale per diversamente abili, apparecchiature di automazione per cancelli, tende e chiusure elettriche.

«È importante – commenta Danilo Bonato, direttore generale di Remedia – saper interpretare l’evoluzione del sistema di gestione dei Raee in una prospettiva di economia circolare, che faccia leva su eco-design, impiego di materia riciclata e politiche di prevenzione attraverso il riutilizzo sicuro e garantito delle vecchie apparecchiature. Il nostro Consorzio continuerà ad affiancare i produttori e gli operatori del settore per sviluppare strategie idonee ad affrontare il cambiamento che si profila all’orizzonte e a cogliere le nuove opportunità di crescita dei volumi di rifiuti avviati ad un riciclo ambientalmente corretto. L’industria del riciclo e della valorizzazione della materia, se inserita in un contesto di economia circolare, può costituire una fondamentale leva di sviluppo per il nostro Paese, capace di generare 50 miliardi di euro di valore aggiunto e 100.000 posti di lavoro nell’arco dei prossimi 5 anni. Un’occasione che non possiamo perdere».

E per agguantare la quale dobbiamo iniziare a correre, anche sul fronte dei Raee. La nuova normativa che diverrà operativa a partire da agosto infatti promette importanti risvolti socio-economici: 13/15 mila posti di lavoro in più, 98/112 milioni di euro di valore economico associato alle emissioni risparmiate e 1.250 milioni di euro di risparmio nell’acquisto di materie prime. Questo però se i target di raccolta – e soprattutto di recupero – saranno effettivamente raggiunti.

La direttiva 2012/19/EU e le sue successive estensioni normative, che regolamentano il settore dei Raee, impongono il raggiungimento di un target di raccolta del 45% dell’immesso al consumo nel triennio 2016-2018, che salirà verso un obiettivo di raccolta pari all’85% dei Raee generati o al 65% dell’immesso al consumo, a partire dal 2019. Oggi, però, in Italia è avviato al riciclo solo il 40% dell’immesso al consumo.