A Sesto Fiorentino cogenerazione e solare per un biotech sostenibile

[12 giugno 2014]

Oggi a Sesto Fiorentino è stata inaugurata la seconda linea di produzione di insuline biotech ed è stata annunciata la terza tranche di investimento dall’apertura del polo produttivoitaliano di Lilly, che dal  2009 ai nostri giorni si è consolidato come realtà d’eccellenza in Italia e come uno dei più grandi poli biotecnologici europei. Eric Baclet, presidente e amministratore delegato Eli Lilly Italia, ha sottolineato che «Lilly ha creduto nel sistema Italia e ha agito con lungimiranza, investendo nel nostro Paes. Qui si sono create le condizioni giuste per cogliere opportunità che altrimenti sarebbero state dirottate in altri Paesi. La costruzione di una strategia di sistema è necessaria perché la competizione per gli investimenti internazionali avviene a livello globale. La presentazione della nuova linea produttiva è stata anche l’occasione per mostrare come investire su prodotti ad alto valore aggiunto e su competenze distintive esalti le potenzialità dell’industria farmaceutica italiana quale settore trainante dell’intero sistema Paese».

L’impianto di Sesto Fiorentino punta molto sulla sostenibilità: negli ultimi 3 anni i volumi di produzione sono triplicati, pur mantenendo costante l’indice di efficienza energetica e massimizzando la produzione di energia pulita: dal 2007 al 2013 l’impianto di cogenerazione ha prodotto circa 95 milioni di kWh di energia elettrica da metano e la sua attuale capacità di 2,4 MW verrà ampliata a 2,7 MW nel corso del 2014. I pannelli fotovoltaici (+150 nel 2014) producono 210,000 kWh annui, consentendo di risparmiare circa 30.000 kg di emissioni di CO2 ogni anno.  Negli ultimi quattro anni l’efficienza di recupero idrico è aumentata da circa il 30% fino a sfiorare il 60%. Entro il 2020 l’obiettivo più rilevante è quello di migliorare l’efficienza nella produzione di rifiuti ed arrivare al 70% di raccolta differenziata.

Stefano Casini Benvenuti, Direttore Generale dell’Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana (Irpet) presentando la ricerca “Case history Eli Lilly: know how e crescita per il territorio”, ha detto che «Dimostra l’importanza di avere delle aziende bene integrate con il territorio creando valore aggiunto e ricchezza diffusa». Infatti, dalla ricerca Irpet è emerso che «Eli Lilly rappresenta il 30% del totale dell’export farmaceutico toscano, uno dei settori in controtendenza con il complesso delle esportazione farmaceutiche della Toscana. Inoltre, nel 2014 il Pil attivato da Eli Lilly nel sistema economico italiano è di circa 700 milioni di euro – 400 milioni nella sola Toscana. Si calcola che nel 2018 il valore crescerà a 950 milioni di euro in Italia e a quasi 600 milioni in Toscana. Eli Lilly, inoltre, rappresenta oggi 1 punto percentuale sul Pil di Firenze e 0,3 punti percentuali sul Pil toscano. L’Azienda contribuisce altresì al sistema economico attraverso le imposte pagate sui prodotti e sul reddito: nel 2013 Eli Lilly ha versato all’erario toscano circa 90 milioni di euro che salgono a 150 milioni a livello nazionale. Si calcola che saliranno a 140 milioni in Toscana e 230 milioni in Italia nel 2018».

Il piano di espansione del sito manifatturiero prevede come prossime tappe l’impianto di una terza linea di insuline biotecnologiche da DNA ricombinante oltre a una linea per la produzione di dispositivi per la somministrazione di nuovi farmaci antidiabetici. Con la terza linea, che sarà operativa entro il 2015, lo stabilimento toscano produrrà a regime 230 milioni di cartucce di insulina l’anno, oltre a 45 milioni di penne per l’insulina e 16,5 milioni di dispositivi auto-iniettori per nuove terapie anti diabetiche. Il piano di espansione prevede di ampliare il polo affinché diventi un centro di riferimento mondiale per la produzione dei nuovi farmaci biotecnologici in fase di sviluppo nella altre aree in cui opera. Cina, Usa, Francia hanno attivato contratti con aziende italiane che hanno collaborato con Lilly Italia per un valore di circa 30 milioni di euro.

Baclet ha concluso: «Non si tratta solo della realizzazione di un impianto produttivo all’avanguardia. E’ molto, molto di più. L’investimento si è tradotto in sviluppo: economico, del capitale umano e del territorio. La produzione ad alta specializzazione ha portato ad una crescita dei livelli sia dell’occupazione che di competenze professionali: entro il 2014 il polo impiegherà 550 persone che arriveranno a 700 entro il 2017. Ma è altrettanto significativo l’impatto sullo sviluppo del territorio: secondo lo studio Irpet, se oggi non ci fosse Lilly in Italia ci sarebbero circa 5.500 posti di lavoro in meno, considerando sia i dipendenti che le unità di lavoro create nell’indotto. Si calcola, infatti, che per ogni posto di lavoro in Lilly se ne creino altri 5 nell’indotto, moltiplicatore che nel 2018 salirà a 6,3».