Un confronto con il docente senior dell' Università di Siena, rappresentante italiano Energia in Horizon 2020 e delegato Miur per il SET Plan

Rinnovabili, efficienza e clima: a che punto sono Italia e Ue? La parola a Riccardo Basosi

I nuovi obiettivi Ue per il 2030 e la necessità di rivedere l’approccio italiano: «Nel nostro Paese l’attenzione sulle sfide che ci attendono è assolutamente insufficiente»

[29 giugno 2018]

La Commissione, il Parlamento e il Consiglio Ue hanno concordato la necessità di soddisfare con energie rinnovabili almeno il 32% dei consumi finali lordi di energia Ue al 2030. Ritiene che sia un obiettivo in linea con l’Accordo di Parigi sul clima?

«Secondo le valutazioni 2018 dell’International renewable energy agency (Irena), per soddisfare gli impegni della Cop21 di Parigi bisognerebbe moltiplicare per sei volte le istallazioni annue di impianti con energie rinnovabili. Infatti ad oggi oltre 14 miliardi di tonnellate di CO2 devono ancora trovare adeguata allocazione. D’altra parte il target del 32% dei consumi finali lordi di energia presuppone che circa i 2/3 della domanda elettrica derivino da produzione di elettricità verde. Date le circostanze politiche al contorno negli organismi Ue si può ritenere che l’obiettivo, anche se non sufficiente, sia piuttosto ambizioso. Ci sono poi singoli Paesi in larga parte favorevoli a incrementare ulteriormente il target delle rinnovabili, e una nota di ottimismo deriva dall’abbassamento dei costi delle tecnologie: per esempio il fotovoltaico ha dimezzato i suoi costi dal 2014 e qualcosa di simile sta avvenendo per l’eolico on shore rendendo la grid parity con i fossili  un obiettivo praticabile in tempi brevi».

L’Enea ha recentemente avvertito che l’Italia, in fatto di rinnovabili e decarbonizzazione, è sostanzialmente ferma al 2014. La Strategia energetica nazionale (Sen) approvata l’anno scorso è coerente con i nuovi obiettivi Ue sulle rinnovabili o è necessario indirizzare gli sforzi in altra maniera?

Per quanto riguarda le rinnovabili il burden sharing assegnato all’Italia (quota del 17% di energia elettrica soddisfatta da rinnovabili al 2020) è stato raggiunto già nel 2015 con un anticipo di 5 anni sull’obiettivo. Il dato sula decarbonizzazione è meno positivo se si depura dagli effetti congiunturali della crisi economica. In ogni caso, la ridefinizione degli obbiettivi europei dovrà comportare una revisione della Strategia energetica nazionale approvata alla fine del 2017. In realtà l’Italia dovrà fare molto di più, elaborando il programma Energia Clima 2030-2050 e estendendo l’attenzione ad altri comparti della transizione energetica, dai trasporti all’edilizia, dall’industria all’agricoltura.

Superfluo notare che, al momento, nel nostro Paese l’attenzione sulle sfide che ci attendono è assolutamente insufficiente. L’ultimo atto positivo dell’azione di Governo è stata l’adesione, insieme alle maggiori economie del mondo, a Mission innovation avvenuta proprio l’ultimo giorno della Cop21 di Parigi: Mission innovation è un programma internazionale che ha come obiettivo il raddoppio in 5 anni dei fondi pubblici per l’innovazione tecnologica in ambito energetico (efficienza energetica e fonti rinnovabili).

Come ci ha insegnato, l’unica energia pulita al 100% è quella che non viene consumata. L’Ue al proposito ha trovato un accordo anche per l’efficienza energetica (32,5% al 2030): lo trova adeguato? E i progressi italiani in questo campo sono sufficienti?

«L’Italia è stata da sempre una pioniera della efficienza energetica, data la sua storica dipendenza dall’importazione di fossili. L’impegno nella attuazione della Direttiva sull’efficienza energetica ha portato ad un tasso di risparmio del 1,4% annuale dalle politiche attive confrontate con il risparmio totale; questo tasso è però insufficiente per rispettare l’impegno degli obiettivi europei, che presuppongono il recupero di una maggiore efficienza energetica  con un tasso di almeno il 1,5%.

L’obiettivo del 32,5% di incremento dell’efficienza energetica al 2030  è realistico e realizzabile, anche se l’adeguatezza andrebbe misurata sull’obiettivo conclamato a Parigi di contenere l’aumento di temperatura nella biosfera “ben al di sotto” dei +2 °C: sotto questo profilo è probabilmente ancora inadeguato. Non va trascurato neppure il ruolo crescente dell’energia elettrica, che secondo la Iea coprirà nel 2040 il 40% dell’incremento dei consumi mondiali e faciliterà il percorso della decarbonizzazione, visto che i kWh prodotti saranno sempre più verdi».

Il nostro Paese è guidato per la prima volta da un governo M5S-Lega, forze politiche che nel loro “contratto di governo” non hanno dettagliato obiettivi precisi e quantificabili in tema d’ambiente. Quali pensa dovrebbero essere le priorità dell’esecutivo nella definizione della politica climatica ed energetica italiana?

«Il Movimento 5 Stelle ha da tempo interiorizzato i temi ambientali e quelli della transizione energetica basata sulla sostituzione dei fossili con le rinnovabili e l’incremento dell’efficienza. Non sono in grado di fare previsioni sul fatto che nell’azione di Governo prevalga questa impostazione rispetto alla visione tendenzialmente sviluppista della Lega.

È anche vero che nel cosiddetto “contratto di governo” non c’è molto, ma la scelta di Davide Crippa come possibile sottosegretario del ministero della Sviluppo economico con delega all’Energia mi rende moderatamente ottimista; l’ho incontrato in alcune occasioni in iniziative promosse dalle Esco e ho fatto con lui un dibattito nell’ambito degli Stati generali dell’efficienza energetica, dove ha espresso opinioni condivisibili. Il limite più evidente nelle sue prime esternazioni dopo l’assunzione di responsabilità di Governo è nella tendenza a continuare a esprimersi come se fosse ancora all’opposizione.

Dato che il Mise deve coordinare l’azione propria e del ministero dell’Ambiente per il Piano Clima Energia che dovrà essere presentato e discusso con la Commissione europea alla fine del 2018, vedremo presto le priorità dell’esecutivo nella definizione della politica climatica ed energetica. Volendo suggerire alcuni obiettivi di maggior dettaglio penso che grande attenzione debba essere data dal Governo allo storage che è in grado di far superare le criticità della discontinuità e della scarsa densità tipiche delle rinnovabili; alle smart grid che coniugano l’efficienza e l’uso integrato delle rinnovabili; alla mobilità elettrica che rappresenta la chiave per la decarbonizzazione del sistema di trasporto, sia pubblico che privato; all’efficienza energetica negli edifici e all’informatizzazione dei processi industriali».