In Italia vi viene conferito ancora il 31% del totale

Rifiuti urbani, come 7 Paesi Ue hanno (quasi) detto addio alla discarica

Il nuovo dossier dell’Agenzia europea dell’ambiente, che però ricorda: «Gli urbani rappresentano appena il 10% circa del totale dei rifiuti prodotti nell'Ue»

[15 novembre 2016]

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Negli ultimi dieci anni, o meglio in quelli che vanno dal 2004 al 2014 (quando si ferma la disponibilità di dati), la percentuale di rifiuti urbani conferiti in discarica nei vari paesi europei è diminuita da un originario 49% a un più sostenibile 34%. Naturalmente, ciò non significa che sia la performance media sia anche omogenea: nonostante i progressi ottenuti, all’Italia resta ancora molto da migliorare con il suo 31% di rifiuti urbani inviati in discarica.

È quanto riporta l’ultimo dossier pubblicato in merito dall’Agenzia europea per l’ambiente (Eea), Municipal waste management across European countries, nel quale si sottolinea come in altri Paesi – ovvero Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svizzera – già oggi «praticamente nessun rifiuto urbano sia inviato in discarica». Un risultato dunque alla portata di mano, raggiunto grazie a migliori performance in fatto di riciclo effettivo e anche di recupero energetico tramite termovalorizzazione (disdegnato ma incentivato in Italia, singolarmente all’esatto opposto di quanto avviene per il riciclo).

Senza dimenticare, come non ci stanchiamo di sottolineare, che i dati utilizzati dalla Eea sono «i migliori attualmente disponibili», ma è l’Agenzia stessa ad evidenziare una volta di più come la «comparabilità dei dati nazionali disponibili e degli indicatori è limitata», con i vari Paesi europei che hanno «differenti definizioni su cosa costituisca i rifiuti urbani o sulla composizione dei materiali riciclati». Un marasma che si perpetua tale e quale anche all’interno di un singolo Paese, il nostro, dove dal 1997 il decreto Ronchi ha introdotto la raccolta differenziata e previsto un metodo unico per la sua contabilizzazione… metodo che a quasi venti anni dal decreto che lo invocava ancora, di fatto, non è arrivato sebbene il ministero dell’Ambiente abbia introdotto quest’anno delle linee guida in proposito.

Un’ultima nota di merito: come noto, in Italia almeno, l’attenzione politica e mediatica rimane costantemente incentrata sulla dimensione dei rifiuti urbani. Quanti sono? Quali? Come sono raccolti?

Dove sono conferiti? Domande legittime quanto importanti, senza però dimenticare che «i rifiuti urbani – come ricorda la Eea – rappresentano appena il 10% circa del totale dei rifiuti prodotti nell’Ue». Sono solo la parte più visibile; non sarebbe male occuparsi anche del restante 90%.