Negli ultimi 5 anni un disastro per il nostro Paese, mentre altrove si corre

Rinnovabili: nel mondo i posti di lavoro sono cresciuti del 37%, in Italia sono calati del 20%

Ronchi: stiamo rinunciando a puntare sullo sviluppo di «uno dei settori a più alto potenziale occupazionale»

[26 luglio 2017]

Secondo gli ultimi dati resi disponibili dall’Irena – l’International renewable energy agency – i posti di lavoro creati nell’ambito delle energie rinnovabili sono cresciuti ulteriormente nel mondo nel corso dell’ultimo anno, arrivando a riguardare a fine 2016 circa 9,8 milioni di persone.

A livello internazionale la quota maggiore di occupati nel settore si trova in Cina, con 3,643 milioni di persone impiegate nella green economy delle rinnovabili; a seguire l’Europa (1,163 milioni di occupati, localizzati soprattutto in Germania), il Brasile (876mila occupati) gli Usa (777mila occupati, mentre l’industria del carbone ne occupa oggi 55mila contro i 174mila di 30 anni fa).

Si tratta di una crescita incredibile, a livello globale: un salto del +37% in neanche 5 anni, considerando che nel 2012 gli occupati nel settore delle rinnovabili erano 7,14 milioni.

E l’Italia? Come si evince dalla classifica Irena, il nostro Paese – anche per le oggettive dimensioni demografiche – non rientra sul podio, sebbene ricompreso nella “virtuosa” Europa. Scendendo a un maggiore livello di dettaglio emergono però purtroppo le enormi opportunità che non abbiamo saputo cogliere negli ultimi anni.

Secondo i dati di EurObserv’Er snocciolati da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed ex ministro dell’Ambiente, l’occupazione nelle rinnovabili «in Italia è addirittura diminuita da 121.850 occupati nel 2011 a 97.100 nel 2015, un meno 20%».

Come ricorda Ronchi, vulgata vuole che da qualche anno in Italia la crescita delle rinnovabili sia «ridotta ai minimi termini perché nel settore elettrico avremmo già investito una quota notevole di incentivi e negli altri settori (termico e biocarburanti) dovremmo procedere con prudenza».

Tutto questo però  mentre, ricordiamo, il mondo dell’energia pulita avanzava del 37%. «Le rinnovabili sono sempre più competitive e, con minimi incentivi, consentono di ottenere vantaggi non solo ambientali, ma tecnologici e occupazionali. In Italia – spiega Ronchi – rischiamo il paradosso di aver utilizzato incentivi abbondanti quando le rinnovabili erano più care e oggi, che sono più competitive, di perdere il treno, rinunciando di puntare con la necessaria determinazione sullo sviluppo di uno dei settori a più alto potenziale occupazionale».