Seeds, o dell’importanza di fare rete attorno all’economia ambientale italiana

Per traghettare l’Italia verso un modello di sviluppo più sostenibile è indispensabile valorizzare al meglio il mondo della ricerca

[26 maggio 2017]

Il Centro di ricerca interuniversitario Seeds (Sustainability, environmental economics and dynamics studies) nacque cinque anni fa con un’intuizione. In Italia erano già presenti numerosi ricercatori attivi nel campo dell’economia ambientale, riconosciuti come eccellenze nel mondo accademico italiano e non. Eccellenze puntiformi però, senza un’infrastruttura alle spalle in grado di incoraggiare lo scambio di saperi e di moltiplicarne l’impatto. Un gran peccato. Basti pensare che – senza gli strumenti a disposizione di altri Paesi per aggregare questi singoli, bravissimi ricercatori all’interno di un unico dipartimento universitario dedicato all’approfondimento dell’economia ambientale ed ecologica –  l’Italia già oggi compare come l’11esimo Paese più rappresentativo (tre anni fa era il 13esimo) all’interno di Ecological economics, la prestigiosa rivista scientifica pubblicata da Elsevier per conto della Società internazionale per l’economia ecologica (Isee).

Tenendo conto delle peculiarità esistenti nel modello universitario italiano, Seeds è divenuta quell’infrastruttura capace di fare rete e in grado di unire trasversalmente atenei come l’Università di Ferrara, di Siena, di Bologna, due università della Capitale (Roma Tre e Tor Vergata) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, insieme a singoli ricercatori di spicco in numerose altre istituzioni, italiane e non.

I piccoli semi coraggiosamente piantati con la nascita del Centro di ricerca stanno dunque crescendo, ed è arrivato il momento di contarsi, di osservare la strada già percorsa insieme e di immaginare quella che attende ancora di essere battuta. «L’idea è quella di celebrare questi primi cinque anni insieme – spiega il direttore del Centro di ricerca Massimiliano Mazzanti lanciando il workshop apertosi ieri a Ferrara, inserito nello splendido contesto del Castello Estense –, i primi da quando Seeds è nata per integrare molteplici approcci all’economia ambientale». Una “ricchezza nella diversità” testimoniata più di ogni altra cosa dal parco di ricercatori e studenti presenti all’evento: un pubblico giovane, motivato e variegato, specchio perfetto dei relatori che si sono susseguiti sul palco durante la giornata di ieri.

«Lo scopo di Seeds – continua l’economista Mazzanti – è quello di incrociare approcci diversi all’economia ambientale affrontando temi politicamente rilevanti, per contribuire a migliorare la performance delle imprese come delle istituzioni o delle associazioni non governative». In altre parole, di rendere più sostenibile la società in cui tutti viviamo.

Molte le tematiche indagate a fondo nel corso delle conferenze che si sono susseguite nel corso della giornata, tutte eviscerate attraverso gli studi prodotti dai ricercatori Seeds. Dall’analisi dei sistemi Ets (Emission trading system) diffusi dal Quebec alla Cina passando naturalmente per l’Europa, ad esempio – grazie all’intervento dell’economista Simone Borghesi – al ruolo esercitato dal legislatore (e dalla tecnologia) nel muovere i commerci internazionali di rifiuti pericolosi, esplorato all’interno di una ricerca firmata tra gli altri dall’economista Giovanni Marin.

L’esatto contrario, insomma, dell’accademia rinchiusa nella sua torre d’avorio, che rifiuta di relazionare l’asettica teoria coi problemi e paradossi del mondo reale. Ecco spiegata anche la particolare attenzione dedicata al rapporto coi media, come pure testimonia la presenza di greenreport all’evento. «I canali media sono molto rilevanti per comunicare appropriatamene i risultati di ricerca» sottolinea Mazzanti, che insieme ai già citati ricercatori Seeds – ai quali va aggiunta la preziosa presenza di Marianna Gilli e Marco Modica – fa parte del think tank redazionale di greenreport, a testimoniare l’importanza dedicata dal centro di ricerca al costruire ponti di interscambio con la società civile.

Guardando al futuro, la prossima sfida non può che ripartire dall’importanza di fare rete per produrre reale cambiamento: all’interno di INNO4SD – Innovation for sustainable development network, che non a caso si presenta come un “global network of network” per la sostenibilità, batte già il cuore di Seeds, che porta in alto la bandiera della ricerca italiana. Il tempo per fare crescere ancora i semi della sostenibilità piantati da Seeds non mancherà. L’orizzonte è traghettato al 2030, anno entro il quale dovranno essere conseguiti – secondo l’impegno siglato da 193 Paesi, Italia compresa – i 17 obiettivi Onu (Sdgs) per lo sviluppo sostenibile. Dovrebbe essere proprio la volontà di raggiungere questi obiettivi ad offrire le «coordinate chiave per la ricerca», come spiegato nel keynote speech tenuto dall’economista Roberto Zoboli: economia circolare, eco innovazione, lotta ai cambiamenti climatici e alla disuguaglianza sono sfide unite da un filo rosso che non può essere spezzato.