La somma dovrà essere rimborsata entro il 31 dicembre

Rimateria, dal Comune di Piombino ok all’anticipo di cassa per 350mila euro

Soddisfatto l’appello della Cgil: «La priorità è garantire la prosecuzione dell’attività di Rimateria e del suo iter autorizzativo, in quanto unico soggetto che mantiene in sicurezza le aree ad essa affidate»

[16 luglio 2018]

Grazie ai voti favorevoli del Partito democratico e di Spirito libero, oltre all’astensione di Sinistra per Piombino, il Consiglio comunale ha dato il via libera a un anticipo di cassa per 350mila euro a Rimateria, azienda attiva nell’economia circolare e partecipata dai Comuni della Val di Cornia. Le risorse stanziate dall’amministrazione comunale serviranno per pagare la polizza fideiussoria della società alla Regione. La somma finirà nelle casse di Finworld spa, intermediario finanziario accreditato da Banca d’Italia, che rilascerà la polizza e l’intera somma dovrà essere rimborsata entro il 31 dicembre prossimo. Alla base della decisione  il rischio che le difficoltà finanziarie, se non prontamente affrontate, potrebbero comportare l’impossibilità di contrarre la polizza e quindi potrebbero portare alla sospensione dell’Autorizzazione integrata ambientale, pregiudicando gravemente la continuità aziendale e la riqualificazione ambientale dell’area.

Il provvedimento è stato presentato in apertura del Consiglio dal presidente di Rimateria Valerio Caramassi ed è stato votato solo dalle forze di maggioranza (favorevoli PD e Spirito Libero, astenuto “Sinistra per Piombino”), mentre le forze di opposizione (Ascolta Piombino, M5S, Rifondazione Comunista, Un’altra Piombino, Ferrari sindaco Forza Italia), come annunciato durante la discussione, sono uscite dall’aula al momento del voto in segno di protesta. Le opposizioni lamentano infatti la mancanza di trasparenza nella gestione della discarica e della politica dei rifiuti in generale, e il non rispetto del piano industriale presentato a suo tempo da Rimateria. «Non approvo che si dica che l’azienda sia reticente nel dare risposte – ha detto Caramassi –  In 35 mesi che sono a Piombino ho fatto 35 incontri pubblici, l’azienda la faccia ce l’ha messa sempre, ci sono molti luoghi dove si discute e le persone intervengono esprimendo la loro opinione. Questi 350mila euro sono fondamentali perché l’Aia non venga sospesa. Legittimo è discutere però preminente è il fatto che c’è un rischio che potrebbe essere esiziale per l’azienda. Si dice che è stato cambiato radicalmente il piano di Rimateria, in realtà non è cambiato niente. Fra il primo consiglio comunale del gennaio 2016 su questo argomento ed oggi, il nostro piano industriale è rimasto uguale, è ovvio che gli investimenti sono andati avanti in rapporto al contesto. Oggi il contesto che ci troviamo davanti, con Jindal, offre delle possibilità da sviluppare per creare sinergie, se c’è la volontà di lavorare per l’interesse di questa città e se ci muoviamo ora e subito per le richieste di autorizzazioni con i ministeri. Bisognerebbe fare uno sforzo a prescindere dal passato per tentare di ragionare sugli elementi di interesse per la città. Il nostro obiettivo rimane la riqualificazione paesaggistica di quei 70 ettari», ovvero quelli dove opera l’azienda all’interno del Sin di Piombino.

Anche il sindaco Massimo Giuliani ha difeso le motivazioni di interesse generale legate a Rimateria: «Ci siamo posti il problema della discarica dal 2014 – ha detto Giuliani – contemporaneamente abbiamo pensato a come salvare un’azienda strategica e risanare l’ambiente. In sede istituzionale ne abbiamo discusso moltissimo. Allo stesso tempo il Comune è sempre stato impegnato nella difesa di questo territorio, e lo dimostra l’impegno profuso per la recente firma dell’accordo di programma, per la difesa di tutti i lavoratori, per l’allontamento dell’industria dalla città. A questo punto si tratta di stringere su tutto questo».

Con il voto di oggi in Consiglio comunale trova dunque soddisfazione anche l’appello lanciato nei giorni scorsi anche dal sindacato, con la Fp-Cgil Livorno che aveva chiesto di «garantire la fideiussione alla Regione Toscana per la prosecuzione del progetto Rimateria necessario alla messa in sicurezza del territorio».

«Per mesi abbiamo dibattuto sulla discarica di Rimateria – osservano dalla Cgil – quando invece la necessità del territorio e dei cittadini è risolvere le emergenze derivanti dagli accumuli di rifiuto prodotti dalla ex Lucchini, non controllati e non bonificati». Come più volte ricordato anche su queste pagine e anche dalla stessa azienda, Rimateria «nasce a Piombino come strumento (anche, ma non solo) al servizio delle problematiche dell’area industriale e delle imprese della Val di Cornia, nonché per riqualificare l’area di 70 ettari (il Sin è di 900 ettari) dove opera. In questi 70 ettari ci sono 4 discariche (non una: quattro) di cui una non autorizzata, dove insistono circa 360.000 tonnellate di rifiuti speciali depositati “in modo incontrollato”». Come noto, la bonifica e riqualificazione paesaggistica delle discariche esistenti viene ottenuta anche tramite l’ottimizzazione e utilizzo degli spazi esistenti di discarica, traendone le risorse necessarie al proseguo dei lavori di riqualificazione; per questo anche la Cgil sottolinea che non c’è «nessun ampliamento, le 4 discariche oggetto del progetto Rimateria si estendono per circa 70 ettari e i lavori di riciclo, conferimento e bonifica non aumenteranno il consumo di territorio ma anzi ne prevedranno la bonifica».

Piuttosto è proprio sulla questione bonifiche che «serve chiarezza e un sensibile cambio di passo: basta parole, il territorio ha bisogno di fatti concreti. La bonifica delle aree inserite nel Sin di Piombino è di vitale importanza. Sin istituito – ricorda la Cgil – nel 1998 e perimetrato nel 2000 e 2006. Le istituzioni, a più riprese, hanno assicurato un impegno da 50 milioni di euro: tutto è fermo o quasi, in tanti anni la situazione non pare essersi sbloccata sensibilmente. Per noi diventa chiaro come la priorità sia garantire la prosecuzione dell’attività di Rimateria e del suo iter autorizzativo in quanto unico soggetto che mantiene in sicurezza le aree ad essa affidate, e che ha la capacità di poter finalmente mettere sotto controllo e di bonificare le discariche non controllate». Una priorità che oggi ha prevalso in Consiglio comunale, sebbene le forze politiche di opposizione si siano allontanate dall’aula al momento del voto.

Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, ieri chiedeva piuttosto all’Amministrazione comunale «di interrompere la procedura di vendita della quote azionarie di Rimateria ai soci privati. Unirecuperi srl ha firmato un preliminare di vendita del pacchetto azionario del 30℅ di Rimateria, a cui seguirebbe un ulteriore spacchettamento successivo, della stessa portata, verso un ulteriore socio privato», e secondo il M5S in questo modo «l’azione del Comune potrebbe diventare ininfluente, lasciando spazio all’approvvigionamento selvaggio di rifiuti provenienti da fuori del nostro Comune».

Giova ricordare che la questione è tutt’altro che nuova: già nel 2015 con il rinnovo del Cda, l’attuale presidente Rimateria Valerio Caramassi spiegava che la vendita di quote societaria un mezzo per «l’implementazione di know how e autorizzazioni», ma specificando sin da subito «il mantenimento al socio pubblico delle strategie e del controllo». Linea che da allora non risulta sia cambiata.

L. A.