«Le imprese costrette a ricorrere a società che portano i rifiuti fuori regione o all'estero»

Rifiuti speciali, anche Confindustria lancia l’allarme: «Servono impianti»

«Confidiamo che nell’incontro che il presidente Rossi si è impegnato a effettuare a breve con noi venga affrontata l'emergenza e ci vengano date garanzie per il medio e lungo termine»

[4 luglio 2018]

Dopo l’allarme circa il «rischio imminente» di un’emergenza rifiuti urbani in Toscana, lanciato dalle aziende che a partecipazione pubblica che si occupano proprio della loro gestione sul territorio, anche le imprese di Confindustria Toscana Nord affrontano il tema: «In questo momento critico almeno un aspetto positivo c’è – dichiarano da Confindustria – quello di rendere chiaro a tutti il problema che denunciamo ormai da anni e cioè l’incombente emergenza rifiuti​ ​che riguarda l’intero territorio regionale».

In questo caso l’allarme – trattandosi di imprese – è rivolto «ai rifiuti speciali,​ ​vale a dire ai​ ​10,5 milioni di tonnellate annue di scarti delle imprese manifatturiere​ ​toscane, fra cui cartario,​ ​tessile, lapideo, edile, metalmeccanico: una mole considerevole il cui smaltimento è sempre più difficile, lento e costoso a causa della carenza di impianti sul territorio regionale. Le imprese sono oggi costrette a ricorrere a società che portano i rifiuti fuori regione o anche all’estero; un processo complicato e oneroso, che allunga i tempi del servizio e costringe le imprese a stoccare i rifiuti nei propri ​magazzini e cortili».

Confindustria ricorda che in Toscana «sono presenti molti impianti di stoccaggio provvisorio e di​ ​pretrattamento, ma sono decisamente carenti gli impianti volti al recupero​ ​di materia ed energia e​ ​allo smaltimento​», ​quelli che la Confederazione toscana «chiede da anni e che devono essere necessariamente inseriti nella pianificazione regionale in corso».

Ma cos’è cambiato adesso, rispetto agli anni passati, tanto da far parlare di emergenza rifiuti in Toscana? Per Confindustria «oggi accade che​ i termovalorizzatori esistenti chiudano e non ne vengano realizzati di​ ​nuovi, mentre nello stesso tempo si registra l’insufficienza delle discariche», e così si ricorre all’export: trasportare lontano i rifiuti contraddice però «il principio di prossimità promosso dall’Unione Europea. La chiusura del ciclo​ ​dei rifiuti​ ​dovrebbe avvenire limitando gli spostamenti, per diminuire l’impatto ambientale ed economico e consentire un miglior controllo».

Anche la raccolta differenziata, indicata da molti come panacea di tutti i mali, è «solo un mezzo e non il fine di una corretta gestione dei rifiuti​. Non è un caso che l’Europa dia obiettivi di riciclo e non di raccolta differenziata. Dire di portare la differenziata al 70% di per sé non significa molto, dato che non tutto lo scarto raccolto in modo differenziato viene riciclato e che mancano gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti generati dalle operazioni di recupero».

Ecco dunque perché Confindustria sollecita la Regione «a intervenire, visto che essa stessa, nella delibera n. 19 del 15 gennaio 2018, evidenzia “situazioni di possibile criticità con deficit di capacità di smaltimento per gli​ ​impianti di discarica che ricevono rifiuti urbani e rifiuti derivanti dal loro​ ​trattamento attorno all’anno 2021-2022″».

Da parte sua la Regione si è già messa al lavoro: una nuova versione del Piano rifiuti e bonifiche, rispetto a quella approvata nel 2014 e modificata nel 2017, è stata annunciata entro l’estate. «Confidiamo che nell’incontro che il presidente Rossi si è impegnato a effettuare a breve con noi venga affrontata l’emergenza e ci vengano date garanzie per il medio e lungo termine», dichiarano in merito da Confindustria, mettendo però le mani avanti: «Se il nuovo piano ​regionale ​non darà risposte efficaci,​ ​l’associazione è​ ​pronta​ ​a impugnarlo nelle sedi competenti».

«Le politiche poco lungimiranti delle varie amministrazioni non hanno mai consentito a distretti virtuosi nel recupero degli scarti, ​come quello cartario, di attrezzarsi impiantisticamente in via autonoma. Ora in quegli stessi distretti le imprese hanno i piazzali pieni di scarto e rischiano di dover fermare le produzioni, fermando così il recupero della raccolta differenziata – commenta Tiziano Pieretti, presidente della sezione Carta e cartotecnica di Confindustria Toscana Nord –  L’emergenza riguarda infatti purtroppo anche i rifiuti differenziati. Servono impianti per la trasformazione e lo smaltimento definitivo dei rifiuti generati dalle operazioni di recupero». E lo stesso può dirsi per il tessile, per l’edilizia e per ogni altro settore economico che produce lavoro e consumi (e rifiuti).