Mettere a norma la discarica è una priorità per tutti, altrimenti il resto crolla

Rimateria, l’udienza per il riesame del sequestro è fissata al 3 maggio

Il punto della situazione in un Consiglio comunale fiume: sono intervenuti il sindaco, le opposizioni, i dirigenti dell’azienda e le Rsu, Legambiente e i cittadini di Colmata

[18 aprile 2018]

Il Consiglio comunale straordinario richiesto dalle forze politiche su Rimateria si è snodato come da programma: dalle 9 di mattina alle 17 di ieri sera Piombino ha ospitato un dibattito molto ampio, che ha toccato gli aspetti ambientali come quelli occupazionali, finanziari ed economici in rapporto al contesto locale. A tutti gli stakeholder è stato assicurato diritto di parola, dai dirigenti dell’azienda a Legambiente, dalle Rsu ai lavoratori, dalle opposizioni politiche ai cittadini di Colmata, residenti nelle vicinanze degli impianti Rimateria.

Un dibattito dunque che si è articolato secondo i principi di inclusività finora perseguiti dall’azienda (sono una trentina le assemblee pubbliche a cadenza mensile che il presidente Caramassi ha tenuto dal 2015 a oggi), e all’interno del quale è spuntata la prima vera notizia da giorni: il Tribunale ha fissato l’udienza per il riesame del sequestro il prossimo 3 maggio, un passaggio fondamentale per capire se i sigilli posti dal Noe alla discarica lo scorso 21 marzo saranno tolti del tutto, solo in parte – ovvero senza possibilità di riprendere il conferimento dei rifiuti, col quale finora erano finanziate le attività di messa a norma intraprese –, oppure rimarranno, aprendo alla possibilità il progetto Rimateria vada a gambe all’aria, e con esso le attività di risanamento ambientale con la cinquantina di lavoratori impiegati dall’azienda.

«Rimateria – ha ricordato ieri il sindaco Massimo Giuliani descrivendo lo stato dell’arte – opera in un’area di 62 ha in cui si trovano 4 discariche: quella di Asiu che è nella fase di chiusura, due discariche di rifiuti industriali della ex Lucchini, la LI 53 discarica abusiva consistente in 400 mila tonnellate di rifiuti industriali stoccati in modo incontrollato in cumuli. La LI 53 è comunque una discarica di non pericolosi. Rimateria opera in base a un decreto del ministero dell’Ambiente che la incarica della messa in sicurezza della LI 53 ed è appunto da questo che parte il piano industriale dell’azienda che voglio ricordare era contenuto nel patto che i sindaci proprietari e Valerio Caramassi hanno sottoscritto al momento dell’accettazione della nomina. Di questi rifiuti circa i 2/3 possono andare a riciclo, mentre l’altro terzo deve essere trattato in modo controllato».

Senza dimenticare che nuovi rifiuti verrebbero naturalmente generati dall’auspicata ripresa dell’attività siderurgica dell’ex Lucchini: importando 1 milione di tonnellate l’anno di rottami per alimentare 1 forno elettrico, oltre all’acciaio, se ne ricaverebbe circa 300.000 ton/anno di rifiuti, ovvero l’equivalente di tutti i rifiuti urbani che Piombino produce in 15 anni. Rifiuti che dovranno essere gestiti.

«Il piano industriale di Rimateria nasce quindi dall’esigenza – precisa al proposito il sindaco – di risolvere le nostre criticità ambientali e dalla sinergia che ci sarebbe intervenendo a valle del ciclo produttivo dell’acciaio. La Germania draga tutta l’Europa di rifiuti speciali e la Germania è un paese ambientalista. Legambiente nel suo rapporto raccomanda di fare le discariche».

E oltre a Legambiente sono anche il ministero dell’Ambiente e l’Ispra come le discariche siano necessarie per smaltire quei rifiuti speciali come l’amianto cui non sappiamo trovare ad oggi collocazione in Italia, e spediamo appunto (con costi ambientali ed economici maggiorati) in Germania.

Discariche dunque necessarie anche per concludere positivamente le bonifiche del Sin piombinese, perimetrato nel 2000 ma ad oggi bonificato solo al 45%. Intervenendo ieri in Consiglio comunale, Adriano Bruschi di Legambiente ha sottolineato che i disagi dei lavoratori e dei cittadini di Colmata vanno tenuti uniti, evidenziando così la necessità di procedere con le bonifiche: «Per ora sulle bonifiche non è stato fatto praticamente niente. Nell’Accordo di Programma del 2014 si evidenziava che la rimozione dei cumuli fosse prioritaria per procedere. I cumuli impediscono di fare i carotaggi per conoscere quello che effettivamente c’è».

Anche i cittadini di Colmata sono intervenuti ieri per tramite di Giancarlo Matteoni, che ha chiesto di fare luce sulle conseguenze sanitarie che possono derivare dalla vicinanza della discarica. La risposta pubblica di Rimateria è giunta pochi giorni fa, tramite la presentazione pubblica dell’analisi di rischio sanitario sito specifica – già inviata alla Regione – che mostra come conferendo rifiuti nell’impianto «non vi sia presenza di rischio per la salute umana». «I risultati delle analisi falde sono sconcertanti – ha comunque aggiunto Matteoni – per alcuni il superamento dei imiti è di 100 volte, come il biossido di azoto. Dipende dal Sin o anche dalla discarica? Prima di affermare che va tutto bene, aspettiamo la risposta della Regione».

Quel che è certo è che mettere a norma la discarica rappresenta oggi una priorità per tutti, altrimenti tutto il resto crolla. Nel documento presentato da Mauro Marini per le Rsu dell’azienda si evidenzia proprio l’importanza dei conferimenti, ricordando a tutti i Comuni soci di Rimateria la garanzia delle risorse necessarie alla prosecuzione dei lavori di risanamento: «La solidarietà manifestata anche da molti politici presenti oggi, perché diventi efficace, deve essere seguita da azioni fattive che portino o favoriscano la soluzione che noi ci aspettiamo: Rimateria – ha concluso Marini – deve ripartire il prima possibile, per il lavoro e per la funzione che svolge nel territorio».