Riqualificazione degli edifici: è verde l’unica strada sostenibile per far ripartire l’edilizia

[20 giugno 2013]

L’Europa impone agli Stati membri di fissare requisiti minimi di prestazione energetica l’edilizia nuova o esistente, assicurare la certificazione energetica e disciplinare i controlli sugli impianti di climatizzazione, cioè chiede di rendere più efficiente e sostenibile il nostro patrimonio edilizio, a partire da quello pubblico.

Mentre l’industria manifatturiera è in stallo a causa della crisi e tra il 2009 e il 2010, ha subito un forte contraccolpo in particolare nel settore delle costruzioni e, a cascata, in tutti gli altri settori legati all’impiantistica. Se si tengono insieme i due aspetti, risulta quasi automatico indirizzare il comparto edilizio verso il settore delle riqualificazioni “green” per frenarne la caduta libera.

Un passo indietro sui numeri, forniti in occasione dell’evento “Comfort Technology. Progettare l’efficienza” tenutosi oggi presso la Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma. Il 63% del totale del patrimonio edilizio pubblico italiano (45.000 edifici scolastici, 20.000 immobili demaniali, 7.500 presìdi extra ospedalieri + 1.300 ospedali, più di 13mila edifici per uffici) ha più di 35 anni; il consumo annuo per unità di superficie (circa 250 kWh/m2a) è nettamente superiore alla media di quello degli altri paesi europei (stima “Brita PuBs”) e i consumi energetici generano una spesa annua complessiva pari a oltre 4.500 milioni di euro (stima Consip). Quindi siamo di fronte ad un patrimonio edilizio fortemente “energivoro” (circa un terzo dei consumi energetici nazionali) e di gran lunga superiore alla media dei patrimoni pubblici degli altri paesi europei che ha bisogno di essere ristrutturato e valorizzato per contribuire al raggiungimento dei valori soglia identificati dal pacchetto 20-20-20 imposto dal Protocollo di Kyoto.

Se poi aggiungiamo che la sola Pubblica amministrazione spende ogni anno 2,3 miliardi di Euro in riscaldamento, ed entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a “energia quasi zero” si comprendono i ritardi del nostro paese ma anche le opportunità di lavoro in un settore della green economy che è anche supportato dalle iniziative economiche di governo. «Promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici, sostenere la diversificazione energetica e conseguire gli obiettivi nazionali in materia ambientale saranno gli obiettivi che l’industria del comparto costruzioni, impiantistica e idrotermosanitario avrà nei prossimi anni- ha dichiarato Massimiliano Pierini, Business Unit Director Reed Exhibitions Italia e Direttore Mce, Mostra convegno expocomfort- E sono certo che sarà pronta ad evolversi puntando sulla ricerca del valore aggiunto, che specialmente nel settore dell’Energy Technology vuol dire servizi e soluzioni personalizzate per rispondere alle esigenze di un nuovo modo di vivere e consumare».

Questa in effetti è la sfida. L’industria manifatturiera e la filiera della produzione e distribuzione dei comparti caldo, freddo, acqua e energia saranno in grado di rinnovarsi e rispondere alle richieste?