Scapigliato, a che punto è la Valutazione d’impatto ambientale? Il punto in Regione

Dalla Cgil chiedono di «garantire la prosecuzione del Piano industriale in quanto ne va della sicurezza di tutti i cittadini toscani». Ecco perché

[10 gennaio 2018]

Si è tenuto ieri in Regione Toscana un nuovo vertice sul percorso per la Valutazione di impatto ambientale riguardante il progetto Ottimizzazione gestionale del polo impiantistico Lo Scapigliato relativo all’ampliamento impiantistico e della discarica per rifiuti non pericolosi ubicata in località Scapigliato, avanzato dalla società Rea Impianti di Rosignano Marittimo, dopo lo stop arrivato nell’ultima parte del 2017.

«Nel corso dell’incontro – informano dalla Regione – è stato affrontato il tema del percorso di Valutazione di impatto ambientale e si è puntualizzato il termine del 28 febbraio, entro il quale la società dovrà presentare le controdeduzioni rispetto all’avviso di diniego formalizzato dal nucleo di valutazione regionale. Il Comune di Rosignano ha preso l’impegno, per conto della società, di voler stare all’interno del percorso tracciato dalla Regione, rispettando tempi e passaggi prefissati e confidando in una successiva ripresa dell’iter di valutazione attualmente sospeso».

Al vertice fiorentino hanno partecipato l’assessore regionale all’Ambiente, il consigliere per il lavoro del presidente Rossi, le rappresentanze aziendali, il sindaco e l’assessore all’Ambiente del Comune di Rosignano, e infine le organizzazioni sindacali provinciali di categoria; sul tema, la posizione della Cgil Fp è chiara già da tempo.

«Come Funzione pubblica Cgil di Livorno chiediamo alla Regione Toscana – scriveva il sindacato in una nota datata 28 dicembre 2017 – di approvare il progetto della fabbrica del futuro e di garantire la prosecuzione del Piano industriale del sito di Scapigliato in quanto ne va della sicurezza di tutti i cittadini toscani».

Questo perché «ogni anno in Toscana vengono prodotte 12 milioni di tonnellate di rifiuti, di queste 2,3 milioni di tonnellate sono rifiuti urbani, i restanti sono rifiuti speciali e industriali. Chi vuole garantire sicurezza ambientale e sanitaria ai Toscani di oggi e di domani, non può girarsi dall’altra parte e non può in nessun modo Scaricare la responsabilità di rispondere a questa fondamentale domanda: “Dove si vanno a trattare e conferire questi rifiuti?”».

La Cgil osserva che di queste 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani solo 1 tonnellata è «rifiuto differenziato, a cui si deve provare a dare nuova vita. Ma con altrettanta onestà bisogna dire a tutti i cittadini che i rifiuti differenziati non vengono riciclati al 100%, perché, per esempio, per ogni chilo di carta vengono prodotti 500 grammi di carta riciclata con altrettanti di fanghi e scarti che a loro volta devono essere o termovalorizzati o conferiti in discarica».

«In nessun modo si vuole o si accetterebbe uno scambio occupazione a discapito della sicurezza ambientale o sanitaria, ma è proprio per garantire quest’ ultima – concludono dalla Cgil – che dobbiamo costruire una filiera trasparente dei rifiuti e, proprio per questo, sosteniamo il progetto della fabbrica del futuro perché, oltre a dare certezze di conferimento, sarà un impianto di proprietà al 100% pubblica, dove ancora di più si dovranno garantire assoluta trasparenza e buona occupazione. Non possiamo in nessun modo rischiare che il sistema produttivo, in assenza di impianti, conferisca i suoi rifiuti  in modo incontrollato o Scelga di chiudere alcuni  luoghi di lavoro. Ricordiamo a tutti che i lavoratori di Rea impianti sono circa 100 e con le loro famiglie vivono di  questo lavoro , ma il problema dell’indotto assume dimensioni estremamente più grandi, perché sarebbe l’intero sistema produttivo ad andare in crisi con conseguenti migliaia di posti di lavoro a rischio».

L. A.