Rifiuti, per l’Italia rischio di nuova procedura d’infrazione Ue: nel mirino sfalci e potature

Il Collegato agricoltura ha tolto quelli provenienti dalla manutenzione del verde urbano dalla disciplina sui rifiuti, mettendo a rischio una filiera da 9mila posti di lavoro

[16 giugno 2017]

Che la normativa italiana sui rifiuti sia farraginosa quanto problematica non è una novità, ma è quando incrocia le mire dichiarate ormai ad ogni livello politico in fatto di economia circolare che le contraddizioni divengono ancor più stridenti. È quanto sta purtroppo accadendo all’interno della filiera industriale per la gestione dei rifiuti organici, che ad oggi vale già oltre 9mila posti di lavoro ma è stata messa a rischio esattamente 1 anno fa da poche righe inserite all’interno del Collegato agricoltura, che a breve oltre al danno potrebbero aggiungere la classica beffa: una nuova procedura d’infrazione europea.

È quanto hanno denunciato ieri Cic (Consorzio italiano compostatori), Utilitalia  e Fise Assoambiente (Associazioni delle imprese dei servizi ambientali), rivolgendosi direttamente alla Camera dei Deputati, dove in questi giorni le Commissioni stanno lavorando al testo del disegno di legge recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017 (AC. 4505).

Questa legge infatti è «l’occasione per sanare la frattura creata con la normativa europea dall’art. 41 della legge 28 luglio 2016 n. 154 (c.d. “Collegato Agricolo”) che ha fatto uscire dal campo di applicazione della disciplina sui rifiuti, “sfalci e potature” provenienti dalla manutenzione del verde urbano. In seguito all’approvazione del “Collegato Agricolo” la Commissione europea ha ribadito (IT-E-008519/2016) che la direttiva 2008/98/CE include nella definizione di rifiuto organico anche gli sfalci e le potature di giardini e parchi, impegnandosi peraltro a sollevare la questione con le autorità italiane, con cui è stato aperto un percorso di carattere precontenzioso che, se non corretto per tempo, porterà inevitabilmente alla procedura d’infrazione».

Difatti, è lo stesso commissario Ue all’Ambiente Karmenu Vella ad aver risposto – a nome della Commissione europea – all’interrogazione parlamentare E-008519-16 affermando che «ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 4, della direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti (di seguito “la direttiva”), la definizione di “rifiuto organico” include i rifiuti biodegradabili di giardini e parchi. La Commissione ritiene che gli sfalci e le potature rientrino in tale definizione se provengono da giardini e parchi e pertanto dovrebbero essere oggetto di una corretta gestione dei rifiuti, in linea con gli obiettivi di cui all’articolo 4 e all’articolo 13 della direttiva. L’assenza di un controllo adeguato ed efficace su questo tipo di rifiuti sarebbe in contrasto con le disposizioni della direttiva. La Commissione solleverà la questione con le Autorità italiane competenti».

Cic, Utilitalia e Fise Assoambiente sottolineano che sarebbe assurdo che l’Italia continuasse «a cumulare procedure d’infrazione, soprattutto a causa di modifiche a norme che garantivano la tutela della salute e dell’ambiente», e invitano quindi il Parlamento a «sfruttare l’occasione della Legge europea 2017 per riallineare la normativa nazionale in materia di “sfalci e potature” alle indicazioni della direttiva 98/2008/CE». Una volta ricomposta la frattura e scongiurato il rischio di infrazione, Cic, Utilitalia e Fise Assoambiente si rendono naturalmente «disponibili ad aprire un tavolo di concertazione con tutti i soggetti della filiera (autorità locali, associazioni imprenditoriali e operatori del settore) al fine di trovare soluzioni condivise per garantire sia gli interessi di tutte le parti che la tutela della salute e dell’ambiente nel rispetto della legislazione europea». Il primo passo dev’essere però, come sempre, di buon senso da parte del legislatore: l’economia circolare non si invoca, la si pratica a partire da una produzione legislativa, chiara, stabile, coerente.