Risorse in deficit, è tempo di sfruttare le miniere spaziali?

Usiamo dunque le risorse naturali dello spazio. Ma: adelante Obama, con judicio

[26 giugno 2013]

Il futuro dell’industria mineraria è nello spazio, titolava un documento della American University di Washington nel 1995. Ebbene, quel futuro sembra essere arrivato. Il programma per estrarre metalli e, magari, pietre preziose nel cosmo e portarli sulla Terra è iniziato. Ne ha dato annuncio il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nella scorse settimane. E lo ha descritto l’amministratore della Nasa, Charles Bolden, la scorsa settimana quando è venuto a Roma per chiedere la collaborazione dell’Italia al nuovo ministro della ricerca, Maria Chiara Carrozza, e al presidente dell’Agenzia spaziale Italiana, Enrico Saggese.

Le miniere spaziali utilizzabili non sono sulla Luna. Il nostro satellite naturale è certo l’oggetto cosmico più vicino alla Terra. Ma è anche troppo grosso. Difficile estrarre i metalli e ancor più difficile (leggi costoso) vincere la forza di gravità del nostro satellite naturale e portarli sulla Terra. Le miniere ideali sono su oggetti molto più piccoli, gli asteroidi. In questi piccoli oggetti cosmici che spazzano il sistema solare i metalli sono in superficie e la forza di gravità è modesta. Sugli asteroidi i costi di produzione sono bassi. Almeno così sperano gli scienziati e i tecnici, americani e non, che stanno studiando quella che già nel 1999 Mark Sonter su Space Future ha definito The Technical and Economic feasibility of mining the Near-Earth Asteroids: la fattibilità tecnica ed economica delle attività minerarie sugli asteroidi vicini alla Terra.

Lo studio è in fase avanzata. E ormai è già passato nella fare di realizzazione, seppure ancora a uno stadio iniziale.

Ma andiamo con ordine. L’esigenza di andare a cercare metalli (e, magari, pietre preziose) nasce da due limiti di diversa natura. Quello indicato dai coniugi Meadowes al Club di Roma nel 1972 e che va sotto il nome di «esaurimento delle risorse». Molte delle risorse in fase di esaurimento (o, almeno, di sempre più onerosa accessibilità) sono i metalli, in particolare i metalli pesanti. A iniziare dal platino. Trovare nuove fonti a costo accettabile è dunque un obiettivo dell’industria mineraria.

L’altra spinta viene dalla necessità e/o volontà di fare dell’esplorazione spaziale non un’attività meno costosa se non, addirittura, lucrosa. Insomma, cercare di guadagnare nel cosmo. Un’esigenza particolarmente avvertita negli stati Uniti.

Gli asteroidi sono oggetti piccoli ma ricchi di metalli, anche pesanti. Vi si può trovare una certa abbondanza di ferro, nickel, titanio, platino. Si calcola che ci siano almeno 2.000 asteroidi con un diametro di almeno un chilometro nelle vicinanze della Terra (in un raggio di poche decine di milioni di chilometri). Sono relativamente facili da raggiungere, più o meno come andare su Marte, e sono facili da trasformare in miniera.

Sono ormai molte le sonde inviate dalla Terra verso alcuni di questi oggetti. Da ultimo, la sonda Dawn: lanciata nel 2007, ha orbitato intorno all’asteroide Vesta e ora è in viaggio verso l’asteroide Cerere, dove conta di arrivare per il febbraio 2015.

Inoltre la Nasa sta progettando la navicella Orion, che dovrebbe essere quella che porterà l’uomo su Marte. Le tappe della missione Orion sono: orbita senza uomini a bordo intorno alla Luna entro il 2017; orbita entro il 2020 intorno alla Luna con uomini a bordo e poi, chissà, Marte o, appunto, un asteroide.

In queste missioni c’è già una notevole partecipazione italiana.

Ma a questo punto perché non allargare il campo e fare di queste due missioni i moduli preliminari per la realizzazione di un’industria mineraria spaziale? Per rispondere fattivamente a questa domanda nel 2010 è nata negli Stati Uniti una società privata, la Planetary Resources. Per ora si limita a mettere a punto piccoli telescopi in grado di individuare le “miniere spaziali”. Ma il suo obiettivo ultimo, appoggiato dal governo federale di Washington, è quello iniziare, in un futuro più o meno prossimo, l’attività estrattiva.

Obama è convinto che già il porsi questo obiettivo evoca una domanda di innovazione tecnologica che evoca innovazione e che si trasforma, già prima di portare a Terra un solo grammo di platino spaziale, in competitività delle industrie e nuovi posti di lavoro qualificato.

Non mancano le critiche al progetto. Ma le esperienze del passato dimostrano che la convinzione del presidente Usa non è affatto priva di fondamento.

Restano da studiare, tuttavia, anche altri possibili effetti economici dell’impresa mineraria spaziale, una volta che avrà avuto successo. Molti ricordano che quando Cristoforo Colombo ha scoperto il “nuovo mondo”, gli spagnoli iniziarono a portare nel “vecchio mondo” una quantità inusitata di metalli preziosi. Tale da generare un’inflazione così devastante da far crollare l’economia europea.

Usiamo dunque le risorse naturali dello spazio. Ma: adelante Obama, con judicio.