Sì alle rinnovabili, no agli sprechi alimentari: il rapporto tra studenti universitari e sostenibilità

Il 73% degli studenti italiani vorrebbe che il proprio Ateneo utilizzasse solo fonti pulite, il 71% che riducesse gli sprechi alimentari

[20 aprile 2018]

L’ormai imminente ritorno dell’Earth day, la Giornata mondiale della Terra celebrata per la prima volta il 22 aprile 1970 sotto l’egida dell’Onu, ci ricorda la necessità di preservare le risorse naturali del nostro pianeta. Visti i magri risultati finora conseguiti, gli interrogativi sull’effettiva utilità di simile iniziative sono ormai più che legittimi. Ma non per questo possiamo nascondere anche i traguardi raggiunti in fatto di accresciuta coscienza ambientalista. Soprattutto da parte delle generazioni più giovani.

Un sondaggio internazionale condotto da Sodexo su oltre 4mila studenti universitari in Italia, Cina, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e India – relativamente alla sostenibilità in rapporto con lo stile di vita universitario – mostra che quasi 3 universitari italiani su 4 (73%) infatti ammettono di considerare importante che il proprio ateneo utilizzi esclusivamente energia green per ridurre notevolmente l’impatto della propria attività sull’ambiente in cui vivono. Una percentuale decisamente importante, se si pensa che per i “colleghi” americani (65%), inglesi (68%) e spagnoli (69%) questa tematica è meno prioritaria. Distanti invece gli studenti cinesi e indiani, che comandano questa classifica: per loro la percentuale tocca rispettivamente la quota dell’81% e dell’82%.

Per gli studenti del Belpaese risulta molto importante anche la sostenibilità che passa per il cibo: il 71% degli universitari vorrebbe che la propria università riducesse gli sprechi alimentari. Anche in questa speciale classifica gli italiani si piazzano sul terzo gradino del podio, davanti a inglesi (60%), spagnoli (60%) e americani (61%), preceduti solamente dai più “green” cinesi (82%) e indiani (87%). Contrariamente a quanto si possa pensare gli universitari del Belpaese sarebbero anche disposti a pagare di più per prodotti agricoli d’origine locale (31%), prodotti agricoli del commercio equo e solidale o con certificazione di produzione etica (21%), e prodotti agricoli sostenibili in genere (20%). Gli studenti italiani invece sono meno attenti dei pari età a livello internazionale sulle tematiche relative alle prassi commerciali rispettose dell’aspetto etico: un aspetto ritenuto importante solo dal 64% del corpo studentesco universitario, contro ad esempio il 75% degli americani e il 78% dei cinesi.

«I risultati di questa ricerca non mi stupiscono e rafforzano quanto stiamo facendo all’interno dell’Università – commenta Giacomo Magatti, esponente di Rete Clima nonché sustainability manager dell’Università di Milano-Bicocca – come Gruppo per la sostenibilità di Ateneo Base (Bicocca ambiente società economia), riceviamo dagli studenti numerose proposte per rendere l’ambiente universitario e i servizi offerti meno impattanti. Il tema energia è per noi prioritario: efficienza, riduzione dei consumi e fonti rinnovabili devono essere al centro della nostra agenda, così come molti altri temi quali la gestione dei rifiuti, la mobilità, il Green public procurement. Altro elemento significativo in cui sta avvenendo un veloce cambiamento è l’acqua: su spinta degli studenti sono stati installati erogatori di acqua di rete e sono in distribuzione borracce d’acciaio per ridurre l’utilizzo di plastica. Importante sottolineare anche l’aspetto formativo: il nostro percorso sulla sostenibilità “Think green, be cool!” ha riscosso grande successo. Inoltre è attiva su scala nazionale la Rete delle Università per lo sviluppo sostenibile: tutti assieme stiamo facendo rete affinché gli atenei italiani intraprendano percorsi verso la sostenibilità tramite il coinvolgimento di studenti, personale e territorio in cui risediamo».