Rinnovabili, ecco il rapporto del Gse sulle autorizzazioni regionali degli impianti

[15 ottobre 2013]

Il Gestore per i Servizi Elettrici (GSE) ha recentemente pubblicato il rapporto “Regolazione regionale della generazione elettrica da fonti rinnovabili” (come previsto dal D.Lgs. 28/2011), che mette in evidenza in maniera comparitiva gli interventi compiuti dalle Regioni per attuare, modificare o integrare le norme nazionali in materia di autorizzazioni per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Il quadro fa riferimento al 30 giugno 2013 e sarà aggiornato in maniera periodica sul sito del GSE, dove alla sezione “Autorizzazioni” sono rese disponibili le informazioni sui regimi autorizzativi vigenti a livello regionale; nella sezione “cerca la normativa” è, infine, accessibile la normativa regionale e nazionale di settore.

Il rapporto del GSE considera i regimi autorizzativi specifici, le connesse procedure di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), i procedimenti amministrativi per la concessione di acque superficiali e di risorse geotermiche: un ampio quadro di funzioni amministrative quasi tutte conferite alle Regioni e, in molti casi, da queste delegate alle Province.

Il rapporto esamina, inoltre, l’esercizio della facoltà attribuita alle Regioni di individuare aree non idonee alla installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili ed altre forme di regolazione introdotte per disciplinare lo sviluppo di questi impianti.

Dalla ricognizione svolta emerge che in Italia sono 81 le amministrazioni pubbliche tra Regioni e Province, che esercitano le funzioni amministrative del procedimento unico per il rilascio della autorizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Otto Regioni, tra cui tutte quelle meridionali, ad esclusione della Campania, prevedono l’attribuzione in modo esclusivo all’amministrazione regionale stessa delle funzioni amministrative per il procedimento autorizzativo. Tra le Regioni a Statuto ordinario centro-settentrionali, il Veneto è l’unica fino ad oggi che ha in via esclusiva l’esercizio della funzione autorizzativa, mentre solo tre (Liguria, Umbria e Lazio) hanno mantenuto intatto il disegno originario previsto dalla norma nazionale, con l’attribuzione esclusiva alle Province delle funzioni amministrative per l’autorizzazione degli impianti.

Per quanto riguarda le procedure di VIA degli impianti di generazione elettrica alimentati da fonti rinnovabili prevale l’opzione di individuare l’amministrazione regionale stessa come autorità competente dei procedimenti amministrativi; solo sette Regioni (Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Puglia e Lombardia) con varie opzioni hanno, in parte, delegato alle amministrazioni provinciali le funzioni di autorità competente.

Tra Regioni e Province sono 68 le amministrazioni che svolgono le funzioni di autorità competente per le procedure di VIA connesse alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili; l’opzione più diffusa (adottata da Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) è quella dell’esercizio a livello regionale delle funzioni autorizzative e per le valutazioni ambientali. Per le altre due Regioni che esercitano la funzione autorizzativa a livello regionale (Veneto e Puglia) le funzioni di autorità competente per le procedure di VIA degli impianti sono ripartite tra Regione e Province. Per le tre Regioni che hanno attribuito in via esclusiva le funzioni autorizzative alle Province (Liguria, Umbria e Lazio), le procedure di VIA sono invece attribuite esclusivamente alla Regione.

Infine per le sette Regioni che hanno ripartito le funzioni autorizzative tra l’amministrazione regionale e quelle provinciali, troviamo due casi (Friuli Venezia Giulia e Campania) in cui l’autorità competente per le valutazioni ambientali è esclusivamente la Regione e cinque casi (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Marche) in cui sia le funzioni autorizzative che quelle per le procedure di valutazione ambientale sono ripartite tra l’amministrazione regionale e le amministrazioni provinciali.

Occorre segnalare che alcune Regioni sono attualmente impegnate nella revisione delle proprie normative e quindi il quadro delle norme regionali aggiornato al 30 giugno è tuttora in corso di evoluzione.

Nel rapporto è stato inoltre esaminato come le Regioni hanno utilizzato le facoltà, previste dalla normativa nazionale, per regolare il ruolo dei regimi autorizzativi semplificati (Procedura Autorizzativa Semplificata e Comunicazione – PAS).

Tra le tredici Regioni che hanno esteso in modo più o meno rilevante l’applicazione della PAS alcune lo hanno esteso ad 1 MW per quasi tutte le fonti, altre ad alcune tipologie di impianti, altre ancora hanno adottato valori intermedi tra quelli minimi previsti dalla normativa nazionale e la soglia massima di 1 MW.

L’Umbria prevede il regime di Autorizzazione Unica per gli impianti idroelettrici anche al di sotto della soglia prevista dalle norme nazionali; il Friuli Venezia Giulia, il Lazio, l’Abruzzo, la Calabria e la Basilicata hanno esteso in modo generalizzato l’applicazione della PAS fino a 1 MW a tutte le tipologie di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili.

In Piemonte, Toscana, Marche, Molise e Campania si utilizzano solo le soglie previste dalla normativa nazionale per la PAS.

Riguardo alla possibilità per le Regioni, in attuazione delle Linee Guida sul procedimento autorizzativo unico, di individuare aree non idonee all’installazione di specifiche tipologie di impianti, sono state individuate zone non idonee per il fotovoltaico e l’eolico in circa due terzi delle Regioni; sono sette le amministrazioni che le hanno definite per gli impianti a biomassa, sei per gli impianti a biogas, cinque per l’idroelettrico e due per il geotermico.

In quattro Regioni a Statuto ordinario non sono state definite le zone non idonee per nessun tipo di impianto (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania),e in due Regioni sono state individuate per tutti i tipi di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (Molise e Umbria).