Sono 67 quelli individuati, ma solo 5 le gare realmente effettuate: 3 in Regione

Rifiuti, qual è la situazione degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) in Italia e in Toscana?

Viti (Sei Toscana): «Un numero minore di soggetti e servizi su scala industriale sono un’opportunità per il territorio»

[5 febbraio 2016]

servizi pubblici locali toscana cispel

I decreti attuativi della riforma Madia, recentemente approvati (in via preliminare) dal Consiglio dei ministri, vanno a incidere sulla gestione dei servizi pubblici locali, e sul loro rapporto con le società a partecipazione pubblica. Per chiarire quali saranno gli effetti di questa riforma sul territorio toscano è intervenuto oggi sulle nostre pagine Alfredo De Girolamo, presidente Cispel, ma oltre a dare uno sguardo sul prossimo futuro è interessante osservare anche una fotografia del presente. Qual è ad esempio lo stato dell’arte in uno dei settori più delicati dei servizi pubblici locali, ovvero la gestione dei rifiuti urbani? Il rapporto Green book, realizzato dalla Fondazione Utilitatis con la collaborazione di Cassa Depositi e Prestiti (e presentato pochi giorni fa a Roma), contribuisce a rispondere a questa assai complessa domanda.

Ad oggi, in Italia sono in tutto 463 le società che svolgono servizi di igiene urbana, e di queste il 55% è di proprietà interamente pubblica, il 27% è rappresentato da società miste pubblico-private e il restante 18 % da società interamente private; in aggiunta, si contano 1.043 gestioni dirette da parte dei comuni, il 55% delle quali al Sud. Assai carente risulta l’implementazione degli Ambiti territoriali ottimali (Ato): quelli individuati dalle regioni sono 67, con 4 regioni e 1 provincia che ancora non hanno adempiuto all’obbligo di individuare gli Enti di governo degli Ambiti (Egato). Risulta poi incompleta, in oltre la metà delle regioni, l’adesione dei Comuni agli ambiti individuati.

Tanto che, all’atto pratico, in tutta Italia ad oggi sono state bandite solamente 5 gare per l’affidamento dei servizi in Ambiti territoriali ottimali. In questo quadro, la Toscana rappresenta – pur in quadro assai variegato, e con diffuse criticità – un’isola di eccellenza. Delle 5 gare bandite in Italia, infatti, 3 sono toscane. Da apripista l’Ato Toscana Sud, che nel 2010 ha messo a gara il servizio per ben 106 comuni, con l’attuale gestore unico Sei Toscana che nel 2013 si è aggiudicato in via definitiva il servizio in tutta l’area vasta (106 comuni).

«Il rapporto Green book – afferma in proposito il presidente di Sei Toscana, Simone Viti – sottolinea come, a due anni di distanza, la strada intrapresa nella Toscana del Sud sia quella giusta. Sei Toscana sta dando omogeneità ai servizi per ben 106 comuni divisi su 4 province, per un totale di quasi 1 milione di residenti. Questo è possibile solo con un approccio alla gestione dei servizi nell’ottica di processo industriale che riesca a garantire quelle efficienze e quelle economie di scala grazie alle quali si rende possibile l’attrazione di capitali, l’innovazione e il miglioramento delle performance. Anche in considerazione dei decreti Madia sulle società partecipate – spiega Viti – riteniamo che Sei Toscana rappresenti una opportunità per il territorio gestito e quello limitrofo al fine della razionalizzazione di un servizio che deve essere svolto correttamente con tariffe congrue per i cittadini, ottenibili solo con un numero minore di soggetti e servizi su scala industriale».

Il numeri messi in fila dal rapporto Green book sembrano infatti confermarlo. Dal 2011 al 2015 sono stati investiti per la gestione dei rifiuti urbani in Italia circa 2 miliardi di euro, a fronte di un fabbisogno notevolmente superiore. Tra le principali criticità per gli investimenti e in generale per l’andamento economico e finanziario dei gestori, il Green book individua in particolare le dimensioni delle società: il 15% degli operatori, prevalentemente di piccole e piccolissime dimensioni, ha fatturati in perdita, mentre l’andamento economico migliora con la crescita della dimensione. Il che non significa che, è bene precisarlo, col miglioramento delle economie di scala automaticamente si possa abbattere la Tari recapitata a casa dei cittadini serviti: significa piuttosto che, a fronte di target ambientalmente ambiziosi da raggiungere secondo gli obiettivi di legge (70% di raccolta differenziata e 60% di riciclo effettivo nella Toscana del 2020), la gestione di area vasta risulta più efficiente. Senza di essa, raggiungere quegli obiettivi richiederebbe un costo economico ancora maggiore. A discapito degli interessi dell’ambiente e dunque dei cittadini che lo abitano.

L. A.