Rossi, l’Alitalia e la Bad Company

[10 ottobre 2013]

L’ idea che lo Stato debba intervenire un’ altra volta per acquistare Alitalia e così salvarla dalla vendita o dal fallimento non può non lasciare molto perplessi.

Berlusconi con la difesa dell’ italianità di Alitalia ci vinse nel 2008 un pezzo i campagna elettorale. Poi creò la bad company che costò allo Stato 4 miliardi e svendette ai “capitani coraggiosi” la compagnia di bandiera.

Se ben ricordo il progetto Prodi che prevedeva la cessione ad Air France avrebbe comportato un guadagno di 6 miliardi all’ Italia. Ma non si attuò perché – disse il Cavaliere – avrebbe ferito il nostro orgoglio nazionale, e soprattutto, dico io, i vari Riva, Colaninno, Marcegaglia, Benetton che scrutarono l’ occasione di fare buoni profitti.

Ora che non si è riusciti a farli, siamo di nuovo a chiedere allo Stato di intervenire.

Un comunista serio, non privo di cultura liberale, come Giorgio Amendola per identificare questo fenomeno negli anni 70 del secolo scorso parlava di ” socializzazione delle perdite e di privatizzazione dei profitti “.
Un vizio antico del capitalismo nostrano; o meglio di una parte, perchè conosco tanti imprenditori che non chiedono, rischiano del proprio e sono competitivi sui mercati internazionali.

Leggo poi che Moretti si sta occupando del problema. L’ ad di RFI è uomo capace e di valore. Ma non sarebbe meglio chiamarlo ad occuparsi dei treni regionali e del loro stato disastroso?

Insomma, io credo che, se si vuole davvero cambiare, c’ è bisogno di più coraggio e di scelte più radicali.

Dalla pagina facebook di Enrico Rossi, presidente Regione Toscana