Servono 10 miliardi di euro per le bonifiche Sin, dal ministero dell’Ambiente ne arrivano 2

Galletti: «Ad oggi le aree liberate e restituite agli usi legittimi sono passate da 1.482 ettari del 2013 a 5.755 ettari»

[20 gennaio 2017]

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti è intervenuto ieri nell’aula del Senato, rispondendo a un question time su alcune delle numerose criticità ambientali aperte nel nostro Paese: da quelle connesse all’inquinamento atmosferico alla gestione del ciclo dei rifiuti, con particolare attenzione dedicata alle stato delle bonifiche nei Siti di interesse nazionale (Sin). È infatti il ministero dell’Ambiente – ha ricordato Galletti – l’amministrazione «competente per la predisposizione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree ricomprese nel perimetro dei 40 Siti di interesse nazionale».

«Una strategia efficace volta al rilancio delle bonifiche nei Siti di interesse nazionale – ha sottolineato il ministro – oltre a favorire il riutilizzo di ampie porzioni del territorio nazionale già sfruttate, rispetto alla creazione di nuovi insediamenti, risulta determinante per lo sviluppo del tessuto produttivo, l’incremento della competitività e la valorizzazione del territorio». A che punto siamo, dunque?

Da una parte Galletti considera che «relativamente ai risultati conseguiti, i numeri ci dicono che abbiamo impresso una significativa accelerazione nei Siti di interesse nazionale. Dal primo gennaio 2014 ad oggi, sono state indette 265 Conferenze dei Servizi, di cui 193 istruttorie e 72 decisorie. Nel 2016, inoltre, sono stati perfezionati i procedimenti di perimetrazione dei Sin Emarese, Bussi, Sulcis e Grado e Marano. È stata, inoltre, perfezionata la perimetrazione  del Sin Valle del Sacco con una procedura innovativa che ha previsto la massima partecipazione di tutti i Soggetti pubblici e privati interessati. Il frutto di questo lavoro è un dato che dice molto: ad oggi le aree liberate e restituite agli usi legittimi sono passate da 1.482 ettari del 2013 a 5.755 ettari, pari a oltre 5000 campi da calcio ovvero alla superficie del Comune di Udine. A questo dato positivo va aggiunto quello delle aree già restituite per effetto delle riperimetrazioni concluse nel 2016 (Bussi; Emarese; Sulcis; Grado e Marano). Senza contare che dal 1° gennaio 2014 ad oggi sono stati predisposti 154 decreti per la loro messa in sicurezza e bonifica (pari a oltre il 30% dei decreti perfezionati dal 2000 ad oggi)».

D’altra parte Galletti osserva con franchezza che «il lavoro resta ancora molto lungo e difficile, non siamo ancora a metà dell’opera. A ben vedere per prima cosa vanno rimosse quelle lentezze e disattenzioni che oggi rendono gli interventi sul territorio ancor più complicati di quanto non lo siano».

Il riferimento è in particolare alla confuse leggi e normative che ruotano attorno alla (mancata) bonifica dei Sin e non solo: «La legislazione vigente troppo spesso costruisce, nei vari settori dell’ambiente, complessi concorsi di competenza tra i vari enti territoriali che – se certamente vanno incontro all’esigenza di dar voce alle istituzioni rappresentative dei territori specificamente coinvolti dalle singole decisioni – troppe volte rappresentano fattori di complicazione procedurale tali da mettere a rischio la stessa efficacia del sistema decisionale. Al riguardo deve senza dubbio essere vista con favore quella tendenza che negli ultimi anni ha caratterizzato la giurisprudenza costituzionale, che ha puntato a valorizzare le responsabilità dello Stato in campo ambientale, “prendendo sul serio” l’attribuzione a quest’ultimo, da parte dell’art. 117 Costituzione, della competenza legislativa esclusiva».

Una tendenza che potrebbe però non essere granché apprezzata dai territori, specialmente di fronte alla totale inadeguatezza delle risorse economiche messe in campo dallo Stato per l’effettiva bonifica dei Sin. «Le risorse complessivamente stanziate dal mio Ministero – dichiara lo stesso Galletti –  a favore delle Regioni, dei Commissari delegati e delle Province autonome di Trento e Bolzano, per interventi di bonifica di competenza pubblica nei Sin, ad oggi ammontano a circa 2 miliardi di euro».

Secondo il documento Dalla bonifica alla reindustrializzazione recentemente elaborato da Confindustria, le risorse necessarie per bonificare i Sin ammontano a circa 10 miliardi di euro (6,6 per le aree private e 3,1 per quelle pubbliche, escludendo però dal computo i 64mila ettari di Casale Monferrato), capaci a loro volta di attivarne 20 in 5 anni, con annessi 200mila posti di lavoro (e 4,7 miliardi di euro di ritorni economici per lo Stato). Peccato che tutto questo ancora non sia avvenuto: lo Stato ha stanziato soli 2 miliardi di euro, come evidenziato dal ministro, con il risultato – evidenziato invece da Confindustria – che ad oggi appena il 20% delle aree Sin da bonificare è stato risanato.

L. A.