Le proposte del Coordinamento Free in vista dell’incontro al Mise il 25 settembre

Rinnovabili, lo schema di decreto sugli incentivi è ancora lontanissimo dagli obiettivi 2030

Dopo due anni di attesa ci sono alcuni miglioramenti, ma «la capacità complessiva prevista (6.920 MW) è superiore a quella della bozza di decreto del vecchio governo soltanto per 595 MW: tenuto conto dei 700 MW aggiuntivi per l’amianto, l’insieme degli altri contingenti risulta addirittura ridotto»

[19 settembre 2018]

Il prossimo 25 settembre il Salone degli arazzi del ministero dello Sviluppo economico ospiterà l’incontro fra Mise, ministero dell’Ambiente e associazioni di categoria (quelle invitate) sullo schema di decreto ministeriale di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. «Il decreto non è chiuso – spiega il sottosegretario del Mise Davide Crippa – C’è da definire una serie di questioni quali, ad esempio, gli impianti da realizzare su siti inquinati, l’obbligo di bonifica dei terreni e la salvaguardia per singola tecnologia, all’interno di gruppi di tecnologie concorrenti, per evitare eventuali penalizzazioni. Ma questo vogliamo farlo insieme alle associazioni». L’obiettivo finale, come spiegano dal ministero dello Sviluppo economico, è quello di contribuire ad attuare gli obiettivi nazionali ed europei in vista del 2030, promuovendo e incentivando la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

A che punto siamo, su questo fronte? Sicuramente in incredibile ritardo sui tempi – non per demeriti dell’attuale governo, insediatosi pochi mesi fa – dato che in ballo c’è un decreto che uscire prima nel 2016, poi nel 2017, in modo di varare le prime iscrizioni a registro e le prime gare a inizio 2018. Ma arrivati a questo punto, a stupire sono soprattutto i contingenti di potenza che si intende incentivare.

In vista della riunione del 25 settembre, il Coordinamento Free – ovvero la più grande associazione del settore presente in Italia – ha inviato al Mise le proprie osservazioni allo schema di decreto, sottolineando proprio come sia necessario che «gli innalzamenti degli obiettivi al 2030, decisi a livello europeo, grazie anche al contributo del Governo italiano, rende essenziale l’innalzamento dei contingenti fin qui previsti». Eppure nello schema di decreto tutto questo non c’è.

La più vistosa miglioria introdotta dal governo M5S-Lega sta nella premialità – in aggiunta agli incentivi sull’energia elettrica – riconosciuta a 700 MW di fotovoltaico da installarsi in sostituzione di coperture di edifici su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto, ma osservando lo schema di decreto in una prospettiva più ampia il vantaggio si perde. «La capacità complessiva prevista nell’attuale decreto (6.920 MW) è superiore – dettaglia il Coordinamento Free – a quella della bozza di decreto del vecchio governo soltanto per 595 MW: tenuto conto dei 700 MW aggiuntivi per l’amianto, l’insieme degli altri contingenti risulta addirittura ridotto. Poiché, per realizzare gli obiettivi 2021-2030 sarà necessaria una potenza aggiuntiva media annua di almeno 5,5 GW, l’incremento medio previsto dal decreto (2,3 GW/anno) è meno della metà, pertanto insufficiente a garantire un raccordo nel periodo oggetto del presente decreto. Si richiede pertanto di adeguare il valore del contatore previsto per il tetto di spesa agli obiettivi complessivi più avanzati». Obiettivi che, ricordiamo, il ministro Di Maio avrebbe voluto ancor più virtuosi di quelli poi decisi in sede europea.

Se questa è la lacuna più evidente, dal Coordinamento free avanzano anche numerose altre richieste di modifica allo schema di decreto. Per quanto riguarda ad esempio eolico e fotovoltaico, rinnovabili cui «spetterà il compito di sostenere la maggior parte della nuova potenza da istallare tra il 2021 e il 2030», l’associazione chiede che «sia per i registri che per le aste, all’interno di ogni procedura venga fissato un margine minimo di capacità (40%) sotto la quale né l’eolico né il fotovoltaico possono scendere».

Per gli impianti geotermoelettrici invece, accanto alla prescrizione di ridurre di almeno il 98% del livello di idrogeno solforato e di mercurio attraverso il sistema di abbattimento (Amis), secondo il Coordinamento Free «va ripristinato il vincolo della totale reiniezione del fluido geotermico nelle formazioni di provenienza»; una richiesta, questa, che potrebbe però risultare eccessivamente tranchant, in quanto ad oggi la reiniezione permette di ripristinare il 100% del fluido estratto con impianti binari, mentre negli impianti a vapore solo una parte dei fluidi geotermici estratti viene reiniettata, con percentuali che vanno dal 30% nei campi a vapore dominante fino quasi al 90% in campi a fluido bifase o ad acqua dominante. Privilegiare sempre e comunque il 100% di reiniezione – quando questa è legata profondamente al tipo di sottosuolo, a quello dei circuiti idrotermali e dell’idrogeologia superficiale – potrebbe limitare quindi in modo indiscriminato le tecnologie non binarie già impiegate da moltissimi anni e con crescente successo (ambientale e produttivo) in Toscana; occorre inoltre considerare che è già nell’interesse del gestore di impianti geotermoelettrici spingere su una reiniezione intelligente, in quanto questa gioca un ruolo fondamentale dal punto di vista economico, per prevenire la diminuzione di pressione di un serbatoio idrotermale e quindi per garantirne nel tempo la produttività.

Per quanto riguarda poi il comparto idroelettrico, secondo il Coordinamento Free andrebbe «previsto esplicitamente un contingente per gli interventi di rifacimento, in quanto esiste un grande potenziale nel rinnovo del parco idroelettrico italiano, poiché il 70% degli impianti idroelettrici italiani ha più di 50 anni. Valutazioni prudenziali, riferite all’esperienza della Provincia di Bolzano, unica ad avere già rinnovato le concessioni scadute, indicano che si possa produrre, a regime, una maggiore potenza di oltre 3.000 MW e una maggiore produzione di ben dieci miliardi di kWh annui, con un aumento del 22% rispetto alla situazione attuale».

«Infine – conclude l’associazione di categoria – sollecitiamo la tempestiva presentazione del secondo decreto sulle rinnovabili innovative, per consentire che i relativi registri e bandi possano iniziare nel 2019».