Rifiuti, obiettivo zero discarica nel 2020 per gli imballaggi in plastica

Oggi a Roma il convegno “Un cluster d’eccellenza nazionale: il riciclo della plastica”, di Corepla e Legambiente

[1 aprile 2015]

Non rifiuti zero, ma “imballaggi in plastica zero in discarica al 2020”. Il convegno organizzato oggi a Roma da Corepla e Legambiente, dal titolo “Un cluster d’eccellenza nazionale: il riciclo della plastica”, almeno nelle premesse prova a riportare su un piano pragmatico la discussione su quella che può essere una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti, e su cosa accade dopo. L’unica cosa che può realisticamente tendere a zero, dati i molti vincoli normativi, tecnologici e di mercato che non possono essere elusi, è il ricorso alla discarica – che già l’Europa indica come residuale, ma che in Italia riguarda ancora il 37% circa dei rifiuti urbani (con punte del 93%, come in Sicilia).

Il meeting odierno nasce con l’intento dichiarato di migliorare un quadro della situazione dunque ancora molto deficitario, concentrandosi sulla definizione di «una strategia nazionale per garantire l’aumento della quantità e della qualità della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica e la massimizzazione del loro riciclo, anche grazie all’implementazione di politiche di prevenzione».

«La nostra proposta – afferma il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – punta a incentivare politiche di riduzione e riciclaggio. Un cambio di passo necessario per superare al più presto le troppe emergenze legate all’uso della discarica, che rappresenta anche una concreta possibilità per uscire dalla crisi. Oggi siamo entrati in una seconda fase della green economy, perché in tanti campi si è già spostato il mercato ed è evidente come vi sia spazio oggi solo per chi punta su innovazione e qualità ambientale. Ci auguriamo che la riflessione del governo sul Green Act e le misure che ne scaturiranno vadano in questa direzione e ne colga le importanti possibilità. A cominciare dall’investimento al 100% dei proventi dell’auspicata ecotassa per le politiche di prevenzione, riuso e riciclo dei rifiuti e da una nuova tariffazione puntuale».

La proposta di Legambiente e Corepla per concretizzare lo slogan “Imballaggi in plastica zero in discarica al 2020”, riassunta per capi, prevede di: penalizzare lo smaltimento in discarica con un aumento dei costi di conferimento, ad esempio raddoppiando l’ecotassa prevista dalla legge 549 del 28 dicembre 1995 (trasformando l’attuale limite massimo di 25€ per tonnellata in una soglia minima di 50€ per tonnellata); massimizzare il recupero di materia sviluppando il mercato del riciclo degli imballaggi in plastica grazie a politiche di sostegno agli acquisti verdi presso le strutture pubbliche (il Green public procurement, che già oggi sarebbe obbligo di legge ma che praticamente nessuno rispetta), ma anche private, pensando a un sistema di IVA agevolata per i manufatti prodotti con materie prime seconde; differenziare il contributo ambientale Conai in base alla riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato, incentivando così la diffusione di imballaggi sempre più riciclabili; infine, l’introduzione di modelli partecipativi per aumentare l’informazione e la fiducia sul territorio circa gli impianti e le azioni necessarie a favorire il riciclo, e l’introduzione di una tariffazione puntuale per la gestione dei rifiuti – un sistema già previsto dal giugno 2014 in un decreto (mai approvato) del ministero dell’Ambiente, ma la cui applicazione pratica sarebbe tutt’altro che semplice. Senza forme di controllo estremamente capillari (e dunque presumibilmente costose), è infatti tutt’altro che peregrina immaginare come la tariffazione puntuale possa tradursi in un peggioramento nella qualità delle raccolte differenziate.

Nonostante i molti dubbi, dunque, il pacchetto di proposte messo insieme a Roma rappresenta uno sforzo teorico di pregio, che merita seri approfondimenti. A destare sincera preoccupazione è piuttosto il confronto tra questo piano d’azione e l’attuale realtà dei fatti coi quali dovrebbe incastrarsi.

Nonostante il presidente di Corepla Giorgio Quagliuolo abbia definito come «lusinghieri» i numeri del Consorzio, quelli stessi numeri testimoniano come la metà dei rifiuti plastici raccolti oggi in Italia finisca dritta a termovalorizzazione (peraltro spinta da succosi incentivi statali, mentre di sostegno al riciclo si parla solo – e in modo quanto mai confuso – nel Collegato ambientale ancora da approvare). Quagliolo ha affrontato solo indirettamente il più che spinoso tema, affermando che «l’obiettivo ‘zero discarica nel 2020’ potrà essere raggiunto anche liberando risorse economiche oggi impegnate ad avviare a recupero energetico gli imballaggi in plastica difficili da riciclare, risorse che il Consorzio potrebbe destinare ad iniziative volte all’incremento degli indici di riciclo». Indici di riciclo evidentemente riferiti a non meglio specificate frazioni merceologiche – di plastiche infatti ce ne sono tante –, visto che gli «imballaggi in plastica difficili da riciclare», come il plasmix, vengono già oggi riciclate anche in Toscana, nell’indifferenza più o meno generale.