Unep e Oms intensificano la collaborazione, ma serve anche l’impegno delle singole nazioni

Arrivano dai rischi ambientali 12,6 milioni di decessi l’anno: un tema da campagna elettorale?

Anche in Europa inquinamento atmosferico, dell’acqua, acustico e sostanze chimiche sono «all’origine del 15% dei decessi»

[23 gennaio 2018]

È ufficialmente iniziata a Davos, in Svizzera, l’edizione 2018 del World economic forum che pone i rischi ambientali alla testa dei maggiori pericoli – secondo i circa mille esperti consultati – che il mondo potrebbe trovarsi ad affrontare nell’anno in corso. Come abbiamo infatti già documentato, tra i 30 rischi globali a cui è stato chiesto agli esperti di stabilire l’ordine di priorità, tutti e cinque i rischi ambientali (condizioni meteorologiche estreme, collasso dell’ecosistema, disastri naturali, disastri causati dall’uomo, e il fallimento della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici) sono stati classificati tra i primi posti in termini di probabilità che si verifichino e impatto.

Che cosa significa? Per associare alla probabilità di un rischio la concretezza dei fatti già avvenuti viene in soccorso direttamente l’Onu. Nei giorni scorsi il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno firmato un accordo – definito come il più significativo sul tema da oltre quindici anni – per intensificare la loro collaborazione, volta a mitigare i pericolo che ci già ci assediano a causa del degrado ambientale; un degrado auto-inflittoci.

«La nostra salute è direttamente correlata a quella dell’ambiente in cui viviamo. Tutti insieme, i pericoli legati all’aria, all’acqua e alle sostanze chimiche uccidono circa 12,6 milioni di persone all’anno – ha ricordato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ricordando gli esiti di un recente studio diffuso dall’Onu – Questo non può e non deve continuare».

Sebbene tali decessi si verifichi «nei paesi in via di sviluppo in Asia, Africa e America Latina», dove l’inquinamento ambientale provoca i suoi impatti più drammatici, anche Paesi di antica industrializzazione come l’Italia mantengono profili di rischio rilevanti. Come recentemente sottolineato all’Arpat da Giuseppe Lo Presti, alla guida della Direzione generale per le valutazioni e autorizzazioni ambientali del ministero dell’Ambiente, l’importanza «di considerare il nesso tra pressioni ambientali e rischi per la salute umana è stata sottolineata sia dall’Ue che dalle Nazioni Unite. È infatti assodato, sia a livello europeo che internazionale, che lo stato qualitativo dell’ambiente, in tutti i suoi aspetti (acqua, aria, inquinamento acustico, produzione ed uso di sostanze chimiche), influenzi in maniera significativa lo stato di salute e il benessere della popolazione. In particolare il 7° Programma Europeo di azione per l’ambiente “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta”, all’obiettivo n.3 (“proteggere i cittadini dell’Unione da pressioni legate all’ambiente e da rischi per la salute il benessere”), fa riferimento proprio ai fattori di pressione ambientale che sono all’origine del 15% dei decessi nell’area europea: inquinamento atmosferico generato da trasporti ed emissioni industriali; qualità delle acque di balneazione e dell’acqua potabile; produzione e uso di sostanze chimiche; inquinamento acustico».

Non a caso sono molti gli elementi in comune con quelli individuati nell’accordo siglato tra Oms e Unep, che pone al centro della loro collaborazione la qualità dell’aria, la mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, la qualità dell’acqua e la gestione sostenibile di rifiuti e prodotti chimici. Temi che rimangono al centro delle esigenze anche dell’ambiente italiano (o meglio dei cittadini che lo abitano), e che sarebbe utile e necessario ritrovare finalmente non solo all’interno dei meeting internazionali ma anche al centro della campagna elettorale in corso.