Per la prima volta sono disponibili dati qualitativi su 103 Comuni del territorio

Rifiuti, in Toscana il 21,96% della raccolta differenziata è da buttare (di nuovo)

Manca ancora buona comunicazione ambientale: quando i cittadini sbagliano i conferimenti si impedisce il riciclo e aumentano i costi di sistema, che finiscono per alzare la Tari

[24 novembre 2017]

La raccolta differenziata dei rifiuti urbani – imballaggi e organico – in Toscana prosegue il suo incremento, seppure ancora troppo lentamente, verso il traguardo individuato dal Prb regionale: 70% al 2020. Oggi siamo al 50,99%. Oltre alla differenziata però c’è di più, il traguardo è quello del riciclo effettivo (che per il Prb dovrà arrivare al 60% nel 2020), per raggiungere il quale è necessario non solo che i cittadini separino i propri rifiuti, ma che lo facciano correttamente. E su questo terreno c’è ancora molto da lavorare, come mostrano per la prima volta in modo oggettivo i dati presentati stamattina durante la II edizione del Forum del riciclo organizzato a Prato da Legambiente.

A fornire i numeri inediti è stata Revet, che rappresenta un osservatorio privilegiato – da 30 anni attiva sul territorio, dove presta i suoi servizi ormai a circa l’80% della popolazione – in quanto azienda di primaria importanza nella filiera dell’economia circolare toscana. Da gennaio a settembre di quest’anno Revet ha effettuato 750 analisi (oltre 4 al giorno) sui rifiuti che i cittadini di 103 Comuni toscani hanno conferito nella campana del multimateriale: imballaggi in plastica, Tetra pak, acciaio, alluminio e vetro (materiale quest’ultimo per il quale alcuni Comuni hanno una campana monodedicata, altri no).

Da quest’enorme mole di informazioni sulla raccolta differenziata del multimateriale toscano è possibile estrapolare dati di assoluto interesse. Qual è la percentuale di frazioni estranee, ovvero materiali non riciclabili che derivano da errori dei cittadini nel conferimento dei propri rifiuti? C’è una tipologia di raccolta differenziata – cassonetti, campane, centri di raccolta, porta a porta – più utile di un’altra per ridurre questi errori? Ci sono più frazioni estranee nel multimateriale leggero (senza vetro) o in quello pesante (con vetro)? E infine, esistono o meno differenze sensibili nella qualità della raccolta tra i vari territori toscani (suddivisi in Ato centro, costa e sud)? I dati offerti da Revet permettono di avere una prima risposta a tutte queste domande.

Ed è sorprendente la principale considerazione che emerge: da qualsiasi punto di vista lo si osservi, il problema delle frazioni estranee non cambia poi molto. Che sia praticata la raccolta porta a porta o quella stradale, ad esempio – e nonostante i costi molto diversi per realizzare un tipo di raccolta piuttosto che l’altra –, la percentuale di frazione estranea nei rifiuti differenziati è simile; così come è simile tra i vari Ato toscani.

E in ogni caso è troppo alta: la media ponderale – tenuto conto ovvero della popolazione dei vari Comuni – è del 21,96%. In altre parole oltre un quinto di tutto quello che finisce nel multimateriale toscano avrebbe essere conferito altrove dai cittadini, è dunque già in partenza irriciclabile e deve essere gestito in altro modo: recupero energetico o discarica. Si tratta di errori che pesano molto a livello di sistema: solo per Revet gestire la frazione estranea costa 1,5 milioni di euro all’anno, costi che per legge devono essere coperti dalla tariffa Tari, e dunque dalla cittadinanza.

Una domanda rimane: se non dipende poi molto né dalla tipologia di raccolta né dal territorio, qual è la prima causa che sta dietro questi costosi errori nella raccolta differenziata? «Abbiamo un problema comune, un problema di comunicazione», ci spiega il presidente di Revet Alessandro Canovai, dopo aver illustrato i dati. Senza buona comunicazione ambientale non c’è dunque economia circolare. I cittadini sono storditi e non sono in grado di capire i vari passaggi della filiera, il loro stesso ruolo o quello degli impianti industriali la cui presenza è necessaria sul territorio per una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti.

«La filiera del riciclo è in crisi – aggiunge Canovai – gli impianti di compostaggio sono pieni, gli scarti del riciclo della plastica non trovano sbocchi negli inceneritori e quest’estate l’intero sistema ha rischiato il crac; anche nel vetro ci sono gli stessi problemi: la raccolta differenziata cresce ma servono gli impianti per gestirla, altrimenti si blocca tutto». Una valutazione che è stata confermata anche da Alia, il gestore unico – interamente a capitale pubblico, ma che ha acquisito la concessione tramite gara come un soggetto di mercato – dell’Ato Toscana Centro. «Abbiamo già tre impianti saturi per la gestione dell’organico – ha spiegato l’ad di Alia Livio Giannotti –, tanto che quest’anno sono state 30mila le tonnellate esportate. Per il trattamento della frazione organica di impianti ne serviranno altri due, ci stiamo lavorando».

Ma per realizzare impianti oltre alla buona comunicazione – senza la quale gli impianti difficilmente possono sperare di essere accolti sul territorio – occorrono investimenti, e dunque un quadro normativo sufficientemente stabile e avanzato da non tagliare le ali alla green economy.

«Le nostre imprese talvolta sono molto più avanti delle istituzioni – ha osservato in tal senso l’assessore regionale all’Ambiente Federica Fratoni, intervenendo al Forum – L’economia circolare la praticano già per quanto consentito dalla norme e dai propri investimenti, in quanto la vedono come opportunità non solo ambientale ma anche dal punto di vista economico e industriale. Per questo dobbiamo lavorare per stimolare tutta quell’impiantistica necessaria per l’effettivo recupero di materia: è la Regione che oggi si occupa al posto delle province delle valutazioni e autorizzazioni ambientali, e che deve dunque accompagnare l’investimento dell’impresa in tempi utili. Dobbiamo consentire di chiudere il ciclo non solo dei rifiuti urbani, ma anche a tutta quella ancora più impegnativa dei rifiuti speciali: le imprese toscane hanno bisogno di risposte».