L’analisi del Centro comune di ricerca (Jrc) sui piani nazionali

Ristrutturazione edilizia per l’efficienza energetica, a che punto siamo in Italia e Ue?

Il settore residenziale responsabile del 40% del consumo di energia e del 36% delle emissioni di CO2, ma la strategia italiana rimane piuttosto generica

[20 ottobre 2016]

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L’efficienza energetica degli edifici è un settore strategico delle politiche Ue per quanto riguarda il risparmio di energia e la lotta ai cambiamenti climatici, e – nello specifico – l’articolo 4 della direttiva Ue sull’efficienza energetica impone agli Stati membri dell’Unione europea di “stabilire una strategia a lungo termine oltre il 2020 per mobilitare gli investimenti nella ristrutturazione di edifici residenziali e commerciali, al fine di migliorare il rendimento energetico del patrimonio edilizio”.

Si tratta di un percorso fondamentale da compiersi nella sua interezza: ad oggi, il settore residenziale è infatti responsabile del 40% del consumo di energia e del 36% delle emissioni di CO2 nell’Ue. Ovvero, come confermato anche per il contesto italiano, riscaldare e raffreddare le nostre case e uffici rappresentano le azioni più energivore e climalteranti della nostra quotidianità.

Per questo la Commissione Ue ad aprile 2014 ha invitato per la prima volta ogni paese membro a trasmettere le proprie strategie in merito, corredate dai piani nazionali per l’efficienza (Pnaee), affidandone poi la valutazione al Joint research centre of the european union (Jrc, Centro comune di ricerca). Una valutazione analizzata adesso anche dall’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana.

A livello europeo, sintetizza l’Arpat, il quadro che emerge non è omogeneo. Il 74% delle strategie affronti i temi principali della direttiva sull’efficienza energetica in modo soddisfacente. Tra queste dieci strategie, quelle di Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Romania, Slovenia, Spagna e Regno Unito, sono state addirittura considerate esemplari. Al contrario, le strategie di Austria, Bulgaria, Polonia, Portogallo e delle regioni della Vallonia e delle Fiandre belghe sono risultate non conformi ad almeno due dei requisiti fissati, anche se alcune di queste provengono da stati membri che vantano già un’efficace tradizione e attenzione nell’attuare misure per l’efficienza energetica.

E per quanto riguarda l’Italia? Lo scenario nazionale, riporta l’Arpat, secondo l’analisi del Jrc è troppo generico: si basa sui dati dell’ultimo censimento Istat del 2010 e su quelli raccolti soprattutto da Enea, Ance, Cresme, che non sono stati considerati esaustivi, ed inoltre è stato fornito solo il numero totale di edifici residenziali, senza riportarne le varie specifiche. Ciò non toglie che negli ultimi dieci anni le politiche energetiche nazionali si sono evolute in modo significativo – si riportano i Certificati Bianchi, le detrazioni fiscali e il conto termico, oltre ai diversi fondi e programmi introdotti per promuovere l’efficienza energetica degli edifici; tuttavia secondo il Jrc dovrebbe essere meglio dettagliata l’efficacia delle politiche esistenti o la necessità di nuove.

Nel caso italiano gli investimenti nelle ristrutturazioni sono considerati prioritari e la previsione è di investire nel settore 170-180 miliardi di euro entro il 2020 attraverso l’economia tradizionale e verde. I benefici vengono quantificati nell’orizzonte del 2020, quando si attende un risparmio stimato in 4,9 Mtep/anno, pari a una riduzione del 24% dell’energia primaria, ma – riporta ancora la sintesi Arpat – senza indicazioni di dettaglio.

Insomma, nonostante la spinta propulsiva di una buona serie di misure politiche già attuate, la strategia italiana è stata valutata non sufficientemente strutturata e piuttosto generica, e in definitiva non sembra accogliere pienamente le prescrizioni dell’art.4 (anche se, avverte il Jrc, sarebbe necessario disporre di maggiori dettagli). La valutazione del Jrc sui paesi dell’Ue è invece complessivamente positiva, ma anche in questo caso ci si attendono comunque miglioramenti, con una nuova valutazione sarà effettuata nel 2017 (e successivamente in modo costante ogni 3 anni).