Rifiuti, a Livorno occorre «sfruttare le economie di scala e fare rete»

L’opposizione solleva dubbi sull’economicità dell’estensione della raccolta differenziata porta a porta, e sulle carenze dal punto di vista della strategia industriale

[24 agosto 2017]

Grazie al Movimento 5 Stelle la città di Livorno è tornata alla ribalta della cronaca nazionale: il suo ormai ex assessore al Bilancio e alle aziende partecipate, Gianni Lemmetti, ha rassegnato le dimissioni per andare a servire nello stesso ruolo in Campidoglio. Sul curriculum spicca l’avvio del concordato preventivo in continuità per Aamps – la municipalizzata labronica che ha in carico i servizi di igiene urbana –, che i pentastellati si vantano di aver condotto “senza mettere le mani in tasca ai cittadini” (una teoria della quale ci occupiamo qui).

Al di là delle difficoltà finanziarie, come sta oggi Aamps dopo tre anni di amministrazione a Cinque stelle? In questi giorni a tenere banco è soprattutto il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, che si estenderà a nuovi quartieri della città nel corso del prossimo mese inseguito dalle lamentele (da parte dei cittadini) per le sue modalità e (da parte delle opposizioni) per i costi.

«La società che gestisce la raccolta – dichiara Andrea Cionini di Sì-Sinistra italiana – afferma che questo sistema ci comporterà un risparmio per i cittadini e per le imprese e questo è un bene, ma vorremmo vedere in termini di quantità e tempo, come e quando avverrà, perché per come è organizzata l’Aamps per ora si coglie solamente l’aumento di costo del servizio. Raccogliere i rifiuti porta a porta (1° fase) va bene, permette di migliorare e incrementare la selezione del rifiuto; dopo la raccolta il rifiuto va portato nei centri “piattaforme” di selezione e trattamento, lavorato e avviato al riciclo (2° fase). Il vero guadagno è nella seconda fase, perché la prima ha solo costi. Aamps non ha piattaforme proprie dove lavorare il rifiuto e deve appoggiarsi ad aziende private e anche questo rappresenta un costo».

In realtà, il «guadagno» c’è soltanto su quei materiali che hanno valore di mercato e non su tutti i rifiuti raccolti, senza contare che dalla selezione e il riciclo esitano altri rifiuti (frazioni estranee, scarti, etc) che è necessario gestire in modo sostenibile e rappresentano nuovi costi economici. La discriminante non la fanno neanche le «aziende private», dato che sarebbe assurdo che ogni Comune si dotasse di propri impianti pubblici per selezionare (e magari riciclare, ovvero dotandosi di cartiere, vetrerie, acciaierie, etc) i rifiuti derivanti da raccolta differenziata. Quel che conta è la sostenibilità del processo: le economie di scala in questo caso incrociano sia le esigenze economiche sia quelle ambientali. L’importante è semmai saper sfruttare i punti di forza nell’economia circolare presenti sul territorio.

«Il riciclo è un’attività industriale e prima del riciclo avviene la selezione: servono grossi investimenti (nell’ordine dei milioni di euro) per fare un impianto di selezione, anche piccolo. Poi ci sono i costi di gestione, che sono altrettanto onerosi. Occorre quindi  sfruttare le economie di scala e fare rete», dichiara al proposito Renato Gangemi, del Pd livornese, sollevando inoltre dubbi sulla scelta effettuata a Livorno per la gestione del multimateriale leggero (plastica, alluminio, acciaio, tetrapak), affidato «ad una società  (la AVR S.r.l., gruppo con interessi che vanno dai rifiuti, alle autostrade, all’edilizia) il cui impianto di trattamento più vicino è a Guidonia, quindi a varie centinaia di km da Livorno. Ci sembra una scelta la cui economicità nel lungo periodo è tutta da dimostrare – precisa Gangemi – mentre la non convenienza ambientale (le emissioni inquinanti prodotte dai camion costretti a lunghe percorrenze) è già nei fatti». Un tema sul quale Aamps o il suo proprietario, il Comune, non hanno espresso valutazioni.

In ogni caso, è certamente vero che la raccolta differenziata porta a porta di per sé non porta risparmi economici nel breve termine (come documentano le imprese di settore), semmai contiene aumenti di costi nel medio-lungo termine quando riesce a intercettare le esigenze dell’economia circolare: in primis una raccolta differenziata non solo quantitativamente ma anche qualitativamente buona, che grazie all’industria del riciclo potrà trasformarsi in una vittoria in termini ambientali, di green jobs e di competitività economica.

La raccolta differenziata è dunque un utile mezzo, che non va però scambiato col fine: ovvero, secondo la normativa toscana, il 60% di riciclo effettivo dei rifiuti urbani al 2020. Un obiettivo dal quale il territorio rimane purtroppo distante.