Rinnovabili e decreto spalma incentivi, dopo le critiche arrivano le proposte di modifica

Il decreto varato dal governo è adesso al vaglio del Senato per la conversione in legge

[15 luglio 2014]

Il mondo delle energie rinnovabili è in fermento e sta presentando proposte di modifica al Decreto 91/2014, il cosiddetto spalma incentivi, che contiene le norme cosiddette”spalma-incentivi”, che è adesso al vaglio del Parlamento per la conversione in Legge.

Il coordinamento FREE, che raggruppa circa 30 associazioni del settore energie rinnovabili ed efficienza energetica presieduto da Gianni Silvestrini, ha già depositato gli emendamenti di modifica e stessa cosa ha fatto anche Confindutria.

Ma le norme inserite per ridurre le bollette elettriche che prevedono una rimodulazione degli incentivi per gli impianti fotovoltaici (spalmandoli su 24 anni anziché su 20), hanno  trovato critica anche la Commissione Bilancio del Senato, soprattutto per il carattere retroattivo della misura che potrebbe creare, secondo i senatori, «un cospicuo contenzioso».

Inoltre, secondo la Commissione Bilancio di Palazzo Madama, la spalmatura degli  incentivi con la riduzione delle tariffe rispetto agli attuali livelli, «implica in ogni caso una riduzione degli incassi delle società produttrici di energia con il fotovoltaico, anche se ciò non dovrebbe determinare un impatto negativo in termini di gettito fiscale, correlato alla conseguente riduzione degli utili d’impresa per tali operatori, atteso che le corrispondenti riduzioni delle tariffe elettriche sono a vantaggio, ai sensi dell’articolo 23, di soggetti a loro volta esercenti attività d’impresa, i quali usufruiranno di un equivalente impatto positivo in termini di minori costi, con pari riflessi sugli utili d’impresa».

Altro elemento di criticità rilevato riguarda la garanzia che la Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe assicurare sui finanziamenti compensativi per gli operatori. «Andrebbe valutato- spiegano i senatori – se l’intervento della CDP si configuri in maniera coerente rispetto all’attuale classificazione dell’ente nell’ambito del settore degli operatori finanziari. Il carattere oneroso della eventuale garanzia statale implica comunque che le imprese dovranno corrispondere allo Stato un adeguato corrispettivo. Si segnala tuttavia che non risulta emanato il decreto ministeriale attuativo di disciplina delle esposizioni assunte o previste da CDP S.p.A. che possono essere garantite dallo Stato».

Anche il Coordinamento Free ha già espresso il proprio disappunto riguardo alla retroattività delle norme previste, perché “potrebbe compromettere la credibilità del nostro Paese di fronte agli investitori stranieri” e ha segnalato la preoccupazione per la possibilità che queste misure “possano pregiudicare seriamente il settore mettendo a rischio molti posti di lavoro“.

Free ha dunque presentato una proposta su come rimodulare il settore fotovoltaico per ottenere lo stesso obiettivo di ridurre gli incentivi al settore specifico, senza tuttavia ingenerare problemi di natura tecnica e finanziaria e ha indicato specifici emendamenti agli articoli 24, 25 e 26 del decreto spalma incentivi.

La proposta sul settore del fotovoltaico prevede un meccanismo di asta (o più aste) per l’assegnazione di risoluzioni anticipate sugli incentivi residui per impianti fotovoltaici e indica che il costo derivante dalle risoluzioni anticipate potrà essere coperto da un meccanismo di emissioni obbligazionarie da parte del GSE.

Le modiche agli specifici articoli prevedono, in prima istanza, la loro abrogazione  o, in subordine che all’articolo 24 vengano esentati dall’obbligo di ridurre gli incentivi i piccoli impianti per autoconsumo e all’articolo 26, che si adottino le proposte specifiche fatte per il settore fotovoltaico.

Per l’articolo 25, invece, se ne richiede l’abolizione tout court.

Anche Confindustria chiede di emendare in sede di conversione l’art. 26 del Decreto 91/2014 presentando una soluzione alternativa al provvedimento retroattivo previsto dallo spalma incentivi.

La proposta sibasa sull’emissione di obbligazioni, da cui sarebbe ricavata una parte del fabbisogno finanziario necessario alla copertura degli oneri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. “Le obbligazioni  – si legge nell’emendamento – possono avere durata, anche differenziata, fino a 30 anni, in modo da consentire di contenere nel breve e medio termine l’onere annuo della componente A3 in tariffa, attraverso un allungamento nel lungo termine della raccolta tariffaria. Le medesime obbligazioni prevedono il pagamento dell’interesse annuo maturato e il rimborso del capitale a scadenza”. 

Le modalità, l’ammontare annuo e le cadenze temporali delle emissioni di queste obbligazioni saranno definite dal Ministero dello sviluppo Economico mentre al GSE sarà affidato il compito di reperire le risorse sul mercato  finanziario.

Infine sarà l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas a provvedere all’aggiornamento della componente A3 delle tariffe elettriche, con effetti a decorrere dal 2014, in modo da attribuire in modo omogeneo a tutti i consumatori i benefici conseguenti all’applicazione delle disposizioni previste.

La proposta è stata accolta con favore da Anie Rinnovabili, il cui presidente, Emilio Cremona, ha espresso l’auspicio che «i legislatori accolgano le richieste di Confindustria, poiché l’attuale proposta del Governo rischia di diventare un boomerang per tutto il Sistema Paese, allontanando anche quegli investitori italiani e stranieri che hanno in questi giorni espresso la loro forte preoccupazione per gli investimenti già fatti, per i quali temono di vedere compromesso il rendimento».