La riflessione aperta del presidente Geofor

Rifiuti speciali, Marconcini: «Politiche da affrontare in un quadro unitario e composto»

«Tra Belvedere ed Ecofor quali unità o sinergie potrebbero essere stabilite?»

[16 febbraio 2016]

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In questi giorni assistiamo a richieste di autorizzazione al conferimento di rifiuti speciali non pericolosi in discarica che proviene da più parti. Tali rifiuti sono la parte residuale del ciclo economico e produttivo delle imprese e hanno un impatto “impegnativo” nei confronti dell’ambiente.

C’è la richiesta della Belvedere di Peccioli per la discarica di Legoli e c’è una proposta relativa alla discarica in chiusura di Buriano. Esiste già la discarica degli speciali non pericolosi di Ecofor Service a Gello a cui è stato accordato un incremento. Non molto distante, sempre nel nostro ATO, c’è la discarica di Scapigliato della Rea che presto confluirà in Retiambiente, ed è adibita, oltre al conferimento dei rifiuti urbani, anche a quello degli speciali.  La discarica di Legoli della Belvedere (anch’essa in ampliamento) raccoglie ora solo i rifiuti solidi urbani. Il nostro territorio e soprattutto la nostra Regione, rischiano di diventare terra di discariche: sono in numero eccessivo e ancora un’eccessiva percentuale di rifiuti vi finisce. Se si considera inoltre che rimane in sospeso anche il destino del post mortem della discarica di Chianni, il quadro è completo e preoccupante.

Penso che le discariche da chiudere vadano chiuse e quindi la richiesta di Buriano, da chiunque avanzata, vada respinta, qualsiasi sia la motivazione. Fosse anche quella di ridurre con i proventi degli speciali la Tari, aumentata perché, per effetto della Circolare Orlando, recepita dall’Ordinanza della Regione Toscana, costa di più trattare i rifiuti indifferenziati che non possono più essere smaltiti in discarica tal quali. La soluzione a questo problema è aumentare la raccolta differenziata come fanno e devono fare tutti i Comuni.

L’ISPRA (Istituto superiore promozione e ricerca ambientale) ogni anno produce un rendiconto dei rifiuti urbani e un altro degli speciali. Su quei rendiconti è conteggiata la raccolta differenziata prodotta nel nostro Paese. Come per gli urbani anche per gli speciali la percentuale di differenziata è piuttosto cresciuta. Anche i rifiuti speciali dunque possono e debbono essere differenziati e riciclati e non necessariamente essere avviati soltanto in discarica.

Semmai sarebbe da prospettare una diversa soluzione tecnologica data dalla temovalorizzazione del residuo degli speciali insieme al residuo degli urbani. Nel nostro ATO sono rimasti attivi solo due vetusti impianti: quello di Livorno e quello di Pisa che raccolgono insieme 120 mila t. anno circa di indifferenziato urbano. Chiuderli e al loro posto costruirne uno solo, nuovo, più capiente e moderno costituirebbe una migliore e più sicura soluzione da affiancare alla differenziazione e al riciclo, sul modello dei paesi nord europei.

Inoltre la domanda da farsi è: perché questa richiesta di incremento del conferimento in discarica dei rifiuti speciali provenienti in gran parte da industria, artigianato e commercio? Tale richiesta è dovuta ad un aumento della produzione industriale? Siamo in presenza di una forte ripresa economica che ne giustifica la richiesta? Purtroppo, no. Sono più esigenze dettate da contingenze economiche locali.

La società Belvedere, ad esempio, registra la difficoltà derivante dall’applicazione della Circolare Orlando che limita il conferimento in discarica dei rifiuti indifferenziati perché ne assegna la lavorazione agli inceneritori o agli impianti TMB (trattamento meccanico biologico) per impedire la crescita dell’indice RUB (rifiuti urbani biodegradabili). Però la Belvedere, anche grazie alle pressioni del territorio, ha potuto realizzato a Legoli un TMB. Dunque perché, invece di invocare la “soluzione” data dagli speciali, non si implementa il TMB?

Faccio presente che, nonostante le promesse della Regione Toscana, con l’attuazione della Circolare Orlando, per il territorio pisano e GEOFOR sono rimasti invariati i flussi di indifferenziata da inviare ogni anno agli impianti. Vale a dire: 10 mila t. a Livorno al Termovalorizzatore di Aamps, 25 mila t. a Massa al TMB di Cermec, 10 mila t. a Massarosa al TMB di Vera, 14 mila t. a Grosseto al TMB di Futura, 10 mila t. a Peccioli al TMB di Belvedere (di cui 5 mila per fermo Termovalorizzatore di Ospedaletto).

È sempre questa la disposizione. Al TMB di Peccioli possono inoltre confluire annualmente (e andrebbe verificato se questo avviene) anche 38 mila t. dell’area fiorentina, 14 mila t. dell’Alta Val di Cecina e 10 mila t. dell’Alta Valdera. Ma solo 5 mila t. dal territorio Pisano, dalla Valdera e dal Valdarno.

Allora lavoriamo piuttosto, insieme alla Belvedere, per sfruttare a pieno le potenzialità del TMB di Legoli a cui potrebbe confluire anche tutto il territorio provinciale pisano. L’autorizzazione di tale impianto è per 72 mila t. anno: è sfruttata a pieno? Se si dovesse ampliare qualcosa, sarebbe preferibile ampliare la capienza del TMB piuttosto che gli speciali. Occorrerebbe certo fare a livello del territorio pisano una verifica delle compatibilità economiche di tale operazione nonché delle modalità e dei costi di conferimento. Gli altri TMB della Toscana con la circolare Orlando saranno comunque più utilizzati rispetto a prima.

Se poi si dovesse comunque prendere in considerazione, per ragioni economiche, la richiesta di ampliamento degli speciali non pericolosi, avanzata dalla Belvedere e dal Sindaco di Peccioli, occorrerebbe farlo in un quadro limitato e comunque programmato, correlato e coeso.

E non mi pare che questa coesione programmatica necessaria per un’eventuale autorizzazione, che coinvolgerebbe tutti i Comuni della Valdera rappresentati nell’Unione Comunale, sia riscontrabile nelle annunciate volontà di alcuni Comuni dell’Alta Valdera, tra cui Peccioli, di formare una Unione separata. I problemi posti dalle politiche dei rifiuti vanno invece affrontati in un quadro unitario e  composto. Solo così possono essere esaminati.

E allora in questo senso, tra Belvedere ed Ecofor da cui, tra l’altro, il Comune di Pisa è uscito lasciando un vuoto nella parte pubblica, quali unità o sinergie potrebbero essere stabilite? Qualcuna? Nessuna? Ecofor e Belvedere possono compenetrarsi o semplicemente dialogare per soddisfare le esigenze comuni del territorio e delle imprese, nonché per salvaguardare e sviluppare il loro stesso essere impresa?

di Paolo Marconcini, presidente Geofor