Si avvicina il primo impianto geotermico binario in Toscana, spiegato da Engie

La centrale geotermoelettrica pilota sta ancora concludendo il suo iter autorizzativo: l’obiettivo delle aziende è quello di iniziare i lavori nel 2019. Con quali ricadute per il territorio?

[28 febbraio 2018]

L’azienda toscana Graziella Green Power e il colosso francese dell’energia Engie hanno siglato nelle scorse settimane un accordo con l’obiettivo di realizzare a Castelnuovo Val di Cecina, in Provincia di Pisa, il primo impianto geotermico a “emissioni zero” – o meglio un impianto binario a ciclo chiuso (ORC). Come abbiamo già spiegato sulle nostre pagine, si tratta di una centrale geotermoelettrica pilota da 5MWe di potenza che sta concludendo il suo iter autorizzativo: l’obiettivo delle due aziende è di iniziare i lavori nel 2019. Con quali orizzonti e ricadute per il territorio? Ne abbiamo parlato direttamente con Engie.

A quanto ammonta l’investimento programmato per la realizzazione dell’impianto?

Il progetto è piuttosto articolato e prevede diverse fasi, la cui progettazione e valutazione è in corso di affinamento, pertanto per ora si può dire che l’investimento è stato stimato in circa 50 milioni di euro per tutte le opere necessarie.

Quali saranno le relative ricadute occupazionali?

La maggiore ricaduta sarà durante la realizzazione dell’impianto, per la quale si darà, ove possibile tecnicamente, priorità alle imprese locali e regionali. Occorre infatti tenere in conto che l’alto contenuto tecnologico delle apparecchiature e la trivellazione a grande profondità richiederanno l’impiego di personale e imprese con adeguata esperienza e conoscenza, ma i servizi tecnici e logistici, come pure la manodopera, se disponibili, verranno prioritariamente reperiti tra soggetti residenti del Comune o Comuni limitrofi.

L’impegno già assunto da Graziella Green Power nei confronti di Baker Hughes General Electric, primaria società internazionale basata a Firenze, offre senz’altro una grande opportunità alla regione di essere protagonista nella fase di progettazione e realizzazione dell’impianto, con ricadute positive sulla stabilità e il livello occupazionale anche dell’indotto.

Una volta completato, l’impianto impiegherà del personale per la conduzione e la manutenzione che sarà comunque proporzionato alla taglia dell’impianto stesso.

Inoltre, l’impianto potrà genere opportunità di lavoro indiretto per aziende locali che svilupperanno progetti legati alla valorizzazione dell’energia termica che l’impianto potrà mettere a disposizione come cascame termico, con focus sui settori non direttamente legati alla generazione elettrica, come il settore agricolo o turistico. Al fine di agevolare queste opportunità Graziella Green Power ha coinvolto figure professionali per elaborare alcune ipotesi di sviluppo economico indiretto, raccogliendo l’interesse da parte di società della zona. Tali proposte saranno successivamente oggetto di condivisione e discussione con il Comune e con tutti gli altri enti pubblici preposti al fine di consentirne una corretta e proficua attuazione.

La realizzazione e impiego della centrale geotermica godranno di pubblici incentivi?

Al momento non sono previsti finanziamenti pubblici in conto capitale, né a fondo perduto né onerosi, comunque i primi sarebbero riflessi nella tariffa incentivante erogata dal GSE, cui l’impianto ha avuto accesso.

Quali saranno gli impatti sulle varie matrici ambientali una volta che l’impianto sarà a regime?

Il principio ispiratore per la progettazione è stato la ricerca della massima sostenibilità ambientale, attuata attraverso una serie di scelte tecniche che possiamo riassumere qui di seguito: impianto binario a ciclo chiuso (ORC) che utilizza un fluido organico atossico e non infiammabile; esecuzione della perforazione con le tecnologiche più avanzate, rendendo possibile la realizzazione dei pozzi, sia di produzione che di re-ignizione evitando estese tubazioni superficiali; accurati studi di modellazione del serbatoio geotermico e di progettazione impiantistica per garantire una re-ignizione totale di quanto prelevato dal sottosuolo al fine di evitare emissioni in atmosfera e impatto sulle caratteristiche chimico/fisiche del serbatoio sotterraneo; assenza di impatto sui sistemi idrici più superficiali con l’utilizzo di sistemi a condensazione ad aria; mitigazione ambientale perseguita non solo sulle componenti aria acqua e suolo ma anche sul piano puramente architettonico, tramite studi di integrazione paesaggistica.

Qual è stato l’iter delle autorizzazioni ambientali e amministrative necessario per la realizzazione dell’impianto, e cosa manca ancora?

Il progetto rientra tra le istanze di permesso di ricerca approvate dal ministero dello Sviluppo economico per la sperimentazione di impianti pilota a totale re-immissione del fluido geotermico nei serbatoi di provenienza. Il rilascio del permesso di ricerca per l’esplorazione e la costruzione dell’impianto è sospeso in attesa di ricevere il giudizio di compatibilità ambientale e il parere della Regione Toscana ai fini del rilascio dell’intesa. La conclusione dell’iter autorizzativo per poter avviare i lavori è attesa in pochi mesi.

La stessa Ue ritiene prioritario investire in ricerca e innovazione per arrivare alla realizzazione su scala industriale di impianti geotermici “a emissioni zero”, e anche il vostro progetto pilota è citato all’interno del Piano di attuazione per lo sviluppo della geotermia profonda appena approvato. Nel documento si afferma che, su più ampia scala, l’obiettivo è quello di avere le prime centrali geotermiche di questo tipo operative entro il 2025: condivide quest’orizzonte?

Sicuramente. Si prevede di avere la centrale in esercizio all’inizio del 2021, quindi in anticipo rispetto all’obiettivo europeo.

Allo stato attuale delle conoscenze, ritiene che la tecnologia a ciclo binario individuata per Castelnuovo Val di Cecina possa essere utilmente replicata per realizzare impianti a “emissioni zero” anche in contesti geologici diversi e complessi come quello dell’Amiata?

Gli operatori che propongono impianti pilota adottano differenti soluzioni tecniche per raggiungere le emissioni zero. Ciascuna tecnologia è studiata per un determinato campo di utilizzo. Sicuramente la tecnologia proposta per Castelnuovo può essere replicata in altri siti, che però devono essere esaminati caso per caso.