Grazie al progetto toscano “Arcipelago pulito” hanno pescato 16 quintali di rifiuti in 4 mesi

Salva mare, presto una legge nazionale avrà come esempio i “pescatori spazzini” di Livorno

«Io la legge la deposito entro la prima settimana di ottobre, poi ovviamente deve passare per il Parlamento», dichiara il ministro dell’Ambiente Sergio Costa

[17 settembre 2018]

La sperimentazione toscana che vede protagonisti i “pescatori spazzini” di Livorno, in grado di liberare il mare da oltre 16 quintali di rifiuti pescati con le loro reti in quattro mesi, sta facendo scuola a livello nazionale. Intervenendo su Radio 24 – a Si può fare, il buongiorno del week end sulla radio de Il Sole 24 Ore –, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha confermato che verrà presentata a breve una legge sul tema.

«Sì, confermo che vogliamo cogliere l’esperienza toscana per farne una legge nazionale – ha dichiarato Costa – A me piacerebbe che si chiamasse Salva mare, giocando anche sulle parole, perché c’è mare ma anche amare, quindi si parla anche di amare il mare. Io la legge la deposito entro la prima settimana di ottobre, poi ovviamente deve passare per il Parlamento».

Al momento non sono disponibili dettagli sulla proposta di legge, e non è neanche chiaro come la proposta del ministro Costa si articolerà con una pdl già depositata in Parlamento – da parte della deputata LeU Rossella Muroni, ex presidente nazionale di Legambiente – sullo stesso tema, e sempre ispirandosi al progetto sperimentale toscano Arcipelago pulito. Di sicuro rimarrà centrale l’interlocuzione con i pescatori: «Vorrei costruire questo meccanismo insieme agli attori principali – ha infatti continuato Costa –, come i pescatori. Cosa vuol dire? Cari pescatori, questa vostra raccolta di plastica che prendete nel pescato (oltre il 50% del pescato che loro prendono tutti i giorni è plastica) non rigettatela in mare ma potete riportarlo alle isole ecologiche».

Occorre precisare che il dato riportato dal ministro, se riferito al contesto toscano, risulta fortunatamente sballato: i dati preliminari mostrano come i pescatori toscani issino ogni giorno sulle proprie barche un ammontare di rifiuti pari a circa il 6% del pescato (percentuale ragguardevole, ma ben lontana dal 50%). Che fine fanno questi rifiuti?

Anziché ributtarli in mare, grazie al progetto Arcipelago pulito i pescatori li depositano in porto all’interno di appositi cassoni; l’azienda Labromare periodicamente li svuota, la cooperativa Cft trasporta i rifiuti alla Revet di Pontedera – azienda leader nell’economia circolare toscana – che li analizza e classifica per poi destinarli al riciclo (circa il 20% dei rifiuti pescati) o allo smaltimento. In tutto questo la Guardia costiera vigila in mare sul corretto svolgimento delle operazioni, Unicoop Firenze destina come incentivo ai pescatori parte del ricavato del centesimo che soci e clienti pagano per legge dall’inizio del 2018 per le buste in mater-b dell’ortofrutta, mentre Legambiente offre il proprio contributo in termini di esperienza scientifica e sensibilizzazione. Un cerchio virtuoso che potrebbe presto far bene all’intero Paese, e non solo alla Toscana.

L. A.