L’intervista al presidente Valerio Caramassi: «Abbiamo fatto quel che dovevamo»

Rimateria: «Risanamento e sostenibilità ambientale presupposti per qualsiasi idea di sviluppo»

Oggi la partecipata Asiu è confluita ufficialmente nella nuova azienda. A fine mese bando per la vendita parziale delle quote

[10 agosto 2016]

valerio caramassi asiu tap rimateria

Presidente, è trascorso circa un anno dal suo arrivo alla guida prima di Asiu e Tap, quindi di Rimateria. Ha pensato a un primo bilancio di questo percorso?

«Dato lo stato dell’azienda, il mandato prevedeva tempi e obiettivi precisi. Ovvero: entro la fine del 2015 attuare il passaggio del ramo di azienda riferito agli urbani in Sei Toscana; entro l’estate 2016 redazione progetto e acquisizione autorizzazione per la riqualificazione delle aree a discarica; entro la fine del 2016 confluenza del ramo rimanente di Asiu in Rimateria, messa in liquidazione di Asiu e vendita della maggioranza delle quote di Rimateria con mantenimento al socio pubblico delle strategie e del controllo. Ad oggi abbiamo fatto quel che dovevamo nei tempi che volevamo».

Sono gli obiettivi ribaditi più volte nel corso di questi mesi. Nove mesi fa la deadline prevedeva di raggiungerli entro fine anno. L’azienda non è lontana dal tagliarli: quali sono adesso le nuove priorità aziendali?

«Ripeto sempre la stessa banalissima cosa anche in questa occasione: Rimateria nasce con il nome Tap alla fine degli anni ’90 del secolo scorso. E nasce con un oggetto sociale preciso: riciclare il riciclabile e smaltire in sicurezza ciò che non è riciclabile. Siamo in un area che ha prodotto milioni di tonnellate/anno di materiali riciclabili o da smaltire in sicurezza. Auspicabilmente (vedi Aferpi) ne tornerà a produrre centinaia di migliaia. In ogni caso c’è un pregresso colossale  e un tessuto industriale ancora attivo. Vogliamo, dobbiamo e possiamo fare quel che non ha fatto Tap, che era un progetto di economia circolare ante litteram. Fare, significa riciclare e smaltire in sicurezza secondo il principio di legge di prossimità e di mercato in relazione alle economie di scala. Niente di più e niente di meno. Una impresa l’economia circolare la pratica, non la predica soltanto».

In settimana il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera definitivo al decreto sulle partecipate sviluppato nell’ambito della riforma Madia. Per Rimateria cosa cambia?

«Nulla. Rimateria ha come missione il governo territoriale dei flussi di materia in un’area che vede la compresenza di estrazioni di materia vergine, di materiali disponibili ad essere riciclati e di realizzazione di infrastrutture che possono recepire questi ultimi. Questo è un “interesse generale” territoriale per il quale la Madia prevede il mantenimento e/o l’acquisizione di quote in società che hanno queste caratteristiche».

Oggi le rispettive assemblee dei soci hanno ufficializzato un’evoluzione importante, la confluenza di Asiu in Rimateria. Quando verrà emesso il bando per la vendita del 60% delle quote aziendali? Le manifestazioni di interesse riscosse negli scorsi mesi hanno avuto conferme?

«È prevista la pubblicazione del bando verso la fine del mese corrente. Dopo di che vedremo quali e quante saranno le manifestazioni di interesse».

Dopo mesi di valutazioni, nel frattempo in Regione si è concluso positivamente il procedimento coordinato Via e Aia per la riqualificazione ambientale delle aree a discarica di Ischia di Crociano. Quando inizieranno i lavori?

«Subito, a settembre. Ma sottolineo che questo è solo un tassello del Piano industriale di Rimateria che è imperniato su tre linee di business: riciclo, trattamento e smaltimento in sicurezza e che dopo il salvataggio di circa 130 posti di lavoro prevede di realizzarne, a regime, un’altra cinquantina».

Eppure nel dibattito che si è aperto in zona non sembrano ancora maturi, culturalmente prima ancora che politicamente, l’idea e il progetto di innescare una filiera industriale basata sul risanamento ambientale e su un governo sostenibile dei flussi di materia in una zona dove il manifatturiero (e quindi la trasformazione di materia) è ancora fortemente presente. 

«Sì, è così. Il governo dei flussi di materia viene tradotto in “problema dei rifiuti”. Come se il governo dei flussi di energia fosse ridotto a quello delle emissioni. Dopo lustri siamo appena alla percezione della “necessità” di fare. “L’opportunità” invece, sfugge totalmente e incredibilmente, nel bel mezzo del profluvio di convegni sull’economia circolare. Il risanamento e la sostenibilità ambientale, invece, sono criteri direttori obbligati per qualsiasi idea di sviluppo si abbia in testa in questa zona. E non solo».