Canovai (Revet): «Sale anche la percentuale di materiali effettivamente avviati a riciclo»

Rifiuti, in Toscana crescono gli urbani e le raccolte differenziate. E gli acquisti verdi?

La spazzatura cresciuta nel 2014 dieci volte più del Pil, +1% contro +0,1%

[2 ottobre 2015]

green economy economia verde riciclo toscana firenze

Nel 2014 in Toscana i rifiuti urbani – che ammontano a circa un quarto dei rifiuti speciali – sono tornati a crescere e, seppur di poco, l’hanno pur fatto a un tasso ben maggiore rispetto a quello dell’economia nel suo complesso: secondo le stime diffuse dall’Irpet il Pil regionale nel 2014 è rimasto sui livelli del 2013 (+0,1%), mentre nello stesso arco di tempo sono stati prodotti 2,26 milioni di tonnellate di rifiuti urbani: +1%. Si tratta del primo aumento da tre anni a questa parte, complice la crisi economica, che ha portato il quantitativo procapite da 598 a 603 kg/abitante, 5 kg in più rispetto al 2013.

A crescere, però, non è stata solo la produzione di rifiuti urbani. La raccolta differenziata è passata dalle 947.730 tonnellate del 2013 a oltre un milione di tonnellate: per l’esattezza 1.006.951,651 milioni di tonnellate. Dati appena certificati – caso più unico che raro in Italia – da Arrr, l’Agenzia regionale recupero risorse (disponibili qui e qui), e che l’assessore all’Ambiente Federica Fratoni ha commentato affermando che «la raccolta differenziata in Toscana nel 2014 conferma il trend positivo degli ultimi anni attestandosi al 48%, con un incremento di 2,4 punti e un tasso di crescita in aumento rispetto all’anno precedente. Un dato confortante, ma che non ci esenta dalla sfida del raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di piano. Lavoreremo con determinazione in questo senso insieme a Comuni, Ato e gestori».

Il minimo di raccolta differenziata (da raggiungere entro il 2012) del 65% definito dalla legge italiana 152/2006 non è stato ancora raggiunto da nessuno degli Ato toscani – solo 54 comuni hanno tagliato il traguardo –, ma misurare il progresso in questi termini alimenta un paradosso: inseguire una percentuale di raccolta differenziata è la strada che l’Italia si è data, ma non è quella indicata dall’Europa, dove si ragiona in termini di riciclo effettivo (il fine) e non di raccolta (il mezzo). Visto da questa prospettiva, il quadro della Toscana è un chiaroscuro.

Buone notizie arrivano da imprese d’eccellenza come la Revet di Pontedera, che commenta i dati Arrr affermando che nel 2014 sono state 160mila le tonnellate di rifiuti raccolte separatamente in Toscana, che sono state selezionate e avviate a riciclo da Revet, permettendo così la ricollocazione sul mercato dei materiali riciclati, con un aumento del 12% rispetto al 2013. «L’economia circolare è di casa in Toscana – ha spiegato il presidente di Revet Alessandro Canovai – non solo registriamo oggi una crescita importante nella raccolta differenziata (+2,4% sul 2013), ma ad aumentare è anche la percentuale di materiali effettivamente avviati a riciclo, che oggi ha superato la quota dell’80% del raccolto, che complessivamente in Toscana è pari a poco più di 1 milione di tonnellate». Gran parte dei materiali selezionati da Revet vengono poi riciclati in Toscana, a chilometro (quasi) zero: è il caso del vetro (ad Empoli) e dei materiali storicamente più “difficili” da riciclare: i cartoni in poliaccoppiati (come ad esempio il tetrapak) che viene recuperato in provincia di Lucca, e le plastiche miste (plasmix) che altrove sono destinate prevalentemente a recupero energetico e che invece in Toscana sono riciclate da Revet Recycling, che le trasforma in granuli venduti poi in tutto il mondo ad aziende che con essi stampano nuovi riprodotti. «Solo partendo da una buona raccolta differenziata – ha concluso Canovai –  l’industria del riciclo ha la possibilità di valorizzare il materiale raccolto reimmettendolo nei cicli produttivi. In questo giocano un ruolo fondamentale  da una parte l’impegno del cittadino, dall’altra la comunicazione, che stiamo cercando di rendere sempre più omogenea in tutta la regione».

Anche le amministrazioni pubbliche giocano però un ruolo fondamentale nel dare effettiva concretezza al riciclo (e dunque anche alle raccolte differenziate), tramite gli acquisti pubblici locali. Purtroppo, questo ingranaggio ancora non funziona: gli acquisti pubblici verdi sono resi obbligatori dalla normativa nazionale ma sistematicamente ignorati, e senza conseguenti sanzioni. Guardando all’Italia nel suo complesso, significa una mancata spinta al mercato della green economy fino a 60 miliardi di euro.

La Toscana, unico caso in Italia, ha prodotto nel 2012 un bando per incentivare gli acquisti verdi, e l’ultima proroga scadrà a fine anno. A suo tempo l’Autorità garante della concorrenza incomprensibilmente bocciò l’ipotesi di un bis a causa di effetti discorsivi sul mercato, e anche dalla Regione – contatta da greenreport – non arrivano notizie su eventuali, nuove misure per la promozione dei prodotti riciclati.

Il Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati però, parla chiaro: entro il 2020 si dovrà «realizzare un riciclo effettivo di materia da rifiuti urbani di almeno il 60% degli stessi». Materiali riciclati che dovranno poi essere venduti, e per i quali servono spazi di mercato.