Secondo i geologi la geotermia potrebbe soddisfare il 50% dei consumi energetici italiani

Ciononostante, «l’ecosostenibilità dell’energia geotermica e l’assenza di emissione di anidride carbonica non rappresentano nel nostro Paese condizioni sufficienti per garantire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia». Occorre un quadro normativo adeguato

[2 luglio 2018]

L’impiego della geotermia quale fonte energetica rinnovabile e sostenibile, i suoi benefici, gli incentivi finanziari per chi investe in energie rinnovabili e le normative di settore europee, nazionali e regionali: questi i temi al centro del convegno nazionale “Geotermia a bassa entalpia”, organizzato a Roma dal Consiglio nazionale dei geologi (Cng), in collaborazione con l’Ordine dei geologi del lazio e la Fondazione centro studi del Cng.

Come ricordato durante il convegno, l’energia geotermica è il calore naturale che proviene direttamente dalla Terra. Le risorse rinnovabili a bassa entalpia sono quelle in cui il fluido geotermico è caratterizzato da temperature minori di 90 °C, non adatte alla produzione di energia elettrica (neanche tramite impianti binari) ma utilissime per riscaldare e raffreddare – tramite l’utilizzo di pompe di calore geotermiche ad altissima efficienza -, abitazioni e strutture. Si tratta di «una fonte di energia rinnovabile che ha numerosi vantaggi per l’uomo e per l’ambiente», che i geologi riassumono in zero emissioni di anidride carbonica, inesauribilità della risorsa, nessuna influenza delle variazioni meteorologiche, un risparmio fino all’80% dei costi di esercizio, l’indipendenza dall’aumento dei prezzi del riscaldamento e della produzione di energia elettrica.

L’incontro ha offerto anche l’occasione per fare il punto sull’accordo appena raggiunto da Consiglio Ue, Europarlamento e Commissione europea sulla produzione di energie rinnovabili che dovranno coprire, entro il 2030, il 32% dei consumi energetici a livello europeo.

A tal proposito, i geologi hanno spiegato come grazie alla geotermia, si potrebbe soddisfare il 50% dei consumi energetici.

Le rinnovabili rappresentano il futuro dell’economia del nostro Paese, in linea anche con l’obiettivo 7 dell’Agenda 2030 dell’Onu che recita: “Aumentare considerevolmente entro il 2030 la quota di energie rinnovabili nel consumo totale di energia” e con l’Accordo di Parigi del 2015, firmato da 195 Paesi compreso il nostro, che mira a ridurre le emissioni di anidride carbonica, uno dei principali e più pericolosi gas serra.

Eppure «l’ecosostenibilità dell’energia geotermica e l’assenza di emissione di anidride carbonica non rappresentano nel nostro Paese condizioni sufficienti per garantire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia», commenta il consigliere e coordinatore della commissione Geotermia del Cng Tommaso Mascetti.

Ecco dunque perché il geologo auspica l’obiettivo di un quadro normativo di riferimento per regolamentare il settore della geotermia in Italia: «Per questa ragione – prosegue Mascetti – il ‘Decreto posa sonde’ deve ottenere una rapida approvazione: uno strumento indispensabile per la gestione delle attività inerenti la coltivazione della risorsa geotermica sul territorio nazionale. Soltanto con una legge per lo sviluppo e il riordino del settore, diverrà perseguibile, entro il 2030, l’obiettivo di un incremento del 200% di energia termica, posto dalla Global geothermal alliance».

In linea con quest’ultima osservazione la circostanza, riportata negli interventi dei convenuti, di come esistano rilevanti differenze nella regolamentazione della materia geotermica – a volte anche molto profonde – nei vari contesti regionali.

In questo ambito la palma di esempio virtuoso spetta alla Lombardia: «L’installazione delle pompe di calore geotermiche è favorita – spiega Domenico Savoca, presidente dell’Associazione nazionale ingegneri minerari – da un sistema normativo chiaro ed efficace che crea un ambiente amministrativo adeguato allo sviluppo di una tecnologia indirizzata alla riduzione dei consumi energetici. La Regione Lombardia, sin dal 2009, ha legiferato con l’obiettivo di consentire l’incremento del numero di pompe di calore geotermiche, liberalizzandone l’installazione dal punto di vista amministrativo, in un quadro di riferimento ambientale volto alla massima tutela della falda idrica».