Sblocca Italia, tanto asfalto e poco ferro. Ecobonus ancora a rischio

Per Green Italia «visione da anni’60, tanti soldi pubblici e project financing fasullo»

[27 agosto 2014]

Doveva essere il cambio di passo del Paese, e invece per lo Sblocca Italia del governo Renzi/Alfano le critiche non fanno che aumentare. Oggi sono  Monica Frassoni e Anna Donati, esponenti di Green Italia, a commentare  le anticipazioni sui contenuti del decreto che dovrebbe essere approvato dal Consiglio il 29 agosto: «Di cura del ferro per le città con treni, tram e metropolitane che mancano per i pendolari, che è il vero problema e deficit italiano rispetto al resto d’Europa, poco e niente. In compenso tanto nuovo asfalto, molto spesso inutile e costoso, finanziato con soldi pubblici e project financing fasullo: le priorità infrastrutturali che dovrebbero entrare nello “sblocca Italia” per rilanciare, nelle intenzioni del Governo, i cantieri e l’economia del Paese sono un lungo elenco di autostrade, dalla Orte-Mestre alla Tirrenica, e strade per oltre 1.400 km, in un’ottica da Italia anni ’60, che sconcerta per l’assenza delle opere incompiute e realmente indispensabili a modernizzare e rilanciare il Paese: dalla chiusura dell’anello ferroviario di Roma alle metropolitane di Torino, Catania, dello Stretto, dal secondo binario sulle linee Genova-Ventimiglia, Pontremolese, ai tram di Bergamo, Milano, Firenze».

Le due rappresentanti del partito ecologista se la prendono con opere già duramente contestate dalle associazioni ambientaliste, da comitati locali ed anche da amministrazioni pubbliche che pure il governo rilancia: «Quella che sarebbe la nuova autostrada tirrenica e dovrebbe sostituire l’Aurelia è l’esempio più lampante di connubio di spreco di risorse pubbliche e sostanziale inutilità: è previsto un esborso di 270 milioni di euro, per una strada a pedaggio che non prevede nei flussi di traffico la possibilità di rientro economico e che la concessionaria SAT si era impegnata a realizzare con 2 miliardi di euro. Si ripete il copione già visto con le autostrade lombarde, dove privati promettono di fare l’opera in project financing e invece puntualmente chiedono il supporto statale, mantenendo però le ‘royalties’ di sfruttamento della strada. Adeguare l’Aurelia cominciando con i tratti più pericolosi ad alta incidentalità a due corsie per consentire la realizzazione di un Corridoio stradale tirrenico con il minor impatto ambientale, senza pedaggio, sarebbe la soluzione più rapida e conveniente».

Donati e Frassoni concludono: «Le misure annunciate da Renzi rischiano di essere la brutta copia della fallimentare legge obiettivo di Berlusconi e Lunardi del 2001. Il premier dovrebbe cambiare modello, perché il traffico su gomma porta costi ed inefficienze, mentre occorre puntare sul trasporto delle merci e delle persone su ferro su larga scala. La situazione che ogni giorno sono costretti a sopportare ad esempio i 100mila utenti della Circumvesuviana, e i pendolari che affluiscono a Roma e Milano su linee ferroviarie che viaggiano per lunghi tratti su un unico binario è lontanissima dagli standard europei. Destinare poi due miliardi di euro a Fiumicino e Malpensa per il collegamento tramite alta velocità, che interessa oggi in tutta Italia 70 mila utenti giornalieri, e non investire per migliorare il trasporto pendolare è un’offesa ai milioni di cittadini che ogni giorno subiscono ritardi e inefficienze».