Ad Arpat la posizione dell’ad di Alia, Livio Giannotti

Rifiuti, la verità sulla raccolta differenziata? «Non esiste il sistema più efficace in assoluto»

«Dichiarare che l’obiettivo è il 100% di raccolta differenziata (cosa peraltro impossibile) e poi inviare lontano i propri materiali è ambientalmente ed economicamente scorretto»

[5 maggio 2017]

Il nuovo gestore unico dei servizi di igiene urbana nell’Ato Toscana Centro, Alia, rappresenta un prisma privilegiato attraverso il quale osservare la gestione dei rifiuti urbani all’interno della nostra Regione: la società è nata da pochi mesi dalla fusione dei 4 precedenti gestori (Quadrifoglio, ASM, Publiambiente e Cis), ma con 1,5 milioni di cittadini serviti e oltre 1.800 lavoratori rappresenta già il quinto operatore nazionale di settore ed è stata battezzata come «la più grande azienda ambientale della Toscana».

Quale sono le linee strategiche per l’azione di una società destinata a operare per i prossimi 20 anni su un territorio tanto ampio e variegato, composto da 49 Comuni con caratteristiche molto diverse tra loro? Per quanto riguarda in particolare le modalità di raccolta dei rifiuti è lo stesso amministratore delegato di Alia, Livio Giannotti, a spiegare ad Arpat che «le differenti caratteristiche territoriali ed urbanistiche ci mettono davanti a situazioni completamente diverse. Con una bassa densità di residenzialità ed una presenza di attività altrettanto dispersa, è facile attivare sistemi mirati domiciliari, che siano “porta a porta” a sacchi o tramite bidoncini, sia singoli che di prossimità. Quello che in questi casi dobbiamo sempre tener presente è l’economicità, perché di fatto l’efficacia è intrinseca».

Una sorta di esperimento naturale dal quale consegue che non c’è un sistema di raccolta differenziata dei rifiuti in assoluto migliore rispetto ad un altro: «Non esiste il sistema di raccolta differenziata più efficace in assoluto, esiste – dettaglia Giannotti – un insieme di conoscenze che permettono al gestore di comportarsi come un sarto: costruire un vestito su misura in base alle caratteristiche morfologiche di chi lo utilizzerà. Troppo spesso sentiamo ripetere che questo sistema o quell’altro sono la pietra angolare del servizio di raccolta rifiuti e solo sposando in modo maniacale una certa idea si avrà la certezza di far bene, indipendentemente dal contesto. Nulla di più sbagliato. L’obiettivo deve essere guardare l’utente, semplificandogli laddove possibile la nostra richiesta di collaborazione, tenendo sempre conto dell’impiantistica di filiera, il sistema industriale che permette la re-immissione nel sistema produttivo di materie seconde. Unire i due punti non è facile ma è indispensabile, perché la raccolta dei rifiuti è solo il mezzo, non il fine. Solo così si alimentano buone pratiche che a loro volta sono artefici di una filiera corta, circolare, sostenibile».

Preso atto di questa verità empirica, armarsi di sterile propaganda rimane lo sfregio più grande sia verso l’ambiente sia verso i cittadini: «Dichiarare ai quattro venti che l’obiettivo di un territorio è raggiungere il 100% di raccolta differenziata (cosa peraltro impossibile nei fatti con qualsivoglia sistema) e poi inviare altrove, magari lontano e fuori regione, i propri materiali affinché siano riciclati o compostati è ambientalmente ed economicamente scorretto», chiosa l’ad di Alia. «Così facendo non si verifica cosa diventeranno questi materiali e soprattutto non si vede – o si fa finta di non vedere – il fisiologico scarto di materia (che a quel punto è facile non vedere essendo diventato un problema di chi ha ricevuto i materiali e non di chi li ha prodotti). Da qui ne discende, con evidenza, come, per le tecnologie attualmente disponibili, trasformare questi scarti – che ci sono, basta visitare un impianto di riciclaggio – in energia è decisamente più “europeo” che non interrarli».