Eurobond e fisco verde per l’eco-innovazione le speranze dall’Ue

Ronchi: «Il mondo della green economy dovrebbe chiedere la revisione del fiscal compact»

Crollano gli stanziamenti dello Stato per l’ambiente, tagli per 2/3 in 6 anni

[15 aprile 2014]

Il Meeting di primavera 2014, l’appuntamento annuale della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha come tema “Imprese e lavori per una green economy”; lo stesso che verrà affrontato, a novembre, nel corso degli Stati generali della green economy. E in questa sorta di primo, sostanzioso assaggio è tornata a mordere la necessità di «un nuovo progetto di sviluppo sostenibile per l’Europa, un green new deal che sappia interpretare i nuovi bisogni, cogliere i deboli segnali di ripresa in atto e che si basi su misure incisive e innovative   – in primo luogo la revisione del fiscal compact – su strumenti finanziari idonei e su una fiscalità ecologica a livello europeo».

Secondo la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, «gli strumenti per dare vita a questo grande progetto di sviluppo europeo in chiave green  sono l’alleggerimento del peso debito pubblico tenendo bassi i tassi di interesse; l’aumento della liquidità per i nuovi investimenti con un ruolo più attivo della BCE come banca centrale: la possibilità di utilizzare gli eurobond per finanziare gli investimenti per l’ eco-innovazione senza pesare sul debito pubblico e  una riforma fiscale ecologica europea che riduca il prelievo su lavoro e imprese, aumentandolo su inquinamento e consumo di risorse, così da rilanciare uno sviluppo pulito a maggiore occupazione».

Uno studio di Unep e International labour organization (Ilo) stima che nei prossimi 20 anni nel mondo la green economy potrebbe generare dai 15 ai 60 milioni di posti di lavoro. In Italia, secondo i calcoli di Guida ai green jobs, i posti di lavoro verde sarebbero oltre 1.400.000 con picchi nelle risorse agroforestali (400.000) e nelle energie rinnovabili (150.000).

Il Meeting di primavera 2014 ha riproposto dunque i dati italiani: nell’ultimo quinquennio gli indicatori economici sono tutti i di segno negativo (-16%) i prestiti bancari tra il 2007 e il 2013; -24% la produzione industriale fra il 2008 e il 2013: raddoppio della disoccupazione giovanile tra il 2007 e il 2013 dal 20,6% al 40%); mentre la green economy, nonostante la lunga crisi, mostra molte positività. La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è passata da 58.164 GWh del 2008 a 108.500 GWh del 2013 (il fotovoltaico è passato da 193 a 22.400 GWh), ma sono calati gli investimenti passati da 23,66 miliardi del 2011 a 4,5 del 2013.I risparmi energetici fatti grazie alla detrazione del 55% tra il 2007 e il 2012 sono stati di 8899 GWh, ma tra il 2010 e il 2012 sono diminuiti del 55%. Il valore economico dei prodotti biologici acquistati in Italia continua a crescere dal 2008 anche se dal 2010 la crescita è rallentata. Tra il 2008 e il 2012 diminuiscono i passeggeri e le merci trasportate, ma aumentano i passeggeri del trasporto pubblico locale. In calo le registrazioni Emas, da 248 del 2008 a 75 nel 2013. In calo, tra il 2008 e il 2012 la produzione di rifiuti e in aumento la raccolta differenziata (da 9.933 Kt a 11.965) e la percentuale di imballaggi inviati al riciclo (dal 60% al 67%), al netto delle solite e tutt’altro che ignorabili incertezze riguardo all’affidabilità di questi due ultimi dati. Quel che è certo è che crollano gli stanziamenti dello Stato per l’ambiente, passando da 1.832 milioni del 2008 agli 828 del 2012 fino ai 605 milioni di euro nelle previsioni di competenza del 2014.

Il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi (nella foto), ha concluso: «Le imprese green e i green job stanno facendo i conti con la crisi, anche se alcuni indicatori ci dicono che l’ economia verde ha resistito meglio dell’ economia tradizionale. Ma le politiche europee durante questa crisi sono state largamente carenti e stanno alimentando sfiducia e euroscetticismo.  Il mondo della green economy dovrebbe chiedere  la revisione del fiscal compact, perché far prevalere tetti e vincoli provoca riduzione della ricchezza e di conseguenza delle entrate fiscali, aumento della spesa sociale e conseguente aumento del debito pubblico».