Riceviamo e pubblichiamo

Scarlino Energia: «Il tutti contro tutti sta diventando una farsa»

L’azienda cita la relazione tecnica del prof. Onofrio: «La relazione del CNR indica considerazioni basate su dati ipotetici, non basati sulle effettive modalità di esercizio dei forni»

[12 novembre 2018]

Continua la saga delle “balle spaziali” sull’inceneritore di Scarlino che vede come principali attori esponenti politici (nuovi e vecchi) e privati cittadini che fanno di tutto per confondere l’interesse di parte con l’interesse pubblico. Fortunatamente chi ha responsabilità di governo (centrale e regionale) non può lasciarsi trascinare in queste polemiche e deve rispondere solo alla legge e farla rispettare, indipendentemente dalla appartenenza politica e dalle proprie opinioni personali. Ecco quindi che il Ministero dell’Ambiente, anche se guidato dal Movimento 5 stelle, non può ignorare gli atti e le procedure e deve adeguarsi a quanto stabilito dall’ordinamento. Lo stesso vale per l’Assessorato all’Ambiente della Regione Toscana, che non può certo riscrivere a piacimento di qualcuno, l’istruttoria tecnica condotta nella Conferenza dei Servizi, né i pareri di ARPAT e ASL. Ed infatti l’Assessore Fratoni risponde puntualmente e molto chiaramente a Marras e alla fine conclude: “Alla luce di quanto sopra esposto non si ravvedono motivazioni tali da dover revisionare quanto già espresso dalla Giunta con DGRT 879/2018”(l’autorizzazione rilasciata a Scarlino Energiaquest’estate).

Che normali cittadini si lascino andare a commenti ed interventi, anche pubblici, contrari al riavvio dell’impianto del Casone, travisando la legge, le norme tecniche e le procedure amministrative non è corretto ma è comprensibile. Non lo è invece quando questo avviene per bocca di rappresentanti istituzionali, come parlamentari, consiglieri regionali o sindaci.

In questi ultimi giorni a tenere banco nel dibattito sui giornali e sui social media sono state le risposte che il Governo della Repubblica e la Giunta Regionale Toscana hanno fornito agli interpellanti sulla regolarità delle procedure autorizzative per l’inceneritore. Queste risposte, che evidentemente non sono piaciute ai nostri oppositori, hanno scatenato una guerra fratricida tra le forze politiche, scontrandosi non solo tra di loro, ma anche al proprio interno.

Per non parlare dello scontro su facebook dove esponenti locali dei vari partiti e movimenti di Follonica si prendono a “pesci in faccia” l’uno con l’altro per rimproverare colpe e responsabilità su questa vicenda.  Ci sarebbe da ridere se in ballo non ci fossero un centinaio di posti di lavoro e investimenti per decine di milioni di euro (oltre che una soluzione all’emergenza rifiuti a cui anche la Toscana sta andando incontro se non si autorizzano nuovi impianti).

Tutta questa sterile polemica trova il suo vulnus nella valutazione che si dovrebbe dare all’ormai famoso studio dell’IRC-CNR di Napoli secondo cui i forni dell’inceneritore di Scarlino non garantirebbero sufficienti garanzie per l’abbattimento delle diossine. A questo proposito ci preme sottolineare che tale relazione non è un documento elaborato da un CTU nominato dal Tribunale ma una perizia di parte pagata dai proponenti la Class action e che è stata smontata da altrettante perizie depositate in giudizio e che dimostrano come le conclusioni siano errate, anche perché elaborate da un tecnico che nell’impianto non ha mai messo piede, basandosi esclusivamente su documenti parziali forniti dai ricorrenti. Detto in altre parole lo studio si basa su dati incompleti e non sulle reali condizioni di esercizio dell’inceneritore. E comunque lo stesso ICR-CNR afferma chiaramente che le linee possono marciare a portata ridotta (48% una linea e 55% le altre due) cosa ben diversa dall’affermazione che l’impianto non può essere acceso.

Quando invece i periti hanno potuto elaborare una relazione basandosi, oltre che sui dati progettuali anche sui dati effettivi di esercizio dell’impianto, le conclusioni sono diametralmente opposte.

Infatti secondo la relazione tecnica del Prof. Ing. Fabio Rinaldi, responsabile del Laboratorio di Termometria del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano “L’analisi dei dati di funzionamento, le verifiche delle camere di combustione e dei tempi di permanenza presentati nella relazione tecnica dell’ingegner Stretti (direttore tecnico di Scarlino Energia – ndr) sono coerenti con le buone pratiche ingegneristiche adottate comunemente per la progettazione e verifica dei termovalorizzatori. A parere dello scrivente non vi è alcuna evidenza che impedisca il riavvio dell’impianto. La verifica sperimentale in campo secondo metodi ingegneristicamente provati e validi, ed un’attenta gestione dell’impianto, potranno garantirne il corretto funzionamento”.

Secondo poi la relazione tecnica del Prof. Ing. Maurizio Onofrio, Professore di Ingegneria Sanitaria Ambientale al Politecnico di Torino “Per quanto relativo alla verifica del rispetto delle condizioni normative previste per le camere di post combustione, in particolare nei riguardi del tempo di permanenza, non vi è alcun dubbio nell’osservare come i criteri e le metodologie da adottarsi per tale verifica sono quelle previste dalle norme tecniche di settore, che nello specifico sono rappresentate dalla UNI 9496/91, in quanto norma tecnica emessa dall’Organismo Nazionale di Unificazione. […] Nei riguardi del supposto sovraccarico dei forni, che la relazione del CNR indica in esito a considerazioni basate su dati ipotetici, non basati sulle effettive modalità di esercizio dei forni, si è provato come le rese di combustione e di limitatissima presenza di incombusti nelle scorie prodotte da forni sono elementi che attestano il corretto funzionamento dei forni e l’assoluta assenza di sovraccarico degli stessi, a totale smentita di quanto paventato nel documento del CNR. Non vi è, quindi, alcun motivo – reale – per ritenere opportuno impedire la riattivazione dell’impianto”.

Ma oltre alle perizie di parte nessuno può ignorare quanto stabilito dalla perizia dei Consulenti Tecnici d’Ufficio nominati dal Tribunale (Relazione Tecnica del 16.5.18 a firma dei CTU del procedimento civile Tribunale di Grosseto RG 1994/2013) che afferma“Per verificare il rispetto dei criteri imposti dal D.Lgs. 152/2006 occorre conoscere la reale distribuzione dei flussi di gas all’interno della camera e quindi la reale distribuzione dei tempi di permanenza non nota. Si propone la riattivazione delle linee di combustione, a regime ridotto, in modo da poter effettuare obiettive e incontrovertibili verifiche sperimentali”. Ecco quindi chel’attivazione dell’impianto, pertanto, è ritenuta necessaria, se pur a specifiche condizioni, anche dal Collegio CTU.

Sarà solo l’esercizio dell’inceneritore a dimostrare, in maniera inequivocabile, tramite prove tecniche sul campo, che i forni garantiscono, anche nelle condizioni più svantaggiose, il rispetto delle normative. Qualsiasi altra ipotesi o congettura è fuorviante e manipolatoria.

Per concludere, Scarlino Energia tiene a precisare di aver sempre rispettato la legge e le sentenze e così continuerà a fare, pur consapevole che la campagna elettorale sarà ancora lunga e tediosa, invita tutti a fare altrettanto e ricondurre il (legittimo) dibattito sui binari della correttezza politica e dell’imparzialità dei dati tecnici.

di Scarlino Energia