Riceviamo e pubblichiamo

Rimateria, necessario far ripartire il dialogo

Destinare da subito i famosi 50 milioni o parti di esse per rimuovere quei cumuli presenti nella discarica abusiva di 36 ettari facendoli smaltire in Rimateria

[28 settembre 2018]

La ragione non può essere indifferente alla paura, né quest’ultima può essere sottostimata, rigettata, irrisa. Perciò crediamo che alla paura generata dal futuro della discarica occorra offrire una risposta, fosse anche al di là della ragione stessa, aprendo un dialogo col Comitato promotore del referendum. Con altrettanta determinazione bisogna però partire da alcuni oggettivi dati di fatto; dei punti fermi senza i quali non è possibile formulare alcuna proposta seria.

Il primo è che una discarica regolarmente autorizzata, ancorché posizionata nel peggior punto in cui potesse essere messa, esiste e purtroppo non si può più tornare indietro. Il secondo è che nell’area industriale esistono già da tempo due discariche abusive: la 36 ettari di proprietà di Lucchini in amministrazione straordinaria e la LI53, che Rimateria ha acquisito con l’obiettivo/obbligo di bonificarla. Sono entrambe discariche che, se non bonificate a dovere, anch’esse esistono e creano oggi danni alla salute. Ecco perché concordiamo appieno con lo slogan lanciato dagli operai di Rimateria, che appunto “Rimateria è la soluzione, non il problema”. Il terzo è che Rimateria – senza le bonifiche della 36 ettari in cui sono già stoccati oltre 1.800.000 metri cubi di rifiuti da trattare e poi senza la ripresa della produzione siderurgica – per evitare il fallimento avrebbe bisogno giocoforza di importare rifiuti speciali da fuori. Anch’esso è un semplice dato di fatto, ma genera ovvie preoccupazioni e paure per le opacità che spesso in Italia vi sono sui conferimenti di tali rifiuti, considerando tutti i possibili rischi per la salute.

Il tema principale di uno dei referendum che si vorrebbero dal comitato è proprio quello della importazione dei rifiuti da fuori. Noi riteniamo che è proprio dalla condivisione di questa paura che bisogna partire per impostare un dialogo coi promotori e i cittadini contrari, poiché sull’esigenza di bonificare le aree industriali nonché di smaltire correttamente i residui del ciclo produttivo siderurgico in discarica controllata ci pare vi sia abbastanza condivisione.

Allora Comune e Comitato marcino insieme e si impegnino, dandosi un tempo massimo di due mesi affinché il nuovo governo, preso atto che quelli precedenti non vi sono palesemente riusciti, destini da subito i famosi 50 milioni o parti di esse per rimuovere quei cumuli presenti nella discarica abusiva di 36 ettari facendoli smaltire in Rimateria. Del pari ci si attivi affinché la nuova proprietà JSW si impegni formalmente a conferire i residui delle produzioni siderurgiche sempre in Rimateria.

Anche Fausto Azzi lo ha già detto chiaramente: occorre un atto formale. Se entro i due mesi avremo tutti insieme ottenuto questo, allora avremo messo Rimateria nella condizione di portare a termine esattamente la missione per cui è nata, senza cioè alcuna necessità di dover importare rifiuti da fuori perché occorrerebbero circa una decina di anni solo per bonificare le masse già esistenti), quindi il Comitato ritiri il referendum. Se invece non ci saremo riusciti allora il Consiglio Comunale, qualora la commissione lo valutasse ammissibile, voti per far indire il referendum senza cioè gravare il Comitato dell’onere di raccogliere le firme, ossia semplificando al massimo il percorso.

I tempi possono coincidere con la procedura che comunque prevede in questo lasso di tempo la nomina della commissione tecnica per verificare la ammissibilità del referendum, la verifica e la sua successiva indizione. Occorre un atto di coraggio e di buon senso da parte di tutti, noi chiediamo lo si faccia per la città.

il capogruppo consiliare, i consiglieri di quartiere e il direttivo di Spirito libero