Scapigliato, il raddoppio della discarica non esiste

Rea Impianti: «Si dice che la superficie della discarica passa da 80 ha a 150 ha. Errore»

[10 maggio 2017]

Nessun raddoppio dell’impianto di discarica, che a Scapigliato non arriverà a coprire 150 ettari ma solo 13 in più rispetto alla superficie attuale; nessun innalzamento di 30 metri, ma di 9 massimo; nessuna realizzazione di un “polo regionale di smaltimento dell’amianto”, ma l’adeguamento dell’impianto per poter conferire questo materiale (altrimenti) pericoloso in sicurezza; nessun aumento, infine, dei conferimenti di rifiuti in discarica, che rimarranno al massimo stabili.

Trascorsi alcuni giorni dall’incontro pubblico Quale futuro per Scapigliato? tra il Coordinamento rifiuti zero Livorno, il Comune di Rosignano Marittimo e Rea Impianti, l’azienda torna oggi a fare chiarezza sui numeri reali del progetto “Ottimizzazione gestionale del polo impiantistico Lo Scapigliato relativo all’ampliamento impiantistico e della discarica per rifiuti non pericolosi ubicata in località “Scapigliato” nel Comune di Rosignano Marittimo (Li)“, al momento sottoposto al procedimento coordinato di Via e Aia da parte della Regione Toscana. Un progetto di grande rilevanza per il territorio e per questo illustrato più volte alla cittadinanza, ma sommerso da una coltre di numeri malamente riportati su social e media che rischia di traviarne il senso.

Per questo oggi Rea Impianti in una dettagliata nota (che riportiamo integralmente in allegato, ndr) torna a fare chiarezza circa natura e dimensioni del progetto Scapigliato dopo gli allarmi lanciati dal Coordinamento rifiuti zero, che a conclusione dell’incontro pubblico ha dichiarato che «puntare ancora sulla discarica, raddoppiandone addirittura l’area, rappresenta il tentativo di punire ancora il territorio».

«Si dice che la superficie della discarica passa da 80 ha a 150 ha. Errore – spiega Rea Impianti – La realtà dei fatti, senza alcuna possibilità di smentita è che l’impianto di discarica si amplia di 13 ha». Com’è possibile passare da 13 a 150 ettari? «Probabilmente l’errore di interpretazione – aggiunge l’azienda – è causato dal fatto che, proprio per la realizzazione di attività di tutela ambientale alternative e di diversificazione produttiva, sono state previste intorno all’impianto una serie di aree così configurate: fascia di rispetto (149.30 ha), cassa di espansione idraulica (9.30 ha), area impiantistica (13.50 ha), area dedicata a interventi di qualificazione paesaggistica (32.60 ha)».

Stessa confusione per quanto riguarda gli altri aspetti del progetto Scapigliato contestati, come l’amianto. Come denunciato dall’Osservatorio nazionale amianto, ad oggi è «più che inquietante la situazione nella zona di Rosignano: 25 i casi riscontrati di mesotelioma dal 1993 al 2008 su una popolazione di circa 30mila abitanti», una media «molto più alta di quella nazionale e di quella regionale, con 5 casi ogni 100mila abitanti». Il problema amianto sul territorio è dunque attuale e storico, e rimarrà tale anche in futuro se non si effettueranno le bonifiche e se il territorio non si doterà delle discariche necessarie a smaltire in sicurezza i materiali raccolti, come si sta progettando a Scapigliato. «Pur essendo aperto certamente anche a conferimenti esterni – aggiungono infatti dalla Rea Impianti –  la priorità è pensata per il nostro territorio, per eliminare il problema dell’abbandono dell’eternit da fossi, scarpate e cassonetti. Peraltro, non si capisce quali problemi “eventuali” possano prodursi per il conferimento in discarica di amianto incapsulato, confezionato e già inertizzato, quindi totalmente ininfluente sull’ambiente circostante». Come già documentato più volte su greenreport, ad oggi in Toscana si stima la presenza di 2 milioni di tonnellate di amianto, che non si sa dove smaltire. In compenso, lasciate libere sul territorio, queste tonnellate si traducono in sempre più malattie e morti.

Anche gli allarmi riguardo alla “crescenti” quantità di rifiuti urbani e industriali che la discarica di Scapigliato dovrebbe ospitare non trovano riscontri nei dati reali: come illustrato già mesi fa sulle nostre pagine dall’amministratore unico di Rit e Rea Impianti, Alessandro Giari, nel 2015 i conferimenti ammontavano a 480mila tonnellate, scese nel 2016 a 430mila tonnellate, che quest’anno saranno 410mila e nel 2021 360-370mila tonnellate. Dunque le 460.000 tonnellate annue pianificate dal 2019 al 2031 «sono il tetto massimo» utile a garantire «una maggiore tutela ambientale per il territorio». In sostanza, spetterà naturalmente all’intero sistema socio-economico toscano divenire più sostenibile, e se non ci riuscirà la discarica – che rappresenta solo l’ultimo anello nel ciclo integrato dei rifiuti – rimarrà potrà tamponare.

L’impegno a cambiare dev’essere dunque di tutti. Scapigliato compresa, in quanto «la documentazione consegnata in Regione contiene tutti gli elementi del progetto “Fabbrica del futuro”». Nella relazione «si esplicita chiaramente il progetto nel suo insieme», e verso gli «obiettivi elencati (Centro per l’economia circolare in Toscana, compost verde, incubatore green, valorizzazione area della val di Fine, fascia di rispetto) si stanno assumendo consistenti impegni di spesa da parte della società».