Rinnovabili, ai produttori non piace la Destinazione

[17 dicembre 2013]

Al Coordinamento  Fonti rinnovabili ed efficienza energetica (Free) e allAssociazione nazionale energia del vento (Anev) non piace proprio l’introduzione nel Decreto legge Destinazione Italia, approvato il 13 dicembre dal Governo, che prevede la possibilità per i produttori di energia rinnovabili di spalmare gli incentivi su un tempo maggiore rispetto a quello attualmente vigente, per abbassare il costo delle bollette per famiglie e imprese.

Giovan Barttista Zorzoli, portavoce del Coordinamento Free, che raccoglie 35 associazioni del settore rinnovabili ed efficienza energetica, fa notare che «Non c’è giorno in cui non si attacchino le fonti rinnovabili, cambiando le regole mentre la partita è in gioco. Il Governo dice di ridurre il costo delle bollette, ma di fatto mette il cappio alle imprese che hanno investito nelle rinnovabili. Di fatto le aziende del settore sono di fronte ad un ricatto: se vogliono innovare gli impianti nel tempo devono per forza aderire al piano di allungamento degli incentivi nel tempo. Abbiamo presentato le nostre proposte di riduzione degli oneri in bolletta, senza penalizzare le rinnovabili, sia nel corso di audizioni in Parlamento, sia al ministro Zanonato, che avevamo invitato al nostro incontro su questo e altri temi con il mondo politico, imprenditoriale e sociale, ma né allora, né successivamente abbiamo avuto ascolto».

Anche Simone Togni, presidente di Anev, non è per niente soddisfatto di come si stanno mettendo le cose: «Con sorpresa abbiamo appreso che nel decreto sviluppo “Destinazione Italia”, recentemente approvato in Consiglio dei Ministri, è stato inserito un provvedimento che, con l’idea di ridurre la tariffa elettrica, introduce un meccanismo “spalma incentivi” che determina una condizione fortemente penalizzante per gli operatori del settore eolico.

Nonostante si parli di adesione volontaria alla riduzione dell’incentivo a fronte di un allungamento temporale dello stesso di sette anni, di fatto la previsione di non poter effettuare interventi per dieci anni per chi non dovesse aderire alla riduzione dell’incentivo, ne determina in effetti un obbligo poiché pregiudica l’attività degli operatori che decidono di non aderire. Si tratta dell’ennesimo ricatto per gli operatori eolici, già fortemente penalizzati dalle recenti tasse introdotte, Imu, Robin Tax, oltre che colpiti dai tagli retroattivi degli incentivi e dai farraginosi e penalizzanti meccanismi delle aste e dei registri che non stanno funzionando come previsto. Tale provvedimento rappresenta, se non modificato, un colpo all’industria italiana dell’eolico che fino ad oggi ha portato crescita e occupazione al Paese e che ha tutti i margini per portare ancora benefici all’economia italiana».