Rifiuti, il ministro Costa annuncia una legge per pulire il mare con l’aiuto dei pescatori

Una proposta che arriva dopo l’esperimento di Arcipelago pulito, attualmente in corso in Toscana

[29 giugno 2018]

Intervenendo a Roma alla presentazione di “Mediterraneo da remare”, campagna promossa da Univerde e Marevivo per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di tutelare il mare, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha prospettato la realizzazione di una legge nazionale per favorire il recupero dei rifiuti plastici presenti in mare grazie al coinvolgimento dei pescatori.

«Penso di incardinare nelle prossime settimane la prima legge sul mare che parla in particolare della plastica nel mare – ha dichiarato Costa – seguendo la linea indicata dalle direttive comunitarie, che intendiamo anticipare in Italia». Il passo successivo, ha continuato il ministro, sarà quello di «utilizzare la grande risorsa del Paese che sono i nostri pescatori. Ormai – ha aggiunto Costa – il 50% del loro pescato è plastica. Attualmente non lo possono nemmeno portare a terra, quindi interverremo sulla legge, la 152/2006,  il codice dell’ambiente, per consentire loro di portare la plastica a terra. In questo modo potranno svolgere un servizio sociale, con il sostegno del ministero dell’Ambiente. Potranno pulire il mare senza rischiare conseguenze giuridiche e alimentando i consorzi del riciclo».

Si tratta di una volontà da parte del ministro che, anche se non viene citata direttamente, sembra guardare a quanto la Regione Toscana ha già messo in pratica a partire da questa primavera: il progetto sperimentale Arcipelago pulito, presentato a Bruxelles pochi giorni fa. Quelli pescati in mare sono classificati come “rifiuti speciali”, e le norme vigenti rendono i pescatori che eventualmente decidessero di riportarli a terra responsabili (anche economicamente) del loro avvio a recupero/smaltimento, disincentivando fortemente la possibile operazione di pulizia dei mari. Per aggirare il problema, in Toscana molti attori hanno deciso di mettere insieme le forze e collaborare nella sperimentazione di Arcipelago pulito, progetto che attualmente vede coinvolti sei pescherecci – ai quali viene indirizzato anche un contributo economico per il loro lavoro di “spazzini” del mare – la possibilità di conferire in banchina i rifiuti issati a bordo con le loro reti, rifiuti che poi vengono inviati alla Revet di Pontedera per essere avviati a recupero o smaltimento.

Per quanto riguarda invece il quadro nazionale, è utile notare da una parte che una proposta di legge sul tema è già stata avanzata dalla deputata LeU ed ex presidente di Legambiente Rossella Muroni, dall’altra che la realtà dei fatti non sembra aderente ai primi numeri dichiarati dal ministro Costa. I pescatori non sembra infatti peschino per il 50% plastica: dal progetto toscano emerge che i rifiuti ammontano al 6% circa del pescato (dunque fino a 6 kg al giorno), percentuale comunque rilevante. Guardare all’esperimento toscano potrebbe dunque essere utile anche per il ministero dell’Ambiente, in modo da impostare al meglio la legge cui accenna Costa. Naturalmente sono ancora molti gli interrogativi in sospeso: il ministro parla ad esempio di sola plastica, ma per quanto riguarda le altre tipologie di rifiuto? Al momento non è dato sapere.

Quel che è già certa è la disponibilità della Toscana a collaborare. «Questa sperimentazione – spiega l’assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli – ci ha fatto approfondire il tema e siamo pronti a avanzare delle proposte normative. L’esperimento che in questi mesi stiamo facendo ci dice che i pescatori possono dare un contributo importante per pulire il mare. Abbiamo firmato a marzo un accordo ampio con Ministero dell’ambiente, Capitaneria, Autorità portuale ed altri partner e i numeri raccontano che ogni barca raccoglie mediamente ogni giorno sei chili di rifiuti, che dal porto sono poi successivamente trasportati in un’apposita azienda per il trattamento. Se moltiplichiamo questo dato per tutti i pescherecci presenti in Italia – conclude Bugli – possiamo comprendere il contributo che allargare questo progetto darebbe alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo di un’economia collaborativa. L’esperienza fatta fino ad oggi ci spiega anche che è possibile riciclare un quinto delle plastiche raccolte».

L. A.