Rinnovabili, il provvedimento spalma incentivi non convince nemmeno il Pd

L’associazione delle imprese di settore annuncia battaglia

[13 maggio 2014]

Crescono le contrarietà all’ipotesi di un provvedimento retroattivo e obbligatorio del governo sulle energie rinnovabili, come sarebbe l’annunciato “spalma incentivi”. AssoRinnovabili, l’associazione che rappresenta oltre 500 imprese attive in Italia e all’estero nella produzione di energia rinnovabile per oltre 20.000 MW installati, ha espresso la sua totale contrarietà, ma anche dal principale azionista di maggioranza del governo Renzi, il Pd, si levano voci di dissenso.

Secondo Miriam Cominelli, una democratica della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, «La misura sulle rinnovabili ipotizzata dal Ministero dello Sviluppo Economico, il cosiddetto spalma incentivi,  rischia di affossare un settore strategico della green economy e di mettere in crisi migliaia di piccole e medie imprese coinvolte. E’ una misura che  così come attualmente formulata, deve essere assolutamente modificata perché getta nella totale incertezza il settore e rischia di bloccare tutti gli investimenti in essere. Un’ipotesi non certo auspicabile, per un settore che negli ultimi anni ha già scontato continue modifiche legislative, ponendo il nostro Paese in una situazione critica anche nei confronti dell’Europa che in più occasioni si espressa sulla necessità di evitare norme simili. Il settore delle rinnovabili in questo periodo di crisi economica è stato tra i pochi che, in controtendenza, ha aumentato l’occupazione e sarebbe un grave errore porre un’ulteriore freno su quella che rappresenta l’unica via per uscire dalla dipendenza dal petrolio e ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera. Il Governo convochi subito un tavolo con le associazioni di categoria e le imprese per arrivare ad una soluzione che eviti di porre la pietra tombale su uno dei comparti più vitali della nostra economia».

E le associazioni di categoria annunciano battaglia, AssoRinnovabili in testa: «La misura ipotizzata dal Mise, attraverso una variazione unilaterale dei contratti in essere tra Stato e imprese, andrebbe a ridurre ulteriormente e ingiustificatamente la profittabilità degli impianti fotovoltaici. Tale misura produrrebbe molti risultati disastrosi tra cui: il Governo avrà un pessimo ritorno d’immagine e di credibilità poiché verrebbero minati i principi dello stato di diritto e della Costituzione; il Governo avrà un’importante battuta d’arresto nel riposizionamento dell’Italia nell’Unione Europea, che in più occasioni si è espressa sulla necessità di evitare norme simili; gli investitori, che hanno fatto affidamento su contratti certi firmati con un’azienda dello Stato Italiano (GSE), congeleranno tutti i progetti di sviluppo in Italia e il piano infrastrutturale verrà boicottato; il sistema del credito avrà forti sofferenze e rallenterà la ripresa economica del Paese; la stragrande maggioranza degli operatori fallirà, con seri impatti occupazionali e gravi impatti anche sul sistema bancario;  lo Stato perderà importanti entrate fiscali per un valore pari a oltre 600 milioni di euro».

Un quadro fosco, con preoccupazioni che emergono anche nel rapporto internazionale di Irene del quale parliamo in un’altra pagina del giornale, e che Agostino Re Rebaudengo, presidente di assoRinnovabili, conferma pienamente: «Già solo l’intenzione del Governo sta provocando forti contraccolpi nel sistema creditizio che di fatto ha “congelato” i nuovi finanziamenti, paralizzando il settore con ripercussioni occupazionali ingenti per i circa 100.000 addetti del fotovoltaico, ma anche per le casse dello Stato, che potrebbero rinunciare a entrate fiscali per oltre 600 milioni di euro. A livello Paese, l’enorme impatto negativo vanificherebbe gli auspicati marginali benefici sulle Piccole e Medie Imprese (PMI).

Peraltro,  l’obiettivo del Governo di ridurre le bollette elettriche è già stato ottenuto proprio grazie alle fonti rinnovabili, che nell’ultimo anno e mezzo hanno fatto diminuire il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso da 70 a 45 €/MWh per un risparmio complessivo compreso tra 7 e 8 miliardi di euro. Se le PMI e i cittadini non hanno ancora ottenuto questi benefici non è certo responsabilità delle rinnovabili. Ricordo inoltre che il settore fotovoltaico è già stato penalizzato da interventi regolatori retroattivi che avranno un impatto di oltre 1 miliardo di Euro all’anno. Le rinnovabili rappresentano il presente e il futuro per la capacità di produrre vantaggi per il sistema economico, per l’obiettivo strategico di preservare l’indipendenza energetica del Paese e per la salvaguardia sempre più urgente dell’ambiente. Questo Governo a parole si dice favorevole alla green economy, ma alla prova dei fatti si sta dimostrando fortemente incoerente. Mi auguro che prima delle prossime elezioni europee venga espresso un orientamento chiaro e duraturo».

AssoRinnovabili ha avviato con il Mise un tavolo di confronto in cui si stanno analizzando diverse soluzioni alternative che consentirebbero al Governo di perseguire il condivisibile obiettivo di ulteriore riduzione del costo finale dell’energia elettrica per le Pmi senza mettere in ginocchio il settore.