I rifiuti sono una risorsa? Le piramidi di e-waste non devono solo spaventare

[17 dicembre 2013]

Entro il 2017, se si mettessero in fila i frigoriferi, televisori, telefoni cellulari, computer, monitor, giochi elettronici e altri prodotti dotati di una batteria o un cavo elettrico giunti a fine vita in tutto il mondo in quell’anno, la fila di camion da 40 tonnellate necessari per caricare questi rifiuti occuperebbe una strada lunga quanto i tre quarti dell’Equatore. E’ la sorprendente immagine che viene fuori dai dati pubblicati dalla “Solving the E-Waste Problem (StEP) Initiative”, una partnership di organizzazioni dell’Onu, di industrie, governi ed Ong e scienziati. Si tratta di una crescita di ben il 33% dell’e-waste in solo 5 anni.

Il rapporto StEp sottolinea che la maggior parte dei prodotti elettronici sono avviati allo smaltimento, riciclo e riutilizzo, ma il problema dell’escalation dell’e-waste mondiale resta colossale ed è ora graficamente rappresentato in una E-Waste World Map pubblicata sul sito di StEP che insieme a questa mappa interattiva ha pubblicato anche il rapporto “characterizing US domestic and transboundary flows of used electronics” che presenta i dati di 184 Paesi, sulla quantità stimata di apparecchiature elettriche ed elettroniche messe sul mercato e quanta e-waste produrrà.

Nel 2012 sono state prodotte quasi 48,9 milioni di tonnellate di prodotti elettrici ed elettronici,  una media di 7 kg per ciascuno dei 7 miliardi di abitanti del nostri pianeta, «E la marea di rifiuti elettronici cresce – dice il apporto – Sulla base delle tendenze attuali, gli esperti StEP prevedono che, entro il 2017, il volume totale annuo sarà del 33% cento superiore ai 65,4 milioni di tonnellate, l’equivalente del peso di quasi 200 Empire State Building o di 11 Grandi Piramidi di Giza».

Ruediger Kuehr dell’Università dell’Onu e segretario esecutivo di StEP spiega: «Anche se ci sono ampie informazioni sugli impatti ambientali e sanitari negativi dei metodi di riciclaggio primitivi dell’ e-waste, la mancanza di dati completi ha reso difficile cogliere la piena portata del problema. Crediamo che questo , database cartografico-linkato costantemente aggiornato, che mostra il volume di e-waste per Paese, assieme a testi giuridici, aiuterà a portare a politiche giuste e ad una maggiore consapevolezza a livello pubblico e privato».

Lo StEP e-waste world map database rivela che nel 2012, da soli, Cina ed Usa hanno superato con i loro rifiuti elettronici il totale mondiale del volume di mercato di apparecchiature elettriche ed elettroniche. La Cina ha il più alto volume di e-waste con 11,1 milioni di tonnellate, seguita dagli Usa con 10 milioni di tonnellate. Posizioni invertite quando si passa al volume totale di rifiuti elettronici prodotti ogni anno: gli Usa sono a 9,4 milioni di tonnellate e la Cina a 7,3 milioni di tonnellate. Ma le due più grandi economie del mondo sono molto lontane tra loro quando si passa all’e-waste pro-capite: gli statunitensi sono al settimo posto assoluto con 29,8 kg di rifiuti hi-tech, quasi 6 di più dei cinesi che si fermano a 5,4 kg pro-capite.

Un’analisi dettagliata della produzione Usa sulla raccolta e l’esportazione di alcuni tipi di prodotti elettronici usati dimostra che circa 258.200.000 computer, monitor, televisori e telefoni cellulari sono stati prodotti nel 2010. I telefoni cellulari costituiscono la principale componente, con una stima di 120 milioni raccolti, mentre televisori e monitor di computer costituiscono la quota maggioritaria del peso totale. Nonostante il crescente interesse e preoccupazione riguardo i movimenti transfrontalieri di elettronica usata in tutto il mondo, c’è una carenza di dati sui suoi movimenti che comprendono meccanismi limitati di raccolta dati, codici commerciali indifferenziati, mancanza di definizioni coerenti per la classificazione e l’etichettatura elettronica utilizzata nonché dei componenti, minima supervisione regolamentare e un accordo limitato sulle definizioni degli utilizzi finali (ad esempio sul reale riutilizzo e le false spedizioni per riparazioni che evitano il riciclaggio). Due terzi delle unità usate (Il 56% del peso totale) vengono raccolti per il riutilizzo o il riciclaggio e l’8,5% delle unità raccolte (3,1% del peso totale) viene esportato come unità intere, una tipologia di esportazione che, sulla base di dati commerciali, probabilmente rappresenta la fascia bassa del range, dato che  non tutte le unità intere possono essere spedite  utilizzando gli opportuni codici commerciali. I ricercatori dicono però che i prodotti smontati avrebbero potuto essere spediti separatamente, ma non sono monitorati e probabilmente questo diminuisce le preoccupazioni internazionali per prodotti che possono essere smontati nei Paesi in via di sviluppo. La ricerca mostra che gli elementi degli apparecchi elettronici più grandi, soprattutto televisori e monitor, sono stati esportati via terra o via mare verso destinazioni come il Messico, Venezuela, Paraguay e Cina, mentre i computer usati, soprattutto portatili, hanno più probabilità di andare in Paesi asiatici come Hong Kong , Emirati Arabi Uniti e Libano. Le principali destinazioni per i telefoni cellulari usati sono Hong Kong ed i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi come Paraguay, Guatemala, Panama, Perù e Colombia.

Uno degli autori del rapporto, Randolph Kirchain del Materials Systems Laboratory del Massachusetts Institute of Technology, dice che «Un vantaggio dell’approccio basato sui dati commerciali è che traccia le destinazioni dei prodotti spediti. Tuttavia, la destinazione dei dati commerciali può essere un punto di sosta iniziale. La re-esportazioni e le destinazioni finali non sono sempre riportate nei dati commerciali.  Se si tratta di un punto di sosta prima della riesportazione, la destinazione finale è probabile che sia nella stessa regione».

Il rapporto sottolinea grandi sfide per contrastare il traffico illecito di e-waste nel mondo e fa diverse raccomandazioni: creare codici commerciali per i prodotti elettronici usati per consentire un migliore monitoraggio e la distinzione delle spedizioni, ad esempio solo per la riparazione; un accesso più aperto ai dati commerciali a  livello della spedizione per consentire analisi più accurate dei flussi di esportazione; maggiore comunicazione delle destinazioni di riesportazione per migliorare l’accuratezza delle destinazioni finali; tracciatura dell’e-waste per più anni per individuare le tendenze.